La procura aveva sollecitato l’aggravamento della misura cautelare per la “reiterata violazione del divieto di utilizzare, salvo che per i contatti con il difensore, i dispositivi telefonici, informatici e telematici”
Va in carcere Mario Adinolfi, giornalista ed ex parlamentare, ai domiciliari dallo scorso 8 luglio perché coinvolto in una indagine della procura di Roma e della Guardia di Finanza con le ipotesi di reato di truffa aggravata e continuata.
Lo annuncia lui stesso su Facebook: “Mi portano in carcere perché scrivo su Facebook. Sono il primo italiano nella storia a subire questo tipo di arresto”, scrive sui social, postando una foto con l’ordinanza firmata dal gip del tribunale di Roma Giulia Arceri.
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La procura aveva sollecitato l’aggravamento della misura cautelare per la “reiterata violazione, da parte dell’indagato, del divieto di utilizzare, salvo che per i contatti con il difensore, i dispositivi telefonici, informatici e telematici”, si legge nella misura. Adinolfi, in particolare, “risulta aver violato, con cadenza quotidiana, il divieto predetto pubblicando sul blog on line ‘marioadinolfli.substack.com’ ben 49 articoli a sua firma e, sul suo profilo Facebook, 23 post”.