In Italia crollano le semine di grano, allarme per la pasta

Coldiretti chiede il decreto sull’origine obbligatoria in etichetta per salvare economia, lavoro e territorio

L’Italia è il principale produttore europeo di grano duro destinato alla pasta

ROMA – Le semine di grano in Italia sono crollate del 7,3% con centomila ettari coltivati in meno. È l’allarme lanciato dalla Coldiretti, che spiega come la decimazione delle semine sia causata dal taglio dei prezzi pagati agli agricoltori, sotto i costi di produzione.

Sono gli effetti delle speculazioni e della concorrenza sleale del grano importato dall’estero e poi utilizzato per fare pasta venduta come italiana.

Delle conseguenze ce ne accorgeremo presto a tavola, perché la diminuzione dei campi di grano peserà sulla produzione di vera pasta italiana nel 2017. Oltre che, specifica la Coldiretti, sull’ambiente, sull’economia e sul lavoro delle aree interne del Paese.

L’associazione chiede dunque di accelerare l’iter per arrivare all’etichetta d’origine della pasta. Solo così si eviterà la chiusura delle aziende, ma anche il rischio di abbandono e desertificazione di una fetta consistente del territorio nazionale.

La situazione per il grano italiano è difficile con la riduzione delle semine che varia dal -11,6 % nel Nord-Est al -5,4% nel Centro. Nel Sud e sulle Isole si registra un -7,4% che preoccupa.

Basti pensare che la coltivazione è concentrata prevalentemente in Puglia e Sicilia che rappresentano da sole quasi la metà della produzione nazionale.

Ad aggravare la situazione, secondo Coldiretti, c’è anche la recente approvazione da parte dell’Europarlamento del CETA (Comprehensive Economic and Trade Agreement). Il Canada rappresenta infatti il primo esportatore di grano duro in Italia.

Un accordo che ora dovrà essere ratificato dal nostro Parlamento e contro il quale rischia di scatenarsi una nuova guerra del grano.

Il presidente della Coldiretti, Roberto Moncalvo, chiede di accelerare sul percorso di ratifica ed entrata in vigore dell’etichettatura di origine obbligatoria per il grano usato per produrre la pasta.

Lo schema di decreto, condiviso dai ministri delle Politiche agricole Maurizio Martina e dello Sviluppo Economico Carlo Calenda, è stato inviato alla Commissione Europea a Bruxelles.

«L’obiettivo comune deve essere quello di lavorare per una veloce approvazione. Solo in questo modo sarà possibile smascherare l’inganno del prodotto estero spacciato per italiano. Oggi un pacco di pasta su tre contiene grano straniero senza che i consumatori possano saperlo» spiega Moncalvo.