Terremoto nelle Marche: il M5s accusa le trivelle, Ingv smentisce


Terremoto nelle Marche, il M5S regionale contro le trivelle: “Assurdo e pericoloso attivarne di nuove”. L’Ingv: “Nessuna correlazione”

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No a nuove trivelle in Adriatico, perché se pensare di farlo “era da irresponsabili ieri”, lo è “ancor di più oggi dopo il terremoto che si è verificato a largo di Fano“. La capogruppo del M5S in Emilia-Romagna, Silvia Piccini, attacca il Governo bollando come “scelta assurda”, quella di ipotizzare nuove trivellazioni, anche perché “fare investimenti sulla ricerca di fonti fossili non risolverà il problema dell’emergenza energetica” e “rischia di provocare dei danni ancor di più irreparabili all’ambiente“.

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I dati, insiste l’esponente pentastellata, “oggi ci dicono che in Adriatico potremmo estrarre al massimo 40 miliardi di metri cubi di gas, una quota che non basterebbe nemmeno a soddisfare il nostro fabbisogno di due anni”. Inoltre attivare nuove trivelle non sarebbe di immediata realizzazione “come la propaganda di Giorgia Meloni e del ministro Adolfo Urso vorrebbe far credere”, e quindi sarebbe “sostanzialmente inutile per risolvere la crisi energetica scoppiata negli ultimi mesi”.

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Senza contare il fatto, aggiunge Piccini, che nuove trivelle “metterebbero a rischio un intero territorio, quello del Delta del Po, riserva Mab-Unesco e che ha basato il proprio modello di sviluppo su attività sostenibili come la pesca e il turismo ambientale”. Per questo la capogruppo M5S in Emilia-Romagna presenterà una risoluzione e un’interrogazione per chiedere alla Regione di mobilitarsi per avere “una sua netta presa di posizione nei confronti di Governo e Parlamento contro questa sciagurata ipotesi che provocherebbe un disastro sia ambientale che economico per un intero territorio”, conclude.

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INGV: “NESSUNA CORRELAZIONE FRA TRIVELLE E TERREMOTO”

“Non c’è correlazione” tra il terremoto avvenuto questa mattina in mare a 30 chilometri dalle coste di Fano e Pesaro, e le trivellazioni in Adriatico per cercare gas e idrocarburi. A sostenerlo è Andrea Morelli, geofisico e dirigente di Ricerca dell’Ingv, responsabile del Centro di Monitoraggio del sottosuolo dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia. Nelle ultime ore, specialmente sui social, sono circolate infatti numerose ipotesi tra gli utenti circa una correlazione tra i due eventi. Uno scenario che l’esperto dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, all’agenzia Dire, tende però ad escludere.

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La zona è oggetto da anni di estrazione di gas naturale – ricorda Morelli – ma da quel che so è un’attività ormai in diminuzione. Il picco di estrazioni c’è stato tanto tempo fa, si tratta di giacimenti sfruttati da decenni. Ora però è un’attività che va scemando e questo lascia intendere che il sisma di questa mattina non c’entri nulla”. Un eventuale effetto delle trivelle, assicura l’esperto, “sarebbe minimale”.

A confermarlo ci sarebbe anche l’intensità della magnitudo, 5.7, e la profondità del sisma, arrivato in profondità per otto chilometri. Cifre “molto elevate” per addebitarle alla semplice estrazione di gas e idrocarburi dal sottosuolo. “È una zona, di suo, soggetta a forti sismicità“, ricorda Morelli. Inoltre, ricorda l’esperto, in Italia “sono vietate le operazioni di fracking“, ovvero la frantumazione idraulica mediante una tecnica che consente di estrarre dal sottosuolo idrocarburi da formazioni non convenzionali. Si tratta di una tecnica che, tra le tante, “potrebbe generare qualche squilibrio”, ma in Italia è per l’appunto vietata.

Un altro aspetto che induce l’esperto Ingv a escludere una correlazione trivelle-sisma è la grandezza dei giacimenti in Adriatico. “Non sono particolarmente grandi e ormai sono tutti in via di esaurimento”, termina.