Pazienti Covid a casa: le indicazioni per le cure


Come si cura un malato Covid a casa? Il San Raffaele fa il punto sulle indicazioni per la gestione domiciliare dei pazienti positivi

Come si cura un malato Covid a casa? Il San Raffaele fa il punto sulle indicazioni per la gestione domiciliare dei pazienti positivi

Il Ministero della Salute ha diffuso poche settimane fa le linee guida necessarie per monitorare e trattare al meglio i pazienti Covid-19 a domicilio, un documento di fondamentale importanza sia per i medici del territorio sia per i singoli cittadini.

Le direttive pubblicate sono molte: dall’utilizzo del saturimetro per monitorare l’ossigenazione del sangue all’utilizzo del paracetamolo in caso di sintomi febbrili lievi, fino al veto su alcuni farmaci che avevano fatto sperare sulla loro efficacia durante la prima ondata, come l’idrossiclorochina.

La corretta gestione dei casi, dalla diagnosi al monitoraggio fino alla prescrizione delle terapie appropriate, consente di gestire meglio il flusso dei pazienti e di non affollare ospedali e pronto soccorso.

Vediamo insieme nel dettaglio quali sono le indicazioni per gestire al meglio pazienti sospetti Covid e Covid positivi al proprio domicilio con il dottor Moreno Tresoldi, primario dell’Unità Medicina Generale e delle Cure Avanzate all’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano.

Farmaci consigliati per le cure a domicilio

“Non tutti i pazienti affetti da Covid-19 necessitano del ricovero in ospedale e spesso viene consigliato di rimanere al proprio domicilio, ma proprio per questo motivo è fondamentale prestare attenzione all’evoluzione del quadro clinico e non sottovalutare la situazione” afferma Tresoldi.

Il farmaco suggerito dal Ministero per chi presenta sintomi leggeri come febbre e malessere rimane il paracetamolo. In alternativa, sempre secondo le indicazioni degli specialisti, possono essere utilizzati anche farmaci FANS, cioè farmaci anti-infiammatori non steroidei, come l’aspirina o l’ibuprofene (a meno che non esista chiara controindicazione all’assunzione). In ogni caso, va sempre informato il proprio medico di base e si devono evitare soluzioni fai-da-te.

corticosteroidi e le eparine a basso peso molecolare, invece, possono essere utilizzati solo ed esclusivamente in specifiche fasi della malattia e il loro uso a domicilio deve essere valutato attentamente da uno specialista.

“Sono farmaci utilizzati generalmente in pazienti ospedalizzati e allettati:

  • i corticosteroidi hanno il compito di attenuare la risposta del sistema immunitario responsabile delle forme iper-infiammatorie e più gravi della malattia,
  • le eparine a basso peso molecolare sono farmaci anticoagulanti che servono a ridurre il rischio di trombosi. Un rischio aumentato sia per la malattia in sé, sia per il prolungato allettamento” conclude l’esperto.

Quali farmaci è meglio non utilizzare

Di norma, per il trattamento delle infezioni virali non è mai raccomandato l’utilizzo degli antibiotici. La loro prescrizione può essere presa in considerazione per il trattamento contro Covid-19 qualora la sintomatologia persista per più di 48-72 ore e il quadro clinico faccia sospettare la presenza di una sovrapposizione batterica.

Per quanto riguarda l’idrossiclorochina e la clorochina attualmente i dati scientifici derivati da sperimentazioni cliniche in tutto il mondo hanno mostrato in maniera consistente che questi farmaci non sono efficaci nel trattamento della Covid-19.  A differenza di quello che si pensava all’inizio della pandemia, le due molecole (commercializzate già dal primo dopoguerra come farmaci contro la malaria) non migliorano la sintomatologia dei pazienti e non riducono il periodo di degenza. In alcuni casi possono anche essere responsabili di effetti collaterali, come aritmie cardiache, interagendo negativamente con altri farmaci.

Saturimetro: come utilizzarlo

Anche in assenza di crisi respiratorie evidenti, è bene monitorare l’evoluzione della malattia, perché vi è la possibilità di ipossiemie non altrimenti rilevabili, condizioni caratterizzate da una bassa ossigenazione del sangue, nonostante la respirazione rimanga apparentemente normale.

Ecco perché uno dei parametri più importanti da tenere monitorato è la saturazione dell’ossigeno nel sangue. Questa può essere registrata grazie a un saturimetro.

“Se nei soggetti adulti sani, non fumatori, una saturazione normale supera il 95%con l’avanzare dell’età questa percentuale tende ad abbassarsi, in particolare se concomitano patologie polmonari e/o cardiovascolari.

Nei pazienti Covid-19 positivi domiciliati bisogna considerare come valore soglia il 92%” specifica Tresoldi.

Per valutare in modo ancora più preciso la situazione, è consigliabile monitorare l’ossigenazione del sangue sotto sforzocamminando per esempio per circa 6 minuti e osservando attentamente i valori registrati. Se la percentuale scende sotto il 92%, o di almeno 3 punti percentuali rispetto al basale a riposo, è bene informare il proprio medico di famiglia e valutare insieme come procedere”.

Le regole generali per i pazienti Covid-19 a casa

In generale, per i pazienti Covid-19 che non necessitano il ricovero asintomatici o con sintomatologia lieve:

  • ossigenazione >92%,
  • febbre sotto i 38° o oltre i 38° da non più di 72 ore

si consiglia:

  • vigile attesa;
  • misurazione periodica del livello di saturazione dell’ossigeno del sangue tramite saturimetro;
  • appropriata idratazione e nutrizione;
  • trattamenti sintomatici, come, ad esempio, il paracetamolo;
  • non interrompere le normali terapie per malattie croniche, in quanto le condizioni preesistenti rischierebbero di aggravarsi;
  • non somministrare farmaci mediante aerosol, se in isolamento con altri conviventi per il rischio di diffusione del virus nell’ambiente.

Come scritto precedentemente, sono sconsigliati l’utilizzo di corticosteroidi ed eparina, tranne che per casi particolari e previa decisione del medico di medicina generale o di uno specialista. Lo stesso vale per la somministrazione di antibiotici.