Dura presa di posizione del garante della privacy contro l'intera logica assunta dal governo Monti verso la società italiana."Finora, noi potevamo assicurare alle imprese e alle persone giuridiche un alto livello di protezione. Oggi tutto questo non è più possibile". Francesco Pizzetti, presidente dell'authority, ha definito "un errore" la scelta di ridurre l'applicabilità del codice per la riservatezza contenuta nel 'decreto Sviluppo' e nel 'Salva Italia'.
In un discorso pronunciato oggi al Senato in occasione del termine del proprio mandato a capo dell'Autorità garante per la protezione dei dati personali, Francesco Pizzetti ha criticato quello che ha definito "il rischio di trasparenza amministrativa senza limiti" per contrastare l'evasione fiscale.
Il garante ha segnalato "la richiesta sempre più massiccia da parte delle strutture pubbliche che combattono la lotta all'evasione o le illiceità nei settori della previdenza e dell'assistenza sociale, di poter accedere ai dati personali dei cittadini", come peraltro previsto dalla manovra finanziaria del dicembre scorso.
Pizzetti lamenta altresì una scarsa sensibilità delle imprese al problema della privacy, che ha fatto sì che la decisione del governo passasse pressoché inosservata. "Dispiace che il mondo delle imprese e delle attività produttive - ha detto, a tal riguardo, il presidente dell'authority - non presti l'attenzione che noi vorremmo al fatto che il rispetto della riservatezza dei cittadini e l'adozione di misure di protezione adeguate si trasforma in un valore prezioso per le imprese, perché riduce il rischio di danni legati alla perdita o al furto di dati, e favorisce un rapporto più corretto e più positivo anche tra attività economiche e utenti".
E in effetti le imprese, sulla privacy, dimostrano scarsa sensibilità perché sono le prime a non tener conto di quella dei cittadini. Si lamentano – sempre – di esser controllate, ma pretendono totale autonomia nel trattamento dei dati sensibili dei loro clienti (fino a farne un business collaterale, vendendoli a terzi). Il vecchio refrain, insomma: forti coi deboli e deboli coi forti.
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