Emergenza carceri: due detenuti si tolgono la vita a Caserta e Verona


Due detenuti si sono impiccati nelle carceri di Verona e Caserta: già 15 suicidi in cella dal 1° gennaio. I sindacati della Polizia penitenziaria insorgono

detenuti carcere

Altri due suicidi nelle carceri italiane, di cui da tempo viene denunciato la situazione gravissima di degrado, tensione e insufficienza di personale. Entrambi i detenuti sono stati trovati impiccati all’interno delle loro celle. I soccorsi sono stati inutili. A Verona si è suicidato un detenuto 38enne di origini ucraine che aveva già provato a togliersi la vita un mese fa, in quel caso tagliandosi la gola, ed era stato curato in ospedale e poi in infermeria all’interno del carcere. Era da pochi giorni uscito dalla sezione psichiatrica. Sempre nella serata di ieri, si è suicidato anche un detenuto nella Casa circondariale di Carinola nel Casertano: si tratta di un uomo di 58 anni, disabile, condannato per reati sessuali. I sindacati della Polizia penitenziaria insorgono. Il conto dei suicidi in carcere, con questi due, arriva a 15 morti dal primo gennaio 2024, quindi in poco più di un mese.

LA RABBIA DEI SINDACATI

Manda a dire il Sappe, Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria, per bocca del segretario generale Donato Capece: “Siamo costernati ed affranti: un detenuto che si toglie la vita in carcere è una sconfitta per lo Stato e per tutti noi che lavoriamo in prima linea”, denuncia Donato Capece, segretario generale del sindacato autonomo Polizia Penitenziaria. E gli fa eco Gennarino De Fazio, segretario generale della Uilpa Polizia Penitenziaria: “Nostro malgrado, la carneficina nelle carceri del Paese continua, così come proseguono il malaffare, le risse, le aggressioni alla Polizia penitenziaria, il degrado e molto altro ancora”. De Fazio chiede al governo di attivarsi immediatamente con “interventi mirati” e con un decreto carceri che colmi i problemi di personale. Capece chiede “riforme strutturali“. Quel che è certo è che va trovato il modo di risolvere la carenza di personale e la drammatica mancanza di operatori sanitari, psicologi e psichiatri nelle carceri in Italia.

IL SUICIDIO A VERONA

“È stato ritrovato ieri sera verso le 20 impiccato nella sua cella della sezione infermeria del carcere di Verona il 14simo detenuto morto suicida dall’inizio dell’anno, il quinto in poche settimane nel penitenziario scaligero. A nulla sono valsi i soccorsi della Polizia penitenziaria e del personale sanitario. Si tratta di un detenuto di origini ucraine che già un mese fa si era tagliato la gola ed era per questo stato ricoverato in ospedale”, racconta il segretario generale di Uilpa Penitenziaria.

IL SUICIDIO A CASERTA

il suicidio avvenuto a Carinola lo racconta Tiziana Guacci, segretario regionale per la Campania del Sappe: “Ieri sera presso il carcere di Carinola, nel Casertano, si è consumato un nuovo dramma che vede il suicidio di un detenuto – sex- offender, disabile, anni 58 – nella propria cella L’uomo è’ stato trovato impiccato e sono stati inutili i tentativi di soccorso da parte dei sanitari e del personale di Polizia Penitenziaria”. E prosegue: “Si continua a parlare se ci sono azioni da intraprendere per poter evitare tale gesto estremo”, evidenzia la sindacalista. “Il suicidio è sicuramente un evento imprevedibile, pertanto se una persona decide di suicidarsi prima o poi troverà il modo di farlo. Il problema è preventivo, non successivo. Con il passaggio della sanità penitenziaria alle Regioni, la situazione è purtroppo estremamente peggiorata”, prosegue. “La carenza di operatori sanitari, psicologi e psichiatri è il punto cruciale della questione. A nostro avviso servono concorsi regionali e assunzioni di personale sanitario da destinare esclusivamente alle carceri campane”, conclude Guacci. “L’azione congiunta tra Regione Campania e il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria è necessaria affinché si possa aiutare il personale di Polizia Penitenziaria nel suo difficile lavoro”.

SAPPE: “COME SI FA A LAVORARE COSÌ?”

“L’ennesimo suicidio di un detenuto in carcere dimostra come i problemi sociali e umani permangono: è il suicidio di un detenuto rappresenta un forte agente stressogeno per il personale di polizia e per gli altri detenuti” aggiunge Capece. “È fondamentale dare corso a riforme davvero strutturali nel sistema penitenziario e dell’esecuzione della pena nazionale, a cominciare dall’espulsione dei detenuti stranieri, specie quelli – e sono sempre di più – che, ristretti in carceri italiani, si rendono protagonisti di eventi critici e di violenza durante la detenzione. E se a tutto questo si aggiunga la gravissima carenza di poliziotti penitenziari. Come si fa a lavorare così?”, conclude, amareggiato, il leader nazionale del Sappe.

Capece tira in ballo anche l’Osservatorio della sanità penitenziaria istituito dalla Regione Campania anni fa: “Mi chiedo cosa ha fatto, cosa sta facendo, cosa farà per fronteggiare questa piaga sociale e umana che mortifica tutti. Serve a poco monitorare se poi non si producono strategie concrete di contrasto al disagio individuale dei soggetti in carcere”.

UILPA: “SERVONO INTERVENTI SUBITO”

“Apprezziamo che il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, dopo le incaute dichiarazioni in occasione della relazione al Parlamento sull’amministrazione della giustizia abbia parzialmente corretto il tiro rispetto alla drammatica piaga delle morti in carcere, ma è ancora troppo poco”, dice ancora Gennarino De Fazio. “Non bastano le dichiarazioni d’intenti, pur in parte condivisibili, e i progetti di ampio respiro che, a voler pensar male sperando di non azzeccarci, potrebbero servire a buttare la palla in tribuna. Servono interventi subito. Ribadiamo che allo stato attuale è persino in dubbio la sussistenza dei presupposti giuridici per il mantenimento delle strutture carcerarie”, prosegue il Segretario della Uilpa Polizia Penitenziaria.

UILPA: “LA POLIZIA PENITENZIARIA È SOTTO DI 18 MILA UNITÀ”

“Il ministro Nordio e il governo Meloni varino subito un decreto carceri per consentire cospicue assunzioni straordinarie, con procedure accelerate, alla sola Polizia penitenziaria mancano 18mila unità, e il deflazionamento della densità detentiva, sono 15mila i ristretti in più, pure attraverso una gestione esclusivamente sanitaria dei malati di mente e percorsi alternativi per i tossicodipendenti”, prosegue De Fazio. “Parallelamente, il Parlamento approvi una legge delega per la riforma complessiva del sistema d’esecuzione penale, la reingegnerizzazione del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria e del Dipartimento per la Giustizia Minorile e di Comunità e la riorganizzazione del Corpo di polizia penitenziaria. Ogni giorno che passa i morti aumentano”, conclude De Fazio.

FONTE: AGENZIA DI STAMPA DIRE