Gaza, appello alla pace di Kamala Harris: “Cessate il fuoco subito”


Gaza, l’appello della vicepresidente americana Kamala Harris: “Cessate il fuoco adesso”. Hamas avverte: “Intesa con Israele non prima dell’inizio del Ramadan”

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Nella Striscia di Gaza serve il cessate il fuoco: lo ha detto la vicepresidente degli Stati Uniti, Kamala Harris, in quello che alcuni media internazionali definiscono l’intervento più forte giunto a Israele dall’alleato americano. Nella sua visita di ieri all’Edmund Pettus Bridge in Selma, nello Stato dell’Alabama, per celebrare la strage di attivisti di 59 anni fa, la numero due della Casa Bianca ha detto che Israele non sta facendo abbastanza per “scongiurare la catastrofe umanitaria” a Gaza, dopo l’operazione lanciata da Tel Aviv in risposta agli assalti dei commando di Hamas del 7 ottobre, in cui 1200 persone sono state uccise.

Kamala Harris ha inoltre fatto appello ad Hamas affinché rilasci tutti gli ostaggi catturati il 7 ottobre e perché le parti accettino i termini di un negoziato che si sta discutendo in questi giorni e ha visto anche la mediazione, oltre che degli Stati Uniti, di Egitto, Turchia, Francia e Qatar, e punta a una tregua di sei settimane in concomitanza con il mese di Ramadan.

Nella Striscia però, dove le vittime hanno superato quota 30mila, gli attacchi non si arrestano: l’Unicef ha denunciato che almeno dieci bambini sono morti per disidratazione e malnutrizione nell’ospedale di Kamal Adwan, mentre l’ong Medici senza frontiere (Msf) ha riferito ieri che un capannone è stato colpito accanto all’ingresso principale dell’ospedale emiratino di Rafah. L’organizzazione ha fatto sapere che in questa struttura, fondamentale per il reparto maternità, è stata registrata “l’uccisione e il ferimento di diverse persone, tra cui un membro dello staff di un’ambulanza”. Medici senza frontiere ha aggiunto: “Terrorizzati i pazienti che si trovavano nelle vicinanze”.

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HAMAS: INTESA CON ISRAELE NON PRIMA INIZIO RAMADAN 10 MARZO

L’accordo con Israele per una tregua di sei settimane in cambio del rilascio di parte degli ostaggi non sarà raggiunto “prima della fine della prossima settimana“, ossia in concomitanza con l’inizio del Ramadan del 10 marzo, a differenza di quanto riportato ieri da media internazionali che accreditavano l’ipotesi di un’intesa entro 24-48 ore. Lo ha riferito il Wall Street Journal, citando una fonte interna di Hamas.

È intanto giallo su dove si trovi il portavoce dell’organizzazione palestinese, Yahya Sinwar. Media internazionali hanno sottolineato che i suoi collaboratori non saprebbero dove si trovi e quindi non riuscirebbero ad ottenere indicazioni sull’accordo. Il suo ultimo messaggio risale a circa una settimana fa. La sua posizione fino ad allora era di non dire sì a una intesa in maniera frettolosa e di sperare che l’operazione militare israeliana su Rafah – dove sono affluiti oltre un milione e mezzo di sfollati da Gaza – sia in grado di “riaccendere la reazione dei Paesi arabi” per la causa palestinese.

Le autorità egiziane, che stanno ospitando i negoziati al Cairo a cui contribuiscono anche Stati Uniti e Qatar, hanno fatto sapere di essere “ottimisti” sul raggiungimento di una tregua di sei settimane che preveda il rilascio di parte degli ostaggi. Il governo israeliano tuttavia non ha inviato una delegazione al tavolo perché ha trovato insoddisfacenti le proposte giunte dal gruppo palestinese ai negoziati che si sono svolti la scorsa settimana a Parigi.

FONTE: Agenzia di stampa Dire (www.dire.it).