Osteopatia aiuta per i disturbi temporo-mandibolari


L’osteopatia può fornire un valido aiuto nella cura e risoluzione di disturbi temporo-mandibolari provocati dalle articolazioni della mascella

Dall'osteopatia un aiuto per i disturbi temporo-mandibolari

Cefalea, mal di occhi, mal di orecchie, mandibola che scrocchia o si blocca e, talvolta, anche vertigini. Sono solo alcuni dei sintomi con cui possono manifestarsi disturbi dell’articolazione temporo-mandibolare (ATM), ovvero delle giunzioni che uniscono la mascella inferiore alla testa e che permettono i movimenti della stessa.

A volte, il fastidio è talmente intenso da incidere anche sulla nostra quotidianità, sull’ambito lavorativo e sociale. Le cause? Possono essere molteplici e, spesso, non così facili da riconoscere. Una volta individuata l’origine, l’osteopatia può rappresentare un valido aiuto per migliorare e risolvere queste problematiche, come spiegano il dottor Pietro Antonio Antonuzzomedico fisiatra coordinatore dell’area di Medicina e Riabilitazione Ambulatoriale presso Palazzo della Salute-Wellness Clinic e Felicia Simona Simonecoordinatrice dell’area Fisioterapisti e osteopata presso la medesima struttura.

Perché si infiamma l’articolazione temporo-mandibolare

Le articolazioni temporo-mandibolari (ATM) sono due, una per ogni lato del viso, e uniscono l’osso mandibolare con l’osso temporale del cranio, si trovano ai lati della testa. La loro principale funzione è quella di muovere la mandibola per la masticazione e la fonazione.

I movimenti possono essere di tipi diversi: simmetrici, asimmetrici, di limite, di contatto, liberi.

La sindrome temporo-mandibolare

Quando l’articolazione dedicata non è in perfetta sintonia con uno dei componenti legamentosi, articolari o muscolari si parla di sindrome temporo-mandibolare – spiega il dottor Antonuzzo -.

Si tratta di un disturbo che non si ha dalla nascita, ma che può comparire nel tempo a causa di diversi fattori. Tra questi:

  • traumi (testa, mandibola, cervicale);
  • malaocclusione (ovvero un’errata chiusura dei denti delle due arcate);
  • problematiche odontoiatriche (come un mal posizionamento di protesi);
  • digrignamento notturno dei denti (bruxismo);
  • lussazione della mandibola;
  • artrosi dell’ATM.

Il nostro corpo, per manifestarci questo tipo di disturbo, si esprime attraverso un ampio ventaglio di sintomi molto comuni e spesso riconducibili ad altre patologie delle quali, sicuramente almeno una volta nella vita, abbiamo sofferto – aggiunge l’esperto -. Ecco alcuni esempi:

  • mal di testa
  • dolore agli occhi, affaticamento della vista
  • vertigini
  • mal di denti
  • mal di schiena
  • rigidità di spalle e collo
  • acufeni (fischi o ronzii alle orecchie)
  • riduzione dell’udito (ipoacusia)
  • formicolii.

Come si diagnostica

Come fare allora a sapere se la causa è da ricercare proprio nell’articolazione temporo-mandibolare?

“Con un lavoro di squadra – sottolinea il fisiatra -: si tratta di una sindrome multidisciplinare che coinvolge diversi specialisti dell’ambito medico, come il fisiatra, l’odontoiatra, il chirurgo maxillo-facciale o il neurologo, fino all’osteopata. Tutte queste figure professionali collaborano insieme al fine di giungere a una diagnosi definitiva e al trattamento più adatto in base alle esigenze della persona”.

La prima valutazione sul paziente viene effettuata dal medico fisiatra, in particolare da un medico competente in campo posturologico.

Il paziente viene indirizzato con un preciso programma che prevede un percorso riabilitativo con valutazione di dentista gnatologo al fine di eseguire ulteriori accertamenti per definire o meno l’utilizzo di un bite e/o altri supporti.

Il servizio di fisiatria di Palazzo della Salute-Wellness Clinic lavora in strettissima collaborazione con il servizio di odontoiatria e gnatologia, coordinati rispettivamente dal dottor Michele Manacorda e dal professor Ennio Storti, presenti all’interno di Palazzo della Salute.

Il trattamento osteopatico

Per questi disturbi recettoriali il trattamento d’elezione è l’osteopatia, medicina manuale che si colloca perfettamente in ambito terapeutico per il trattamento di questo comune disturbo – spiega la dottoressa Simone -: essa permette di intervenire sul sistema nervoso autonomo, interpretandone i segnali e comprendendone i bisogni.

Grazie alla palpazione e a particolari manovre correttive, l’osteopata è in grado di inquadrare le esigenze del paziente e creare il programma terapeutico più adatto.

Le due componenti fondamentali su cui si va ad agire sono l’occipite e l’osso sacro, ovvero i due estremi della colonna vertebrale. Se queste due ossa hanno libertà di movimento, tutto ciò che c’è in mezzo avrà maggiori probabilità di lavorare correttamente.

Quando un occipite non ha più una buona mobilità, tutto ciò che si articola avrà difficoltà di movimento, in primis la mandibola, che è direttamente articolata con l’occipite. Se la muscolatura lavora asimmetricamente, un lato del viso e della mandibola sarà più ancorato rispetto all’altro che sarà più libero, quindi si creeranno degli scompensi nell’apertura e nella chiusura dei vari movimenti che porteranno a una serie di adattamenti (errati) del corpo”.

Escludendo problematiche più gravi (ad esempio, tumori), l’osteopata cerca di individuare nella persona quali sono le aree che creano un disequilibrio al corpo, in quel particolare momento attraverso un approccio globale e olistico.

Partendo dalla postura, ci si sposta in secondo step sulla sfera cranica per valutare i movimenti delle articolazioni tra le ossa del cranio.

Il lavoro si concentrerà maggiormente sulle manipolazioni dirette e indirette della colonna vertebrale, aiutandola laddove presenta una riduzione della mobilità; sul riequilibrio dell’apparato muscolo-scheletrico (in particolare dell’articolazione della masticazione), del sistema cranio-mandibolare e intervenire infine su tutte quelle strutture che, a causa di questo disturbo, sono correlate e risentono in maniera negativa del disagio.

“Oltre ai trattamenti (che l’osteopata calibra in base alle necessità della persona) – conclude – esistono anche alcuni esercizi personalizzati, elaborati e assegnati dall’osteopata, che i pazienti possono eseguire in autonomia per cercare di prevenire il dolore o quantomeno attenuarlo, cercando di educare e rafforzare la muscolatura mimica”.