Nuove tecniche per curare la lussazione della clavicola


La lussazione della clavicola o lussazione dell’Acromion-Claveare è frequente negli sportivi. Ecco quali sono le tecniche più innovative

La lussazione della clavicola o lussazione dell’Acromion-Claveare è frequente negli sportivi. Ecco quali sono le tecniche più innovative

La lussazione della clavicola una patologia molto comune che implica la mobilizzazione della spalla per alcune settimane. Negli sportivi, determina uno stop agli allenamenti per periodi di tempo che vanno dai 4 ai 6 mesi.

Il dottor Roberto De Pamphilis, ortopedico agli Istituti Clinici Zucchi di Monza, spiega in cosa consiste, quali terapie usare per le diverse tipologie di trauma e quando intervenire a livello chirurgico.

Che cos’è la lussazione della clavicola

La lussazione della clavicola consiste in una rottura dei rapporti articolari tra acromion (parte ossea della scapola) e l’estremità laterale della clavicola che provoca uno spostamento variabile della clavicola in base alla lesione di alcuni o tutti gli elementi stabilizzatori di questa articolazione.

La clavicola ha diversi gradi di lussazione che vanno da un allungamento dei legamenti fino a una lesione completa.

La classificazione dRockwood è quella più usata e individua 6 gradi di lussazione dell’acromio-claveare.

Quali sono le cause

Il Dott. De Pamphilis spiega: “La lussazione della clavicola rappresenta un trauma abbastanza frequente e si verifica soprattutto negli sport da contatto come sci, ciclismo, motociclismo, calcio, rugby.

Il meccanismo traumatico è quello di:

  • una caduta, solitamente dall’alto verso il basso;
  • un contatto diretto forte sulla spalla come, ad esempio, la caduta di un ciclista durante una gara, le spinte tra rugbisti o gli incidenti in moto o in auto”.

Tipicamente la forza traumatica abbassa bruscamente l’omero e la clavicola risale, a causa dell’azione dei muscoli, causando l’instabilità dell’acromio-claveare (A.C.).

I sintomi

“I sintomi variano da un lieve fastidio a livello dell’articolazione acromio-claveare (AC) fino ad un dolore intenso con impotenza funzionale.

Il dolore può irradiarsi dalla spalla fino al collo e peggiorare durante il movimento specie di abduzione e adduzione dell’arto. Inoltre, nelle lesioni acute, il trauma è visibile a occhio nudo” dichiara il Dott. De Pamphilis.

La lussazione della clavicola può compromettere la funzione della spalla con:

  • affaticamento muscolare;
  • dolenzia e inibizione dei muscoli scapolari;
  • sensazione soggettiva di pesantezza dell’arto superiore soprattutto portando il braccio verso la spalla opposta.

Al fine di confermare la diagnosi vengono, effettuate delle radiografie che permettono allo specialista di fare una sicura diagnosi e di classificare la lussazione.

Come si cura

La lussazione AC può essere trattata sia a livello conservativo, sia chirurgico, a seconda di numerosi fattori tra cui:

  • l’età del soggetto;
  • la gravità dei sintomi;
  • l’entità della lesione;
  • il livello di attività del paziente, se fa lavori pesanti o se è uno sportivo.

Il trattamento conservativo

Il trattamento conservativo consiste nell’utilizzo di un tutore per un determinato periodo di tempo e, successivamente, in un percorso di riabilitazione. Non ripristina l’anatomia dell’articolazione, ma ha come obiettivi principali:

  • la riduzione del dolore;
  • il recupero della forza e della gamma completa di movimento.

Viene solitamente usato:

  • in fase acuta;
  • nelle lesioni di TIPO I e II, dove l’articolazione viene immobilizzata con un tutore o con un bendaggio compressivo per 7-10 giorni.

Viene inoltre prescritto ghiaccio e riposo funzionale con anti infiammatori.

In genere il  ritorno alla normale attività arriva nell’arco di 15-20 giorni.

Rimosso il tutore si comincia un programma riabilitativo specifico e si raccomanda di astenersi dallo sport per complessive 6 settimane almeno dal trauma.

Il dolore persistente può essere trattato con una infiltrazione di steroide e anestetico nell’articolazione.

Il trattamento chirurgico

Il trattamento chirurgico, invece, ha lo scopo di ristabilire il più possibile la normale anatomia delle strutture coinvolte e viene usato a partire dalle lussazioni di TIPO III.

Può essere richiesto dal paziente per:

  • un problema estetico;
  • prevenire ulteriori futuri danni a carico della spalla;
  • risolvere meglio il quadro sintomatologico, specie in pazienti sportivi e con alte richieste funzionali.

Il trattamento chirurgico, inoltre viene effettuato nelle lesioni TIPO IV, V, e VI per ripristinare il livello funzionale degli arti e va effettuato il prima possibile dopo il trauma a causa del rischio frequente di lesioni associate (cuffia rotatori, muscoli deltoide e trapezio, etc).

Intervento Chirurgico: quali tecniche?

Il tipo di trattamento chirurgico della lussazione AC acuta e cronica è controverso.

In letteratura, dal 1861 ad oggi, sono state descritte ben 60 tecniche diverse. Lo scopo finale è sempre quello di mantenere stabile ed elastica l’articolazione.

L’artroscopia

“La tecnica che utilizzo con i miei pazienti è quella artroscopica in cui la riduzione della clavicola avviene mediante inserimento di bottoni in titanio e fili di altissima resistenza tra clavicola e coracoide, dopo aver preparato dei fori attraverso queste 2 ossa.

Come spiega il Dott. De Pamphilis: “I vantaggi di questa tecnica sono:

  • un trauma inferiore ai tessuti molli (piccoli fori nella cute invece di incisioni cutanee);
  • una precoce ripresa funzionale;
  •  riabilitazione con un tutore specifico per 6 settimane post intervento;
  • ripresa dell’attività sportiva, in media, dopo 4 mesi”.

L’elemento più importante in questa tecnica è la precocità dell’intervento da eseguire entro e non oltre le 2 settimane, ma meglio entro pochi giorni dal trauma per sfruttare al massimo le capacità riparative autologhe dei legamenti lesi.

Nelle lesioni che hanno già una lunga durata la cronicità della patologia preclude la disponibilità di legamenti da suturare o riparare, pertanto la tecnica chirurgica è ricostruttiva e non riparativa.

L’utilizzo dei materiali biologici per il trattamento chirurgico

In base alla mia esperienza l’impiego di materiali biologici rappresenta una nuova prospettiva per migliorare il risultato clinico e radiografico nel trattamento chirurgico della lussazione AC:

  • per la biocompatibilità;
  • per la possibilità di realizzare una ricostruzione anatomica e sovrapponibile ai legamenti nativi coraco-clavicolari (CC) e AC”.

Il nuovo trattamento degli Istituti Clinici Zucchi: la coracopessi per le lesioni croniche AC

“Dal 2013, per le lesioni croniche AC – approfondisce l’ortopedico Dottor De Pamphilis – utilizzo una tecnica chirurgica con materiali biologici simile alle procedure più utilizzate attualmente, ma da me perfezionata e personalizzata, con ottimi risultati sul piano clinico e radiografico e con bassa incidenza di complicanze e recidive a medio termine.

La tecnica viene denominata: ‘Coracopessi con associata ricostruzione anatomica acromio-claveare mediante tendine biologico e rinforzo artificiale’”.

vantaggi della tecnica sono:

  • via di accesso chirurgica ottimale e relativamente poco invasiva
  • realizzazione di una ricostruzione chirurgica simile all’anatomia originaria, con una rigidità e una stabilità intrinseca ottimale e duratura, sia sul piano frontale che orizzontale.

Non si utilizzano mezzi di sintesi o viti che potrebbero aumentare i rischi di mobilizzazione degli stessi, infezioni, dolore post operatorio, fratture della clavicola, riassorbimenti ossei (osteolisi) e fallimenti secondari.

“Il risultato clinico e radiografico è ottimale e i risultati a medio termine sono molto soddisfacenti con bassa incidenza di complicanze e recidive.

La tecnica è utilizzabile anche in caso di revisione chirurgica di precedenti interventi ed è riproducibile anche se solo in mani esperte” conclude l’esperto.

La riabilitazione

Nel post operatorio si utilizza un tutore specifico per articolazione AC per 6 settimane a protezione della sutura.

La rieducazione attiva, senza pesi inizierà tra le 6 e 8 settimane dopo l’intervento, dando così il tempo ai legamenti di guarire.
Dopo circa 3 mesi comincia il rinforzo attivo dei muscoli della cuffia e della scapola con un conseguente inizio dell’attività sportiva agonistica dopo  4-6 mesi dall’intervento.