Gossip, Totti parla di Ilary: “Vorrei trovassimo un equilibrio”


Gossip, Francesco Totti parla per la prima volta di Ilary Blasi in un’intervista al Corriere della Sera: “Vorrei trovassimo un equilibrio”

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Francesco Totti si racconta senza filtri in una lunga intervista rilasciata al Corriere della Sera. L’ex numero 10 della Roma ripercorre i suoi anni migliori, il distacco (non accettato) dal calcio e per la prima volta parla di Ilary Blasi.

“Noi due abbiamo passato venti anni insieme- spiega- con tanti momenti molto belli. Ora vorrei solo che trovassimo un equilibrio tra noi capace di proteggere i ragazzi che sono la più grande ragione, per ambedue, di amore“.

“So che non è facile- dice – ma quello che c’è stato tra noi, per tanti anni, è stato importante. Se troviamo questo equilibrio noi due, i ragazzi staranno bene e si sentiranno protetti”.

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IL RICORDO DEL PADRE SCOMPARSO TRE ANNI FA

Nella parte più intima dell’intervista Totti ricorda il padre: “Era il mio punto di riferimento, era il fulcro della mia vita. Mi mancano il suo sorriso, lo sguardo, la sicurezza che era capace di darmi. Anche oggi, se lo vedessi solo dieci secondi al giorno, mi basterebbe per stare meglio. Pure se non ci dicevamo una parola, ci capivamo. Lui parlava poco. Io peggio di lui. Ma quei silenzi erano pieni. Lui veniva la mattina a Trigoria, portava cornetti, pizza per tutti. Magari non ci incontravamo, ma sapere che c’era mi dava serenità”.

LA SEPARAZIONE DAL CALCIO E L’ADDIO ALLA ROMA

A Francesco Totti del calcio manca “tutto”. Il suo doloroso addio all’Olimpico è una cicatrice non rimarginata. “Il ritiro, lo spogliatoio, la maglietta, la sala massaggi. Cavolate? No, erano la mia vita”, dice. “Mi manca il bar e il caffè con i compagni di squadra, il viaggio in pullman da Trigoria allo stadio. Mi manca la routine che ha fatto la mia vita per decenni. Quando è finita le giornate si sono svuotate. Dopo mi sono sentito solo. Ma ci sta. Finiva una cosa che mi piaceva, che era la mia vita. Io però non pensavo che mi facesse così male smettere quella vita programmata, quella passione che nella mia mente avrei potuto continuare a vivere. Non ho accettato il distacco dal calcio“.

E poi c’è stato il modo in cui la Roma lo ha trattato: “Io ho passato trent’anni nella Roma. Ho portato rispetto a tutti, rinunciato ad altri ingaggi senza farlo pesare. Ho detto no al Real e altri perché volevo quella maglia, solo quella maglia giallorossa che è stampata dentro di me. Il modo in cui è finitla mia storia con la Roma, sì, mi è dispiaciuto. La verità è che quando nel calcio non servi più non c’è più rispetto. Se Maldini, Del Piero, Baggio, io siamo fuori dal calcio significherà qualcosa, no?”

IL LEGAME PROFONDO CON LUCIANO SPALLETTI

Una volta nel calcio dei liberi e dei numeri 10 “c’erano numeri e ruoli più belli. Chissà, forse anche io avrei dovuto fare come Di Bartolomei o come Beckenbauer”. E invece Francesco Totti ha fatto come Totti, è rimasto fedele a se stesso e inimitabile. Ha giocato “di prima e d’istinto”. Anche per colpa (o merito) di Luciano Spalletti: “Avrei potuto rinunciare a fare gol e mettermi dietro a impostare il gioco. Ma mi piaceva troppo segnare. E Spalletti, nell’ultima fase, mi ha consentito di spostarmi più avanti per farlo e raggiungere il mio record. Alla mia età – premesso che se fosse per me giocherei ancora – o vai più indietro, in campo, o più avanti”.

Spalletti è il capitolo più appetibile della lunga intervista concessa da Totti a Walter Veltroni sul Corriere della Sera. Totti spiazza un po’: dice che i suoi “migliori” allenatori, quelli con cui meglio si è trovato sono stati “per primo Mazzone, che ricordo con grande affetto. Poi Zeman e il primo SpallettiLo devo dire. È La verità. Se lo incontrassi lo saluterei con affetto, mi farebbe piacere. Credo che tra noi ci sia un profondo legame. Anche perché quello che abbiamo passato insieme, quando arrivò da Udine, è per me, nella mia vita, qualcosa di irripetibile. Sia in campo che nel quotidiano. Io uscivo una o due volte a settimana con lui a cena. Luciano era una persona piacevole, divertente, sincera. Nella fase finale il nostro rapporto è stato condizionato dall’esterno, specie dai dirigenti o consulenti della società, e non ci siamo più capiti. Anche io ho fatto degli errori, ci mancherebbe. Credo che tutti e due, se tornassimo indietro, non entreremmo più in conflitto”.

“SAPEVO CHE SPALLETTI AVREBBE DATO UNA SVOLTA ALLA NAZIONALE”

“Io ero un falso nove. No, in verità ero un misto. Non ho mai fatto la prima punta. L’intuizione di Spalletti è stata quella di inventare, con il mio ruolo, una figura di calciatore moderno. Conoscendo lui – continua Totti – che è uno degli allenatori più bravi, se non il più bravo in Italia, sapevo che avrebbe impresso una svolta. La squadra sa come stare in campo, si vede che giocano più liberi, che si divertono. I risultati verranno, è comunque una fase difficile per il calcio italiano. Spero solo che riusciremo a qualificarci per Europei e Mondiali. Otto anni senza partecipare ai campionati del mondo sono stati duri, per chi ama il calcio“.

Tra gli aneddoti “ricordo una volta un litigio tra Panucci e Spalletti. Due tipi che prendono fuoco facilmente. Cominciano a discutere nel campo, poi appena finita la partita tutti a correre per evitare che si menino. Si sono affrontati nello spogliatoio e per separarli si è messo in mezzo Bruno Conti, che è piccolo piccolo. A Bruno, nel trambusto, è andata di traverso una crostatina che stava mangiando. Manca poco muore”.

FONTE: Agenzia di stampa Dire (www.dire.it).