Carcinoma squamocellulare avanzato: fianlimab efficace con cemiplimab


Nei pazienti con carcinoma squamocellulare della cute localmente avanzato o metastatico, promettente l’aggiunta dell’anti-LAG3 fianlimab a cemiplimab

tumori neuroendocrini gastropancreatici

Nei pazienti con carcinoma squamocellulare della cute localmente avanzato o metastatico già trattati con inibitori del checkpoint immunitario PD-1/PD-L1, l’aggiunta dell’anti-LAG3 fianlimab all’anti-PD1 cemiplimab sembra essere una strategia promettente, in grado di produrre risposte durature, con un profilo di sicurezza accettabile. È quanto emerge dai risultati di uno studio di fase 1 presentati di recente al ventesimo congresso della European Association of Dermato-Oncology (EADO), a Parigi.

«Questi risultati meritano un’ulteriore valutazione di questa combinazione», ha detto nelle sue conclusioni l’autore che ha presentato i dati, Matthew G. Fury, di Regeneron, l’azienda che sviluppa i due farmaci.

E in effetti, ha anticipato il ricercatore, è già stato pianificato uno studio di fase 2 nel quale si confronterà il trattamento perioperatorio con fianlimab più cemiplimab rispetto a cemiplimab da solo in pazienti con carcinoma squamocellulare cutaneo in stadio III/IV resecabile. Il trial dovrebbe aprire l’arruolamento nell’Unione europea nella seconda metà del 2024.

I presupposti dello studio
Fianlimab e cemiplimab sono anticorpi monoclonali IgG4 ad alta affinità, diretti rispettivamente contro i componenti dei checkpoint immunitari LAG-3 e PD-1.

Cemiplimab è già disponibile in Italia, dal 2020, quale prima immunoterapia specifica per il carcinoma cutaneo a cellule squamose in stadio localmente avanzato o metastatico, non candidabili a una chirurgia e una radioterapia curative.

Ci sono evidenze che il blocco concomitante del checkpoint immunitario LAG-3 possa aumentare l’efficacia dei farmaci anti-PD-1. Su queste basi, Fury e i colleghi hanno disegnato lo studio di cui hanno presentato i risultati al congresso di Parigi.

Il disegno
Nel trial sono stati arruolati 15 pazienti con carcinoma squamocellulare della cute localmente avanzato o metastatico già esposti a un trattamento anti-PD-1/PD-L1.

I partecipanti dovevano avere almeno 18 anni, un performance status (PS) ECOG non superiore a 1, e un’adeguata funzione d’organo e midollare. Erano esclusi dall’arruolamento, invece, i pazienti già trattati con un agente anti-LAG-3 e quelli sottoposti alla radioterapia nelle 2 settimane precedenti l’arruolamento.

Il trattamento è consistito nella somministrazione concomitante di fianlimab alla dose di 1600 mg e cemiplimab alla dose di 350 mg ogni 3 settimane per un massimo di 2 anni.

L’endpoint primario era rappresentato dal tasso di risposta obiettiva (ORR), valutato mediante i criteri RECIST v1.1, mentre gli endpoint secondari erano la sopravvivenza libera da progressione (PFS), il tasso di controllo della malattia (DCR), la durata della risposta (DOR) e la sicurezza.

Efficacia «incoraggiante»
L’età mediana dei pazienti era di 62 anni (range:57-78) e l’80% era di sesso maschile e di razza bianca. Il 73% aveva un PS ECOG pari a 1.

Il 40% dei pazienti aveva effettuato in precedenza una linea di terapia, il 27% due, il 7% tre e il 13% quattro. Inoltre, il 60% aveva un tumore metastatico. La maggior parte era andata incontro a una progressione della malattia mentre era in trattamento con un anti-PD-1.

Per quanto riguarda l’efficacia della combinazione dei due farmaci immunoterapici, Fury l’ha definita «incoraggiante».

Al momento dell’analisi, la durata mediana di esposizione al trattamento e quella del follow-up erano rispettivamente di 12 settimane (range: 9-25) e 9 mesi (range: 4-20)

L’ORR è risultato del 20%, con un 13% di risposte complete (due pazienti) e un 7% di risposte parziali (un paziente), e il DCR è risultato del 47%, mentre la PFS mediana stimata è risultata di 3 mesi (IC al 95% 1-4).

Nei tre pazienti che hanno risposto al trattamento, la durata della risposta è stata di 11, 13 e 16 mesi.

Sicurezza accettabile
Il trattamento con la combinazione dei due anticorpi monoclonali ha mostrato un profilo di sicurezza accettabile, ha riferito Fury.

Durante il trattamento si sono manifestati eventi avversi di grado ≥3 nel 47% dei pazienti (7), ma solo un paziente ha dovuto interrompere il trattamento per questo.

L’incidenza degli eventi avversi immuno-correlati di qualsiasi grado è risultata del 27%, mentre eventi avversi correlati al trattamento di qualsiasi grado sono stati riportati nel 47% dei pazienti.

Sono stati registrati anche due eventi avversi fatali, ma non ritenuti correlati ai farmaci in studio: una morte improvvisa in un paziente pesantemente pretrattato e un decesso in un paziente ricoverato in un’unità di cure palliative dopo la progressione della malattia durante lo studio.

Bibliografia
J. Kaczmar, et al. A Phase 1 study of fianlimab in combination with cemiplimab in patients with anti–PD-1/L1-experienced cutaneous squamous cell carcinoma. EADO Congress; abstract A-305.