I veri protagonisti di Sanremo? Le mutande e la farfalla di Belen

Hanno oscurato tutto il resto. E in Italia non si è parlato d'altro

Il tatuaggio a farfalla di Belen che si intravede dallo spacco del vestito ( Foto: INFOPHOTO)
Sanremo - Altro che le canzoni o le “sparate” del Molleggiato. L’edizione numero 62 del Festival di Sanremo passerà alla storia per le mutande. Che piaccia o no, l’abbigliamento provocante messo in mostra da Belen Rodriguez nella serata di mercoledì, con lo spacco inguinale, l’ormai famoso tatuaggio a forma di farfalla in bella mostra e lo slip invisibile (ma c’era), ha oscurato tutto il resto. Al bar, al supermercato, dal parrucchiere o sulle panchine dei giardinetti non si parla d’altro. La solita Italia, i soliti italiani, dice qualcuno. Per sette giorni Morandi e Papaleo dal palco hanno ripetuto fino alla noia che quello appena concluso doveva essere un Festival “tecnico”, in ossequio al nuovo esecutivo Monti con i suoi tagli e i sacrifici chiesti agli italiani. Ma le buone intenzioni sono rimaste tali perché all'Ariston di tecnicismi e di austerity si è visto ben poco. La spiegazione è semplice: difficilmente alzano gli ascolti, e il Festival di questo si nutre. Il monologo di Celentano invece sì. E la provocante Belen, ancor di più. Dal Festival “tecnico” al Festival degli scandali? Al di là dei moralismi - più o meno falsi a seconda dei casi - è piuttosto evidente che dopo le polemiche scaturite dal monologo di Adriano Celentano e il “commissariamento” pro forma del Festival ad opera del direttore generale Rai, Lorenza Lei, l’attenzione andasse spostata verso qualcos’altro. E là dove non è riuscita ad arrivare la musica, ce l’hanno fatta un paio di mutande. Se sia stata o meno una mossa voluta non è dato saperlo. La Rodriguez ha ammesso le sue “colpe” («Sapevo che lo spacco era esagerato. Scendendo le scale mi sono resa conto che era hard») specificando che non c’è stata alcuna imposizione: “nessuno mi ha detto ‘mettiti questo abito così facciamo il picco d’ascolto’. Ho scelto io” ha detto. Lucia Annunziata, ex presidente della Rai, ha spiegato che “il suo sventolarsi la gonna è stato più sconvolgente del sermone di Celentano perché un conto è essere sexy, un conto l’ammiccamento sfacciato”. Un abbigliamento che non è piaciuto neppure al ministro Fornero. Il risultato, però, c’è stato perché non si è parlato d’altro. E alla soddisfazione dei maschietti davanti alla tv e della Rai - per gli ascolti - si è aggiunta anche quella dei produttori del C-string, il modello di mutande indossato dall’argentina sul palco dell’Ariston. Una specie di cerchietto che si posiziona sulle parti intime, a filo interdentale dietro e un po’ più largo davanti, praticamente introvabile se non sul web. Chissà che ora non diventi una moda. Potere delle mutande. E del Festival delle mutande.

Un po’ di storia: fino al ‘700 erano roba da ricchi

Se il C-string indossato da Belen Rodriguez, ma anche un normale paio di slip, si fossero visti sul palco di un teatro nel ‘700 avrebbero fatto ugualmente scandalo. Già, perché a livello storico le mutande (termine che deriva dal latino e significa “cosa da cambiare”) sono un indumento abbastanza recente e fino a tre secoli fa, erano considerate un indumento sconveniente. I Romani, ad esempio, come racconta Luciano Spadanuda nel suo libro “La storia delle mutande - Dalle briglie da culo rinascimentali fino al culto contemporaneo” (Coniglio editore), le indossavano soltanto durante gli esercizi fisici in palestra. E qualcuno è arrivato perfino ad ipotizzare che la caduta dell’impero fosse dovuta al fatto che i romani avevano iniziato ad adottare un sistema di abbigliamento diverso, come quello “chiuso” tipico dei barbari che prevedeva l’uso delle antenate delle odierne mutande. Più avanti nei secoli, nel Cinquecento Caterina de Medici, regina di Francia, lanciò l’uso delle mutande per le gentildonne che dovevano andare a cavallo. Confezionate con pizzi e tessuti, restarono però riservate alle classi abbienti finché non divennero il capo tipico delle prostitute, alle quali venne imposto per questioni di igiene e decoro pubblico, e sparì dagli armadi delle nobildonne. Tornarono a diffondersi nel Settecento ma soltanto due secoli dopo, ad inizio Novecento entrarono a far parte della vita quotidiana di tutte le donne.

IN EDICOLA


TopNews

i più letti

Mar 15 11:36 - Teatro e concerti
Mengoni, un “Re matto” sul palco «Per essere ricchi serve il lato B»

Il cantante laziale sarà in concerto venerdì sera al Lyrick di Assisi“Tour Teatrale” chiuderà il 27 a Roma: «Tutto lo show parla di me»

Marco Mengoni ( Foto: INFOPHOTO)

«Il mio...


Ven 11 17:09 - Teatro e concerti
John Cage: 4 composizioni per 4h a Fabbrica Europa

Progetto "Four": quattro concerti diversi per una lunga notte con l'opera di Cage.

FIRENZE – Molti conoscono John Cage, nome che è passato al...


Gio 10 20:14 - Anteprima e cinema
Disoccupati moderni e antichi vampiri

Escono “Dark Shadows” di Tim Burton, “Special Forces”,”Isole” e “Workers”

 ( Foto: INFOPHOTO )

Nonostante la stagione sia agli sgoccioli, il grande schermo non...


Lun 14 20:16 - Teatro e concerti
Balkan Burger: la dissoluzione bosniaca nel racconto di Stefano Massini

Le continue resurrezioni di Rose, da ebrea a cristiana, ad ortodossa a musulmana.

Luisa Cattaneo

CALENZANO - “Ho letto da qualche parte che uno dopo tre giorni...


Mer 16 01:58 - Teatro e concerti
Pergola '12-'13: il vecchio che avanza.

Da salvare: Timi, Accorsi, Zingaretti, Barbareschi. Per il resto la solita minestra

Filippo Timi

FIRENZE – Che tutto cambi perché niente cambi. Gattopardesca...


TPL_BEEZ2_NEXTTAB

Realizzazione Portali e Siti Web - Mind Solution s.r.l.