Asma: dupilumab si conferma efficace per infiammazione polmonare e muco


Asma moderato-severo: da nuove ricerche arrivano conferme sull’efficacia di dupilumab per infiammazione polmonare e muco

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I risultati dello studio VESTIGE, un trial multicentrico post-MKTG di fase 4, hanno confermato la capacità di dupilumab, un anticorpo monoclonale bloccante l’interleuchina (IL)-4/IL-13, di ridurre l‘infiammazione delle vie aeree e aumentare la capacità polmonare nei pazienti con asma moderato-severo non controllato, riducendo anche i fastidiosi tappi di muco.

 Lo studio, presentato nel corso del meeting annuale dell’American Academy of Allergy, Asthma & Immunology, tenutosi quest’anno a Washington (Usa), ha utilizzato la tecnica di imaging funzionale respiratorio (FRI) per valutare gli effetti di dupilumab sull’infiammazione delle vie aeree, sui cambiamenti funzionali o strutturali del volume delle vie aeree e sui tappi di muco. I pazienti sono stati sottoposti a scansioni TC al basale, ripetute alle visite di 4 e 24 settimane.

“”Utilizzando l’imaging funzionale respiratorio per produrre visualizzazioni in 3D, siamo stati in grado di tracciare la progressione della malattia asmatica e l’efficacia del farmaco biologico con un’accuratezza di gran lunga maggiore rispetto ai metodi tradizionali come la spirometria – hanno affermato i ricercatori nel presentare lo studio”.

Disegno dello studio
Lo studio di fase 4, multicentrico, randomizzato, condotto in doppio cieco e controllato vs. placebo, ha valutato l’efficacia di dupilumab sull’infiammazione polmonare e sui cambiamenti strutturali/funzionali del volume delle vie aeree, utilizzando la nuova tecnologia di imaging sopra indicata, nonché la safety del trattamento, in 109 pazienti adulti di età compresa tra 21 e 70 anni con asma moderato-severo non controllato e aumento dei biomarcatori di tipo 2 (eosinofili nel sangue ≥300 cellule/µL e FeNO ≥25 ppb).

Durante il periodo di trattamento di 24 settimane, i pazienti erano stati randomizzati, secondo uno schema 2:1, a trattamento con dupilumab (una dose di carico sottocute da 600 mg o 4 ml seguita da una dose da 300 mg o 2 ml ogni 2 settimane) (n=72) o a trattamento con placebo a volume corrispondente (n=37).

I criteri di arruolamento erano i seguenti:
– asma moderato-severo con fenotipo eosinofilo o dipendente da corticosteroidi orali: un punteggio dell’Asthma Control Questionnaire (ACQ)-5 pari a 1,5, un valore percentuale di FEV1 pre-broncodilatatore pari all’80% del valore predetto, almeno un’esacerbazione verificatasi nel corso dell’anno precedente allo studio, una conta degli eosinofili nel sangue di 300 cellule/μL e un livello di FeNO di 25 ppb o superiore.

Complessivamente, l’età media dei pazienti era di circa 50 anni, oltre il 60% erano donne e circa il 90% erano di etnia Caucasica, con quasi due pazienti su tre arruolati dall’Europa orientale.
Le misure medie al basale tra i gruppi dupilumab e placebo, rispettivamente, erano le seguenti:
– livelli di FeNO (63,1 vs 52,7 ppb)
– FEV1 pre-broncodilatatore (1,850 vs 1,896 L)
–  siVAW alla capacità polmonare totale (1,91 L in entrambi i gruppi)
– resistenza delle vie aeree (0,172 vs 0,125 kPa*s/L)
– punteggio del muco (7,2 vs 6,9)

Gli endpoint primari dello studio erano rappresentati dalla percentuale di pazienti che raggiungevano un livello di FeNO inferiore a 25 ppb e dalla variazione percentuale, rispetto al basale, di siVAW (volume specifico delle vie aeree respiratorie) a 24 settimane. Gli endpoint secondari comprendevano le variazioni dei punteggi del muco e la variazione percentuale rispetto al basale della resistenza delle vie aeree (siRAW) alla capacità polmonare totale a 24 settimane.

Risultati principali
Il trattamento con dupilumab ha portato a:
– riduzioni significative dell’infiammazione delle vie aeree a 24 settimane, con il 57% che ha raggiunto livelli di FeNO inferiori a 25 ppb rispetto all’11% di coloro che erano stati randomizzati a trattamento con placebo (P<0,001)
– riduzioni numericamente maggiori dei punteggi relativi al tappo di muco rispetto al placebo: nello specifico, dupilumab ha ridotto i punteggi relativi al muco, mentre è stato osservato un aumento nei pazienti che assumevano il placebo. La differenza tra dupilumab e placebo è stata pari a -4,9 (P<0,001 nominale)
– riduzioni del volume di muco alla 24a settimana rispetto al placebo (-107 ml) (p<0-001). Le riduzioni del numero e del volume dei tappi di muco sono risultate chiaramente visibili anche alla Tc
– miglioramenti numericamente maggiori della funzione polmonare rispetto al placebo, desumibili dai volumi delle vie aeree ([s]iVaw) alla capacità polmonare totale (TLC), l’altro endpoint primario, e dalla resistenza delle vie aeree ([s]iRaw) alla TLC.

Infine, per quanto riguarda la safety, i risultati ottenuti sono stati generalmente in linea con il profilo di sicurezza noto di dupilumab nell’asma moderato-severo.  Gli eventi avversi (AE) più comuni osservati con l’anticorpo monoclonale (≥1%), rispetto al placebo, sono stati i seguenti: disturbi cardiaci (dupilumab n=1/72, placebo n=2/37); disturbi vascolari (dupilumab n=3/72, placebo n=0/37), infezioni e infestazioni (dupilumab n=13/72, placebo n=10/37), reazione al sito di iniezione (dupilumab n=7/72, placebo 2/37) e COVID-19 (dupilumab n=7/72, placebo n=2/37).

Riassumendo
Lo studio, il più grande nel suo genere ad aver utilizzato FRI per valutare l’impatto di un farmaco biologico sui polmoni, ha rilevato che i pazienti che assumono dupilumab hanno ottenuto una riduzione significativa dell’infiammazione delle vie aeree e hanno registrato una riduzione numericamente maggiore dei punteggi relativi ai tappi di muco (accumulo di muco nei polmoni) e miglioramenti numericamente maggiori del volume e del flusso delle vie aeree, il che indica un miglioramento della loro capacità di respirare più normalmente.

I tappi di muco nei pazienti con asma e altre patologie respiratorie sono associati all’infiammazione di tipo 2 e svolgono un ruolo nell’ostruzione del flusso d’aria, portando talvolta a sintomi persistenti.
L’imaging respiratorio funzionale utilizzato nello studio, pertanto, si configura come uno strumento in grado di misurare più accuratamente l’effetto di un farmaco biologico sull’ostruzione del muco nei pazienti a rischio in diverse patologie respiratorie.

Fonte: comunicato stampa aziendale