Osteoporosi e artrite reumatoide: mix micidiale per le fratture


Il rischio di fratture legate all’osteoporosi è significativamente più elevato nei pazienti con artrite reumatoide rispetto alla popolazione generale

osteoporosi italia dati ecolight

Il rischio di fratture legate all’osteoporosi è significativamente più elevato nei pazienti con artrite reumatoide (AR) rispetto alla popolazione generale. Queste le conclusioni di uno studio svedese, recentemente pubblicato su BMC Rheumatology.

Razionale e obiettivi dello studio
I pazienti affetti da AR presentano spesso molte comorbilità, con osteoporosi e fratture da fragilità osservate in una percentuale rilevante di casi. Nella popolazione generale, uomini e donne sono colpiti dall’osteoporosi in modo diverso, con le donne che subiscono una perdita ossea in età più precoce a causa dei cambiamenti ormonali al momento della menopausa. Per questo motivo, i ricercatori hanno esaminato l’incidenza delle fratture legate all’osteoporosi tra gli uomini e le donne affetti da AR rispetto alla popolazione generale e hanno valutato i potenziali predittori di fratture nei soggetti affetti da AR.

Disegno dello studio
Lo studio, avente un disegno di coorte, ha incluso pazienti di Malmö (Svezia), aventi una diagnosi di AR e reclutati dagli ambulatori di reumatologia e dall’ospedale universitario della città svedese. I dai dei pazienti con diagnosi di AR sono stati incrociati, per età e sesso, con quelli relativi ad una popolazione di controllo dell’area residenziale.

I ricercatori hanno utilizzato il questionario di valutazione della salute (HAQ) e le scale analogiche visive (VAS) per raccogliere informazioni sul dolore e sullo stato di salute generale, nonché sul trattamento antireumatico attuale e pregresso I dati sull’impiego di farmaci biologici (bDMARD) sono stati raccolti attraverso i registri nazionali.

I dati sulle fratture dei pazienti e del gruppo di controllo sono stati recuperati dal Registro Nazionale Svedese dei Ricoveri e dal Registro delle Cause di Morte, utilizzando codici diagnostici diversi per identificare le fratture dell’anca, del braccio superiore prossimale, dell’avambraccio distale e delle vertebre.

In totale sono stati inclusi nello studio 1.928 pazienti, di cui 1.401 (73%) erano donne; l’età media dei pazienti era di 60,5 anni al momento dell’inclusione nello studio. Prima del suo avvio, 13 uomini e 81 donne con AR presentavano già una frattura documentata; 585 (30,3%) pazienti con AR sono stati trattati con bDMARD in qualsiasi momento durante il periodo di studio.

Risultati principali
Dall’analisi è emerso che un totale di 51 (10,2%) uomini e 202 (15,8%) donne con AR hanno avuto almeno una frattura, rispetto a 118 (6,6%) uomini e 602 (12,3%) donne del gruppo di controllo. I corrispondenti tassi di incidenza, misurati per 1.000 anni-persona a rischio (PYR), erano pari a 7,86 vs 4,70 tra gli uomini con AR rispetto al gruppo di controllo. Analogamente, i tassi di incidenza tra le donne con AR e il gruppo di controllo sono stati rispettivamente pari a 11,6 per 1000 PYR e 8,27 per 1000 PYR.

L’incidenza complessiva di fratture nella coorte di pazienti con AR è stata di 10,6 per 1000 PYR (IC95%: 9,31-12,0). I pazienti di sesso maschile e quelli di sesso femminile con AR hanno sperimentato un aumento del rischio complessivo di fratture comparabile ( hazard ratio [HR]: 1,55; IC95%:1,03-2,34 e HR: 1,52; IC95%: 1,27-1,83, rispettivamente).

L’analisi di sottogruppo ha rilevato un tasso più elevato di fratture prossimali della parte superiore del braccio tra i pazienti con AR, con trend simili riscontrati tra i pazienti con malattia precoce e consolidata.
I modelli di regressione di Cox hanno mostrato che il rischio di fratture correlate all’osteoporosi era simile al rischio complessivo di fratture, con un HR di 1,62 (IC95%: 1,08-2,42) tra gli uomini, un HR di 1,44 (IC95%:1,21-1,72) tra le donne e un HR di 1,47 (IC95%:1,25-1,72) considerando la coorte in toto.

In particolare, è emerso che l’anamnesi di una precedente frattura era significativamente associata ad un rischio più elevato di ulteriori fratture nella coorte in toto (HR: 2,10; IC95%:1,48-2,98). Mentre questa tendenza era simile nel sesso femminile (HR: 2,08; IC95%:1,45-2,98), non è risultata statisticamente significativa negli uomini (HR;  2,64; IC95%: 0,61-11,45).

Da ultimo, i fattori predittivi di frattura tra i pazienti con AR includevano l’età più avanzata, la maggiore durata della malattia e punteggi HAQ e VAS più elevati. Non è stata riscontrata, invece, alcuna associazione tra il rischio di fratture e il trattamento con metotrexato, bDMARD o glucocorticoidi.

Limiti e implicazioni dello studio
Nel commentare i risultati, i ricercatori hanno ammesso, tra i limiti dello studio, la mancanza di alcuni dati al basale, tra cui il dosaggio giornaliero di prednisolone, i punteggi di attività della malattia e le informazioni sullo stato socioeconomico e l’etnia di appartenenza.

Ciò premesso, gli autori del lavoro hanno affermato che, nel complesso, “…sia gli uomini che le donne con AR della coorte presentavano un rischio maggiore di fratture legate all’osteoporosi rispetto alla popolazione generale. I pazienti di sesso maschile con malattia conclamata hanno mostrato un rischio particolarmente elevato di fratture dell’anca; pertanto, una maggiore attenzione alla prevenzione delle fratture in questo gruppo di pazienti sarebbe probabilmente utile”.

Bibliografia
Thunder L et al. Osteoporosis-related fractures in men and women with established and early rheumatoid arthritis: predictors and risk compared with the general population. BMC Rheumatol. Published online September 8, 2023. doi:10.1186/s41927-023-00354-7
Leggi