Un piccolo studio randomizzato suggerisce che il time-restricted eating, con digiuno di 16 ore al giorno per 6 giorni a settimana, può migliorare i sintomi clinici e ridurre infiammazione e grasso viscerale in pazienti con malattia di Crohn
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Un piccolo studio randomizzato suggerisce che il time-restricted eating, con digiuno di 16 ore al giorno per 6 giorni a settimana, può migliorare i sintomi clinici e ridurre infiammazione e grasso viscerale in pazienti con malattia di Crohn in remissione e sovrappeso o obesità. I risultati, pubblicati su Gastroenterology, sono promettenti ma preliminari: servono studi più ampi e follow-up più lunghi.
Digiuno di 16 ore: migliorano sintomi e infiammazione
Il digiuno intermittente potrebbe diventare, in futuro, uno strumento aggiuntivo nella gestione della malattia di Crohn. In un piccolo studio randomizzato controllato condotto su 35 adulti con Crohn in remissione clinica e con sovrappeso o obesità, il time-restricted feeding (TRF), che prevede 16 ore di digiuno al giorno per 6 giorni alla settimana, ha determinato miglioramenti significativi dell’attività clinica di malattia nell’arco di 12 settimane.
I partecipanti assegnati al TRF hanno mostrato una riduzione significativa dell’attività clinica valutata tramite l’indice di Harvey-Bradshaw (p=0,02), con una diminuzione del 40% della frequenza delle evacuazioni e una riduzione del 50% del dolore addominale, miglioramenti non osservati nel gruppo di controllo.
Sul piano biologico, nel gruppo TRF si è registrata una riduzione significativa della leptina (p<0,001), marcatore associato ad adiposità e infiammazione sistemica. Anche altri indicatori legati al rimodellamento del tessuto adiposo e alla regolazione immunitaria, come l’inibitore dell’attivatore del plasminogeno-1 e l’adipsina, sono risultati significativamente ridotti.
Non sono invece emerse variazioni rilevanti di proteina C-reattiva (CRP) e calprotectina fecale (FCP), probabilmente perché i pazienti erano già in remissione clinica con valori relativamente bassi al basale.
Meno grasso viscerale senza tagliare le calorie
Uno degli aspetti più interessanti riguarda la composizione corporea. Nel gruppo TRF l’indice di massa corporea (BMI) è diminuito in media di 0,9 kg/m², mentre nel gruppo di controllo è aumentato di 0,6 kg/m² (p<0,001). In un sottogruppo valutato con DEXA, il tessuto adiposo viscerale è diminuito nel braccio TRF e aumentato nei controlli, con una differenza significativa tra i gruppi (p<0,05).
È importante sottolineare che non vi erano differenze tra i gruppi in termini di apporto calorico o qualità della dieta: le modifiche osservate sembrano quindi legate esclusivamente al cambiamento del timing dei pasti, e non a una restrizione calorica.
Si è inoltre osservata una tendenza, non statisticamente significativa (p=0,06), verso un aumento della diversità del microbiota intestinale nel gruppo TRF, un segnale che merita ulteriori approfondimenti. Secondo gli autori, i cambiamenti metabolici indotti dal digiuno prolungato, insieme alla modulazione del microbiota e alla riduzione dell’infiammazione sistemica, potrebbero spiegare i benefici clinici osservati.
Risultati promettenti, ma servono studi più ampi
L’aderenza al protocollo è stata elevata (95%), un dato incoraggiante considerando l’impegno richiesto. Tuttavia, i ricercatori sottolineano che si tratta di uno studio di piccole dimensioni, monocentrico e con follow-up limitato a 12 settimane: i risultati devono quindi essere considerati “ipotesi-generanti” e non definitivi.
Saranno necessari studi multicentrici, con campioni più numerosi e osservazioni più prolungate, per capire se il time-restricted eating possa davvero contribuire a mantenere o addirittura approfondire la remissione nel lungo periodo, e se possa essere efficace anche in pazienti con malattia più attiva o con marcatori infiammatori più elevati.
In conclusione, il time-restricted eating emerge come una strategia potenzialmente utile nella gestione della malattia di Crohn in remissione, soprattutto nei pazienti con sovrappeso o obesità. I dati preliminari indicano miglioramenti clinici e metabolici senza necessità di ridurre le calorie. Tuttavia, prima di inserirlo tra le raccomandazioni consolidate, saranno indispensabili conferme da studi più robusti. Per ora, il digiuno intermittente può essere considerato uno strumento in più, da valutare caso per caso all’interno di un percorso personalizzato e supervisionato dallo specialista.
Haskey N, et al “Time restricted feeding reduces body mass index, visceral adiposity, systemic inflammation, and clinical disease activity in adults with Crohn’s disease: A randomized controlled study”. Gastroenterology 2026; DOI: 10.1053/j.gastro.2025.11.008.