Morta la leggendaria spia della Guerra Fredda che tradì la Cia vendendola al Kgb: Aldrich Ames è morto in carcere a 84 anni
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E’ morto in una prigione federale americana, a 84 anni, Aldrich Ames: “il traditore più sanguinario che la Cia abbia mai conosciuto”, nella definizione del New York Times. Il suo doppio gioco al servizio dell’Unione Sovietica, rimasto nell’ombra per quasi dieci anni, ha rappresentato uno dei capitoli più bui della storia dello spionaggio americano. Era detenuto dal 1994, condannato al carcere a vita senza alcuna possibilità di libertà condizionale. Ames si è spento nell’istituto penitenziario federale di Cumberland, nel Maryland.
La sua è una storia da romanzo. Figlio di un agente Cia afflitto dall’alcolismo, Aldrich Ames aveva percorso i gradini della carriera nell’agenzia per 17 anni, fino a raggiungere una posizione di eccezionale delicatezza al quartier generale di Langley. Nel settembre 1983 assunse il ruolo di responsabile del controspionaggio nella divisione sovietica della Cia. In quella veste ebbe accesso ad alcuni dei segreti più gelosamente custoditi della nazione: in particolare, i contatti clandestini con i sovietici che collaboravano segretamente con l’intelligence statunitense. Si trattava di una cerchia ristretta, appena una dozzina di persone in tutto, costruita nel corso di vent’anni e profondamente infiltrata nelle agenzie governative e nelle ambasciate sovietiche sparse per il mondo.
Mentre la Guerra Fredda raggiungeva il suo apice, Ames maturò la decisione di alterare il corso della storia ribaltando l’antica partita tra nazioni, la sfida mortale tra spie. La considerava una messinscena. Secondo le sue stesse parole, fu spinto da una miscela esplosiva di vodka, arroganza, deliri di onnipotenza e pura cupidigia.
Nell’aprile 1985 fece la sua prima mossa. Recapitò personalmente una busta indirizzata al capo del KGB presso l’ambasciata sovietica a Washington. Offriva una manciata di segreti della CIA chiedendo in cambio 50.000 dollari. Si identificò con nome completo e qualifica. Il patto venne siglato durante un lungo pranzo innaffiato da alcol in un prestigioso hotel nei pressi della Casa Bianca. Poi decise di bruciare ogni ponte. Ames temeva che uno dei russi infiltrati nella Cia potesse smascherarlo, così scelse di tradirli tutti. Sapeva che gli avrebbero corrisposto una fortuna.
“Ero in preda al panico”, dichiarò in un’intervista concessa al New York Times nel 1994 dal carcere. “Solo consegnando loro improvvisamente tutti” sarebbe stato al sicuro – e sapeva che in cambio avrebbe ottenuto “tutti i soldi che avrei mai potuto utilizzare, se avessi voluto farlo”.
Ames ammassò centinaia di documenti riservati in una pila del peso di due chili e mezzo: un elenco completo dei nomi più cruciali dei sovietici che operavano per la Cia e un’enciclopedia delle operazioni di intelligence americana oltre la cortina di ferro. Li infilò nella sua valigetta, uscì dal quartier generale e li consegnò a un contatto dell’ambasciata sovietica. “Mi stavo consegnando insieme a loro”, raccontò nell’intervista del 1994. “Dicevo: ‘Tocca a voi, KGB. Adesso occupatevi di me’”.
Fu un massacro. Il KGB si prese cura di lui – gli furono versati almeno 2.705.000 dollari – e si occupò anche dei suoi traditori. Dieci spie sovietiche e del blocco orientale furono arrestate, interrogate e giustiziate per tradimento. Una venne imprigionata. Almeno due riuscirono a sfuggire alla cattura, precedendo di un soffio i loro cacciatori. La rete che aveva fornito agli Stati Uniti informazioni politiche, militari, diplomatiche e di intelligence su Mosca venne annientata.
Secondo l’agenzia, Ames ha inoltre svelato l’identità di altre due dozzine di funzionari dei servizi segreti statunitensi e di agenti stranieri che operavano per la Cia, e ha denunciato circa 50 operazioni segrete in Russia, Europa e America Latina.
Nel 1986, Ames partì per un incarico triennale a Roma, dove dedicò buona parte del suo tempo a scoprire segreti per i sovietici e a bere durante il pranzo; una volta crollò per strada dopo un ricevimento all’ambasciata americana. Poi, nel 1989, un agente della Cia segnalò che Ames, al suo ritorno a Washington, era diventato inspiegabilmente ricco: aveva acquistato una nuova casa vicino alla sede dell’agenzia pagando 540.000 dollari in contanti e guidava una Jaguar nuova di zecca. Questo attivò il più flebile degli allarmi. Il servizio clandestino dell’agenzia impiegò oltre un anno per trasmettere queste preoccupazioni al suo ufficio di sicurezza interna. Quell’ufficio affidò il caso a un investigatore inesperto sulla ventina, che mise da parte le indagini per mesi. Solo nel 1993 venne avviata un’indagine penale formale, promossa principalmente dall’Fbi. Ames fu arrestato il 21 febbraio 1994, e da quel giorno divenne un detenuto a vita.
FONTE: AGENZIA DI STAMPA DIRE (WWW.DIRE.IT)