L’imolese Maurizio Cervellati chiamato alla Biennale


“Io imbratto tele e cerco di emozionarmi… ed emozionare”

Tutto è iniziato all’Istituto d’Arte di Faenza per la Ceramica negli anni 70, con doppio diploma, per poi vincere il Concorso Internazionale della Ceramica Contemporanea, fino ad aprire uno Studio di Design a Imola. Ma poi la vita porta Maurizio Cervellati ad intraprendere altre scelte, inizia la carriera di manager, girando il mondo, facendo altro fino al 2018, dove sembra che il tempo si sia fermato: riprende da ciò che era rimasto in sospeso, la materia trasportata sulla tela, con sperimentazioni delle tecniche, dei colori, delle materie, che ricordano la consistenza plasmabile della ceramica.

Cervellati Maurizio “Tracce” – tecnica mista su tela (acrilico, collage e metallo)

Le tele sono supporto per creare, con diversi materiali poveri insieme ad acrilici, vernici, collanti e sabbie, degli spessori e sovrapposizioni. Questo astrattismo gestuale, fatto di collage di ogni genere, pennellate forti, ricorda spaccature ma anche armonia, rottura ma anche e soprattutto bellezza.

Dice di sé: “Io imbratto tele e cerco di emozionarmi… ed emozionare”. E di emozioni ne ha suscitate tante, tra mostre personali e collettive, arrivando a Parigi e a New York, fino a questo 9 maggio 2026 con la partecipazione alla Biennale di Venezia. “L’invito è arrivato attraverso Arte struttura, in collaborazione con Repubblica di Guinea e il curatore Carlo Stragapede. La sede è proprio all’isola di San Servolo di fronte a San Marco – aggiunge Cervellati -. Quando mi è arrivato l’invito è stata un’emozione indescrivibile: è grandissima la soddisfazione di essere in un luogo dove sono passati i grandi autori dell’arte.”

I suoi punti di riferimento possibili: l’arte americana del ‘900, Pollock e poi Burri e Fontana, ma sono solo ispirazioni affettive, perché il lavoro di Cervellati è “una materia che deriva direttamente dalla natura, gioca sull’ambivalenza della percezione tra realtà e illusione fra silenzi e incantesimi”, come scrive Antonio Castella.

La materia che si incorpora in un’altra materia, i residui che diventano protagonisti, le colle, le carte, le figure, le parole, gli strati, uno sopra l’altro a disvelare appena, a lasciare una traccia, a spezzare il filo di un racconto. Tutto sovrastato dal colore, perché occorre guardare i contorni, percepire i lembi, sapere trovare una lettera rubata di un alfabeto rotto, che raccoglie la consapevolezza e il “Sospeso”, e il caos ritrova il suo ordine.

MARILENA SPATARO

Marilena Spataro è giornalista freelance. Nata in provincia di Reggio Calabria, attualmente vive e lavora tra Bologna e la Romagna. Collabora con testate di arte e cultura. Ha diretto una rivista di ecologia e benessere e lavorato presso case editrici di livello nazionale. Svolge anche attività di addetto stampa/PR/organizzazione di eventi