“Tutto il calcio minuto per minuto” sciopera: sabato niente radiocronaca delle partite


Il silenzio radio di “Tutto il calcio minuto per minuto”: scioperiamo per non diventare tv. Sabato niente radiocronaca di Juve-Milan e Lazio-Verona, serie B, MotoGp

tutto il calcio minuto per minuto

Niente calcio minuto per minuto. Silenzio radio, per un giorno. Perché questa è la radio, bellezza. E non potete trattarci da tv. Sabato tutta l’informazione giornalistica di Radio Rai andrà in sciopero: non vogliono essere accorpati alla redazione di Rai Sport. O almeno vogliono sapere perché l’onda leggera della radio, quella tanto romantica quanto poco costosa, deve diventare una costola o poco più della tv del servizio pubblico. Per cui ecco la serrata storica: sabato niente radiocronaca di Juventus-Milan e Lazio-Verona, niente serie B, niente MotoGp. Sssssh, silenzio… per alzare la voce.

Si chiama astensione dal lavoro, ma nel caso specifico di “Tutto il calcio minuto per minuto” si tratta di una astensione dalla storia. Da una routine, dal rito del racconto per immaginazione. Il calcio solo descritto, tratteggiato con le parole in un mondo travolto dai video.

“Abbiamo chiesto più volte chiarimenti all’azienda – spiega Filippo Corsini, responsabile di Tutto il calcio – ma non abbiamo avuto risposta. Non sappiamo con quale criterio l’informazione sportiva radiofonica dovrebbe convergere in quella televisiva, né perché: chiunque sa che si tratta di ambiti molto diversi. In particolare, le cronache del calcio rappresentano da sempre il nocciolo duro di Radio Uno, qualcosa di identitario: ora cosa accadrà? La stessa sopravvivenza di “Tutto il calcio minuto per minuto” non ci appare più così scontata. Già dobbiamo fare i conti con il cosiddetto campionato spezzatino, ma nonostante tutto siamo ancora in onda al meglio, seguiti con affetto da una moltitudine di radioascoltatori. Anche loro, per noi, sono un bene da tutelare. Ora non capiamo il senso di questo cambiamento. Abbiamo sempre trasmesso tutto, dalla Serie A alle Coppe europee, dal Sei Nazioni alla F1, dalla moto al ciclismo, perché i nostri diritti costano meno e ci sono sempre stati garantiti. Sarò sempre aziendalista, ma non spegnerò io “Tutto il calcio”: se dobbiamo cambiare spiegateci il perché”.