SGLT2 protagonisti dell’update delle linee guida per lo scompenso cardiaco


L’aggiornamento delle linee guida 2021 della Società Europea di Cardiologia (ESC) sullo scompenso cardiaco acuto e cronico consacra il ruolo degli SGLT2

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L’update delle linee guida 2021 della Società Europea di Cardiologia  (ESC) sullo scompenso cardiaco (HF) acuto e cronico, presentato ad Amsterdam al congresso ESC 2023, consacra il ruolo degli inibitori del co-trasportatore 2 di sodio-glucosio (SGLT2) nella terapia dell’insufficienza cardiaca a frazione di eiezione conservata e moderatamente conservata e nello scompenso con comorbidità, riconosce il valore terapeutico di finerenone, un nuovo antialdosteronico non steroideo, ridefinisce i criteri di ottimizzazione della terapia e dei controlli pre e post-dimissione e sottolinea l’importanza del trattamento con ferro endovena in questa patologia.

La Task Force di specialisti autrice del documento, capitanata da Marco Metra, Istituto di Cardiologia, ASST Spedali Civili Brescia e Dipartimento di Specialità Mediche e Chirurgiche, Scienze Radiologiche e Sanità Pubblica, Università degli Studi di Brescia e Theresa McDonagh, King’s College Hospital, Londra, spiega nella prefazione  che l’aggiornamento delle linee guida 2021 su diagnosi e trattamento dell’insufficienza cardiaca acuta e cronica si è reso necessario alla luce dei dati scaturiti da nuovi studi randomizzati e controllati che dovrebbero modificare la gestione dei pazienti, in attesa della realizzazione delle nuove linee guida.

Le nuove raccomandazioni si sono focalizzate su tre aree:

  • insufficienza cardiaca cronica con frazione di eiezione moderatamente ridotta (HFmrEF) e conservata (HFpEF);
  • insufficienza cardiaca acuta;
  • comorbidità e prevenzione dello scompenso cardiaco.

Sono stati selezionati 17 studi per essere inclusi nelle tabelle delle raccomandazioni solo i risultati che avrebbero portato a raccomandazioni di classe I/IIa, nuove o modificate rispetto alle precedenti.

Oltre a selezionare gli studi da includere, la Task Force ha anche discusso l’opportunità di modificare la definizione di HFpEF in HF con frazione di eiezione normale (HFnEF) e la soglia della frazione di eiezione ventricolare sinistra (LVEF) per l’HFnEF. La Task Force ha infine deciso di mantenere il termine HFpEF e di lasciare che qualsiasi ulteriore modifica della terminologia venga presa in considerazione nelle prossime linee guida HF dell’ESC.

Entriamo allora nel vivo delle novità contenuto nel documento.

Scompenso cardiaco cronico
Il focus update ha ripreso la classificazione dello scompenso cardiaco in funzione della LVEF.

Definizione di insufficienza cardiaca con frazione di eiezione ridotta, frazione di eiezione lievemente ridotta e frazione di eiezione conservata.

Tipo di HFHFrEFHFmrEFHFpEF
Criteri       1Sintomi ± segniaSintomi ± segniaSintomi ± segnia
                 2LVEF ≤40%LVEF 41–49%bLVEF ≥ 50%
              3Evidenza oggettiva di anomalie cardiache strutturali e/o funzionali coerenti con la presenza di disfunzione diastolica del ventricolo sinistro/aumento delle pressioni di riempimento del ventricolo sinistro, compreso l’aumento dei peptidi natriureticic

HF, insufficienza cardiaca; HFmrEF, insufficienza cardiaca con frazione di eiezione lievemente ridotta; HFpEF, insufficienza cardiaca con frazione di eiezione conservata; HFrEF, insufficienza cardiaca con frazione di eiezione ridotta; LV, ventricolo sinistro; LVEF, frazione di eiezione ventricolare sinistra.
a I segni possono non essere presenti nelle fasi iniziali dell’HF (soprattutto nell’HFpEF) e nei pazienti trattati in modo ottimale.
b Per la diagnosi di HFmrEF, la presenza di altre evidenze di cardiopatia strutturale (ad esempio, aumento delle dimensioni dell’atrio sinistro, ipertrofia LV o misure ecocardiografiche di compromissione del riempimento LV) rende la diagnosi più probabile.
c Per la diagnosi di HFpEF, maggiore è il numero di anomalie presenti, maggiore è la probabilità di HFpEF.

Nelle linee guida 2021 gli esperti non avevano posto alcuna raccomandazione all’uso degli SGLT2 inibitori nei pazienti con HFmrEF e in quelli con HFpEF data la mancanza di studi a supporto.

Da allora, tuttavia, si sono resi disponibili i dati di due studi con gli inibitori di SGLT2, l’EMPEROR-Preserved trial con empagliflozin e il DELIVER trial con dapagliflozin, in pazienti con HF e LVEF >40%, che hanno giustificato un aggiornamento delle raccomandazioni sia per l’HFmrEF che per l’HFpEF.

L’EMPEROR-Preserved ha riscontrato a un follow-up medio di 26,2 mesi una riduzione dell’endpoint primario costituito da un composito di morte cardiovascolare (CV) o ricovero per HF del 21% ( hazard ratio 0,79; IC al 95% 0,69-0,90; p<0,001) nei pazienti trattati con empagliflozin 10 mg qd, un effetto principalmente legato alla riduzione dell’ospedalizzazione.

Il DELIVER trial ha mostrato come dapagliflozin abbia ridotto del 18% l’endpoint primario di morte CV o peggioramento dell’HF (ospedalizzazione per HF o visita urgente per HF) (HR 0,82; IC al 95%: 0,73- 0,92; P < 0,001). Ancora una volta, l’effetto principale era dovuto a una riduzione del peggioramento dell’HF e non è stata osservata una riduzione significativa della morte CV. Dapagliflozin ha anche migliorato il carico dei sintomi. Gli effetti erano indipendenti dallo stato di diabete di tipo 2 (T2DM). L’efficacia di dapagliflozin era consistente nei pazienti che rimanevano sintomatici, nonostante il miglioramento della LVEF, suggerendo che anche questi pazienti possono beneficiare dell’inibizione di SGLT2.

Una successiva meta-analisi dei dati aggregati dei due studi ha evidenziato una riduzione del 20% dell’endpoint composito di morte CV o prima ospedalizzazione per HF (HR 0,80; IC al 95%: 0,73-0,87; P < 0,001). La morte CV non è stata ridotta in modo significativo (HR 0,88,; IC al 95%: 0,77-1,00; P = 0,052). L’ospedalizzazione per HF è stata ridotta del 26% (HR 0,74; IC al 95%: 0,67-0,83; P < 0,001).

Un’altra meta-analisi sui dati dei singoli pazienti che ha incorporato i dati di DAPA-HF (Dapagliflozin And Prevention of Adverse outcomes in Heart Failure) in soggetti con HFrEF e quelli del DELIVER ha confermato come l’effetto di dapagliflozin non differisca in base alla frazione di eiezione. Questa meta-analisi ha anche mostrato una riduzione del rischio di morte per cause CV (HR 0,86; IC al 95%: 0,76-0,97; P = 0,01) nei pazienti trattati con dapaglifozin.

Sulla base dei dati di questi studi la Task Force ha licenziato le raccomandazioni per il trattamento di pazienti con scompenso cardiaco sintomatico, riassunte nella seguente tabella.

Raccomandazioni per il trattamento dei pazienti con insufficienza cardiaca sintomatica con frazione di eiezione lievemente ridotta e con frazione di eiezione conservata

RaccomandazioneClasseaLivellob
HFmrEFUn inibitore SGLT2 (dapagliflozin o empagliflozin) è raccomandato nei pazienti con HFmrEF per ridurre il rischio di ospedalizzazione per HF o di morte CVc I A
HFpEFUn inibitore SGLT2 (dapagliflozin o empagliflozin) è raccomandato nei pazienti con HFpEF per ridurre il rischio di ospedalizzazione per HF o di morte CVc I A

CV, cardiovascolare; HF, insufficienza cardiaca; HFmrEF, insufficienza cardiaca con frazione di eiezione lievemente ridotta; SGLT2, co-trasportatore 2 di sodio-glucosio.
a Classe di raccomandazione.
b Livello di evidenza.
c Questa raccomandazione si basa sulla riduzione dell’endpoint primario composito utilizzato negli studi EMPEROR-Preserved e DELIVER e in una meta-analisi. Tuttavia, va notato che si è verificata una riduzione significativa solo dei ricoveri per HF e nessuna riduzione della mortalità CV.

Il commento di Michele Senni
«Finalmente abbiamo un’arma efficace per i pazienti con insufficienza cardiaca a frazione di eiezione moderatamente ridotta», commenta il professor Michele Senni, Università degli Studi di Milano Bicocca, Direttore Dipartimento Cardiovascolare Ospedale Papa Giovanni XXIII, Bergamo.

«Tuttavia, uno dei grossi problemi per quanto riguarda in particolar modo il paziente con frazione di elezione preservata è la diagnosi, che non è sempre facile. Al proposito credo che possa essere ragionevole adottare i criteri diagnostici utilizzati nel DELIVER e nell’EMPEROR-Preserved, cioè sintomi e segni, elevazione degli ormoni natriuretici e presenza di una alterazione strutturale come l’ipertrofia ventricolare e/o la dilatazione dell’atrio sinistro. Si tratta di criteri semplici particolarmente utili per gli internisti, che vedono più frequentemente dei cardiologi queste tipologie di pazienti, spesso anziani e con comorbidità».

Scompenso cardiaco acuto
L’aggiornamento delle linee guida ESC 2021 sull’insufficienza cardiaca ha introdotto delle novità sia nella terapia medica sia nelle strategie di gestione dei pazienti.

La Task Force di specialisti ha, infatti, aggiunto al trattamento standard dello scompenso cardiaco acuto anche gli SGLT2 inibitori, in base ai dati dello studio EMPULSE. In questo trial i pazienti con questa forma di insufficienza cardiaca trattati con empagliflozin hanno raggiunto in proporzione maggiore rispetto al placebo l’endpoint primario rappresentato dal “beneficio clinico”, definito utilizzando un composito gerarchico di morte per qualsiasi causa, numero di eventi di HF e tempo al primo evento di HF, o una differenza di ≥5 punti nella variazione dal basale del punteggio totale dei sintomi del Kansas City Cardiomyopathy Questionnaire a 90 giorni (win ratio stratificato 1,36; IC al 95%: 1,09-1,68; P = 0,0054). L’efficacia era indipendente dalla LVEF e dallo stato di diabete. Dal punto di vista della sicurezza, il tasso di eventi avversi è stato simile tra i due gruppi di trattamento.

Questi risultati sono coerenti con quelli dimostrati per gli SGLT2 inibitori nei pazienti con HF cronica, indipendentemente dalla LVEF, e anche in quelli ricoverati di recente per HF, una volta stabilizzati clinicamente. La Task Force invita, comunque, alla cautela nei pazienti con T2DM a rischio di chetoacidosi diabetica, in particolare in quelli in trattamento insulinico quando si riduce l’apporto di carboidrati o si modifica la dose di insulina. Gli SGLT2 inibitori non sono indicati nei pazienti con diabete di tipo 1.

L’altro punto rilevante riguarda le raccomandazioni sulle strategie di management ospedaliero dell’HF con particolare riferimento alle fasi di pre-dimissione e post-dimissione. Le nuove raccomandazioni della Task Force dell’ESC sono state decise in funzione dei dati dello studio STRONG-HF che ha mostrato la sicurezza e l’efficacia di un approccio basato sull’avvio e sulla titolazione della terapia medica orale per l’HF entro 2 giorni dalla dimissione ospedaliera anticipata e nelle visite di follow-up pianificate dopo la dimissione.

La Task Force Esc raccomanda, quindi, un’assistenza ad alta intensità per l’avvio e la rapida titolazione delle terapie orali per l’HF e uno stretto follow-up nelle prime 6 settimane dopo la dimissione da un ricovero per HF acuto per ridurre il rischio di riammissione per HF o di morte per tutte le cause. Durante le visite di follow-up, occorre prestare particolare attenzione ai sintomi e ai segni di congestione, alla pressione arteriosa, alla frequenza cardiaca, ai valori di NT-proBNP, alle concentrazioni di potassio e all’eGFR.

Raccomandazione per il follow-up pre-dimissione e post-dimissione dei pazienti ricoverati per insufficienza cardiaca acuta

RaccomandazioneClasseaLivellob
Per ridurre il rischio di riospedalizzazione per HF o di morte, si raccomanda una strategia intensiva di inizio e rapida titolazione di un trattamento basato sulle evidenze scientifiche prima della dimissione e durante frequenti e accurate visite di follow-up nelle prime 6 settimane successive all’ospedalizzazione per HFc,d,e

I

B

ACE-I, inibitore dell’enzima di conversione dell’angiotensina; ARB, bloccante del recettore dell’angiotensina; ARNI, inibitore del recettore dell’angiotensina-neprilisina; CV, cardiovascolare; HF, insufficienza cardiaca; HFmrEF, insufficienza cardiaca con frazione di eiezione lievemente ridotta; HFpEF, insufficienza cardiaca con frazione di eiezione conservata; HFrEF, insufficienza cardiaca con frazione di eiezione ridotta; MRA, antagonista del recettore dei mineralocorticoidi; NT-proBNP, peptide natriuretico N-terminale pro-B-tipo.
a Classe di raccomandazione.
b Livello di evidenza.
c Nello STRONG-HF è stato valutato l’uso di ACE-I/ARB/ARNI, beta-bloccanti e MRA in pazienti con HFrEF, HFmrEF e HFpEF.
d Questa raccomandazione si basa sulla riduzione dell’endpoint primario utilizzato nello studio STRONG-HF. Tuttavia, va notato che si è verificata una riduzione significativa solo dell’ospedalizzazione per HF e nessuna riduzione della sola morte CV o di tutte le cause e che questi risultati sono stati ottenuti in una popolazione specifica di pazienti, non già in trattamento con dosi massicce di terapie per HF basate sull’evidenza, che erano emodinamicamente stabili, con concentrazioni di NT-proBNP elevate allo screening (>2500pg/mL) e con una diminuzione della concentrazione >10% tra lo screening e la randomizzazione, secondo i criteri di arruolamento. eAnche se STRONG-HF si basava solo sulla triplice terapia con modulatori neuroormonali, questa raccomandazione include anche empagliflozin o dapagliflozin sulla base di recenti evidenze.

Il commento di Massimo Iacoviello
Il professor Massimo Iacoviello, Ex – Chair person Area Scompenso Cardiaco Associazione nazionale medici cardiologi ospedalieri (ANMCO), in merito all’insufficienza cardiaca acuta commenta: «L’aggiornamento delle linee guida ha ribadito e rinforzato la possibilità di utilizzare l’ospedalizzazione per ottimizzare la terapia medica dello scompenso cardiaco acuto.  Il trial STRONG-HF dimostra che se si inizia a ottimizzare la terapia in pre-dimissione introducendo i farmaci raccomandati per migliorare la prognosi dei pazienti e si continuiano a seguire i pazienti nel post-dimissione ottimizzando ulteriormente questa terapia, è possibile ridurre in maniera molto rilevante gli eventi e quindi la probabilità che i pazienti debbano nuovamente essere ospedalizzati o muoiano». Il professore sottolinea un altro aspetto importante. «Il nuovo documenta promuove l’impiego degli SGLT2 inibitori anche nello scompenso acuto per i loro benefici in termini di prognosi e la loro sicurezza. Inoltre, questi farmaci non hanno bisogno di titolazione e quindi semplificano di molto la terapia rispetto alle altre classi».

Comorbidità

Insufficienza renale cronica e diabete di tipo 2
L’aggiornamento fornisce nuove raccomandazioni per la prevenzione dell’HF nei pazienti con insufficienza renale cronica (CKD) e T2DM.

Le novità riguardano l’inserimento nelle raccomandazioni del trattamento di questi pazienti con SGLT2 inibitori e con un nuovo antialdosteronico, il finerenone.

SGLT2 inibitori
Per quanto riguarda gli SGLT2 inibitori, la decisione della Task Force ESC è maturata dai riscontri di due studi, interrotti per efficacia e di una meta-analisi, pubblicati di recente.

Il primo studio è il DAPA-CKD, trialmulticentrico, in doppio cieco, controllato con placebo, randomizzato, che ha incluso pazienti diabetici e non diabetici con un rapporto albumina urinaria/creatinina ≥200 mg/g e un eGFR di 25-75 ml/ min/1,73 m2, assegnati in modo casuale 1:1 a dapagliflozin 10 mg una volta al giorno o a placebo. Complessivamente, 468 dei 4304 pazienti arruolati (11%) avevano una storia di HF. Durante un follow-up mediano di 2,4 anni, la riduzione dell’outcome primario, un composito di declino sostenuto dell’eGFR ≥50%, insufficienza renale allo stadio terminale o morte renale o CV, è stata del 39% nel gruppo dapagliflozin rispetto al placebo (HR 0,61; IC al 95%:0,51-0,72; P < 0,001). Inoltre, l’outcome secondario di ospedalizzazione per HF o morte CV è stato ridotto del 29% da dapagliflozin rispetto al placebo (HR 0,71; IC al 95%: 0,55-0,92; P = 0,009).

Il secondo studio è l’EMPA-KIDNEY che ha arruolato pazienti con CKD con eGFR 20-45 ml/min/1,73 m2, anche in assenza di albuminuria, o con un eGFR di 45-90 ml/min/1,73 m2 e un rapporto albumina urinaria-creatinina ≥200 mg/g. I pazienti sono stati randomizzati 1:1 a empagliflozin 10 mg una volta al giorno o a placebo. Complessivamente, 658 dei 6609 pazienti arruolati (10%) avevano una storia di HF. Durante un follow-up mediano di 2,0 anni, è stata osservata una riduzione dell’endpoint primario rappresentato da un composito di progressione della malattia renale o di morte per cause CV. Il rischio di ospedalizzazione per HF o di morte per cause CV non è stato ridotto in modo significativo (HR 0,84, IC al 95%: 0,67-1,07; P = 0,15).

Gli studi DAPA-CKD, EMPA-KIDNEY, CREDENCE (Canagliflozin and Renal Events in Diabetes With Established Nephropathy Clinical Evaluation) e SCORED (Effect of Sotagliflozin on Cardiovascular and Renalì Events in Patients with Type 2 Diabetes and Moderate Renal Impairment Who Are at Cardiovascular Risk) sono stati inclusi con gli studi sull’HF in una recente meta-analisi. compromissione renale moderata che sono a rischio cardiovascolare) sono stati inclusi insieme agli studi sull’HF in una recente meta-analisi. La riduzione dei ricoveri per HF e della mortalità CV è risultata simile indipendentemente dalla storia di diabete quando sono stati inclusi gli studi sull’HF e sulla CKD (HR 0,77; IC al 5%: 0,73-0,81 nei pazienti con T2DM e HR 0,79; IC al 95%: 0,72-0,87 in quelli senza T2DM).

Sulla base di questi risultati, il documento di update raccomanda gli SGLT2 inibitori nei pazienti con CKD e T2DM che abbiano le caratteristiche aggiuntive dei incluse nei trial, tra cui un eGFR >20-25 ml/min/1,73 m2, per ridurre il rischio di ospedalizzazione per HF o morte CV.

Finerenone
Il finerenone antagonista selettivo non steroideo del recettore dei mineralocorticoidi (MRA), ha ricevuto l’imprimatura dalla Task Force ESC in funzione di due studi su pazienti con malattia renale diabetica.

Lo studio FIDELIO-DKD ha arruolato 5734 pazienti (di cui il 7,7% con HF) con un rapporto albumina urinaria/creatinina di 30-300 mg/g, un eGFR di 25-60 ml/min/1,73 m2 e retinopatia diabetica, oppure un rapporto albumina urinaria/creatinina di 300-5000 mg/g e un eGFR di 25-75 ml/min/1,73m2. L’outcome primario dello studio, valutato in un’analisi time-to-event, era un composito di insufficienza renale, una diminuzione sostenuta di ≥40% dell’eGFR rispetto al basale in un periodo di ≥4 settimane, o morte per cause renali. L’endpoint primario dello studio è stato ridotto dal finerenone rispetto al placebo del 18% (HR 0,82; IC al 95%: 0,73-0,93; P = 0,001), durante un follow-up mediano di 2,6 anni.

Nello studio FIGARO-DKD, l’outcome primario, valutato in un’analisi time-to-event, era un composito di morte per cause CV, infarto miocardico non fatale, ictus non fatale o ricovero per HF. Lo studio ha arruolato pazienti adulti con T2DM e CKD trattati con un inibitore del sistema renina-angiotensina alla dose massima tollerata. La CKD è stata definita in base a una delle due serie di criteri: albuminuria persistente e moderatamente elevata (rapporto albumina-creatinina urinaria da 30 a <300 mg/g) e un eGFR 25-90 ml/min/1,73 m2  (indicativi di CKD di stadio 2-4); oppure albuminuria persistente e gravemente elevata (rapporto albumina-creatinina urinaria 300-5000 mg/g) e un eGFR >60 ml/min/1,73 m2 (cioè CKD di stadio 1 o 2). A un follow-up mediano di 3,4 anni, l’outcome primario, morte CV, infarto miocardico non fatale, ictus non fatale o ricovero per HF, è risultato inferiore nel braccio di trattamento rispetto al placebo (HR 0,87; IC al 95%: 0,76-0,98; P = 0,03). Il beneficio è stato determinato da una riduzione dell’incidenza di ricoveri per HF con il finerenone rispetto al placebo (3,2% vs. 4,4%; HR 0,71; IC al 95%: 0,56-0,90).

Una pool analysis pre-specificata, che ha incluso 13 026 pazienti con malattia renale diabetica seguiti per una media di 3,0 anni da entrambi gli studi FIDELIO-DKD e FIGARO-DKD, ha mostrato una riduzione dell’outcome CV composito, comprendente morte CV, ictus non fatale, infarto miocardico non fatale e ricoveri per HF, nonché dei soli ricoveri per HF con il finerenone rispetto al placebo (HR 0,86; IC al 95%: 0,78-0,95; P = 0,0018; e HR 0,78; IC al 95%: 0,66-0,92; P = 0,003).

Questi dati hanno convinto la Task Force Esc a raccomandare finerenone per la prevenzione dell’ospedalizzazione da HF nei pazienti con CKD e T2DM.

Raccomandazioni per la prevenzione dello scompenso cardiaco nei pazienti con diabete mellito di tipo 2 e insufficienza renale cronica

RaccomandazioniClasseaLivellob
Nei pazienti con T2DM e CKDc gli inibitori SGLT2 (dapagliflozin o empagliflozin) sono raccomandati per ridurre il rischio di ospedalizzazione per HF o di morte CV. I A
Nei pazienti con T2DM e CKDc finerenone è raccomandato per ridurre il rischio di ospedalizzazione per HF. 
I
 
A

CKD, insufficienza renale cronica; CV, cardiovascolare; eGFR, velocità di filtrazione glomerulare stimata; HF, insufficienza cardiaca; SGLT2, co-trasportatore 2 di sodio-glucosio; T2DM, diabete mellito di tipo 2.
a Classe di raccomandazione.
b Livello di evidenza.
c CD è stata definita come segue: rapporto albumina-creatinina ≥200-5000 mg/g nel DAPA-CKD;5un eGFR 20-45 ml/min/1,73 m2 o un eGFR 45-90 ml/min/1,73 m2 con un rapporto albumina-creatinina urinaria ≥200 mg/g nell’EMPA-KIDNEY;7un eGFR 25-60 ml/min/1,73 m2, un rapporto albumina-creatinina urinaria 30-300mg/g e retinopatia diabetica, o un eGFR 25-75 ml/min/1,73 me un rapporto albumina-creatinina urinaria 30-300mg/g, e un rapporto albumina-creatinina urinaria 300-5000 mg/g, nel FIDELIO-DKD; e un eGFR 25-90 ml/min/1,73 m2 e un rapporto albumina-creatinina urinaria da 30 a <300 mg/g, o un eGFR >60 ml/min/1,73 me un rapporto albumina-creatinina urinaria 300-5000 mg/g, nel FIGARO-DKD.

Carenza di ferro
Le raccomandazioni per la diagnosi e il trattamento della carenza marziale sono state fornite nelle linee guida ESC HF 2021. Da allora è stato pubblicato un nuovo trial, IRONMAN, studio prospettico, randomizzato, in aperto, in cieco, che ha incluso pazienti con HF, LVEF ≤45% e saturazione della transferrina <20% o ferritina sierica <100 μg/l, assegnati in modo casuale 1:1 al derisomaltosio ferrico per via endovenosa (ev) o alle cure abituali. I risultati di questo studio sono stati inclusi nelle meta-analisi degli studi randomizzati e controllati che hanno confrontato gli effetti della terapia con ferro ev con lo standard di cura o con il placebo nei pazienti con HF e carenza marziale Nell’analisi, che ha incluso 10 studi con 3373 pazienti, il ferro ev ha ridotto il composito di ricoveri totali per HF e morte CV (RR 0,75; IC al 95%: 0,61-0,93; P < 0,01) e il primo ricovero per HF o morte CV (odds ratio 0,72; IC al 95%: 0,53-0,99; P = 0,04). Risultati simili sono stati riscontrati in altre meta-analisi. Nello studio PIVOTAL, un regime di ferro ev ad alte dosi, rispetto a un regime a basse dosi, ha ridotto l’insorgenza di primi e ricorrenti eventi di HF nei pazienti sottoposti a dialisi per CKD in fase terminale.

Sulla base degli studi e delle ecenti meta-analisi, la Task Force ESC  raccomanda la supplementazione di ferro per via endovenosa nei pazienti con HFrEF o HFmrEF e carenza marziale, per migliorare i sintomi e la qualità della vita. La supplementazione con ferro dovrebbe essere presa in considerazione per ridurre il rischio di ospedalizzazione per HF. La carenza marziale è indicata da  una bassa saturazione della transferrina (<20%) o da una bassa concentrazione di ferritina sierica (<100 μg/l).

Raccomandazioni per la gestione della carenza di ferro nei pazienti con insufficienza cardiaca 

RaccomandazioniClasseaLivellob
La supplementazione di ferro per via endovenosa è raccomandata nei pazienti sintomatici con HFrEF e HFmrEF e carenza marziale, per alleviare i sintomi dell’HF e migliorare la qualità della vitac. 
I
 
A
La supplementazione di ferro per via endovenosa con carbossimaltosio ferrico o derisomaltosio ferrico deve essere presa in considerazione nei pazienti sintomatici con HFrEF e HFmrEF e carenza di ferro, per ridurre il rischio di ospedalizzazione per HFc. 
IIa
 
A

HF, insufficienza cardiaca; HFmrEF, insufficienza cardiaca con frazione di eiezione lievemente ridotta; HFrEF, insufficienza cardiaca con frazione di eiezione ridotta.
a Classe di raccomandazione.
b Livello di evidenza.
c La maggior parte delle evidenze si riferisce a pazienti con frazione di eiezione ventricolare sinistra ≤45%.

Il commento di Fabrizio Oliva
«I pazienti con diabete mellito e insufficienza renale cronica costituiscono una popolazione particolarmente a rischio di sviluppare un quadro di insufficienza cardiaca», ricorda il Dott. Fabrizio Oliva, Direttore Cardiologia 1 – Emodinamica, Ospedale Niguarda, Milano e Presidente Associazione nazionale cardiologi ospedalieri – ANMCO.

«Ancora una volta, gli SGLT2 inibitori hanno dimostrato in studi dedicati in pazienti con insufficienza renale la capacità di migliorare la prognosi, riducendo la mortalità cardiovascolare e le ospedalizzazioni per scompenso cardiaco. Anche finerenone, antialdosteronico non steroideo, ha dimostrato di essere in grado in questa tipologia di pazienti di ridurre le ospedalizzazioni per scompenso cardiaco. Quindi abbiamo un’ulteriore arma per trattare questa tipologia di pazienti». Oliva commenta anche un altro punto. «Tra le novità importanti nell’update delle linee guida del 2021 bisogna ricordare l’importanza della supplementazione di ferro in varie formulazioni in caso di carenza marziale, che permette in pazienti con insufficienza cardiaca di portare ad una riduzione dell’ospedalizzazioni e quindi a un miglioramento della prognosi in questi soggetti».

KEY POINTS
Il focus update delle linee guida ESC 2021 su diagnosi e trattamento dello scompenso cardiaco ha introdotto nuove importanti raccomandazioni:

–        Gli SGLT2 inibitori dapagliflozin e empagliflozin sono raccomandati

o   nella terapia dello scompenso cardiaco cronico a frazione di eiezione moderatamente ridotta e a frazione di eiezione conservata

o   nella terapia dello scompenso cardiaco acuto

o   nella riduzione del rischio di ospedalizzazione per scompenso cardiaco o morte CV in pazienti con insufficienza renale cronica e diabete di tipo 2

–        Finrenone è raccomandato per ridurre il rischio di ospedalizzazione da scompenso cardiaco in pazienti con insufficienza renale cronica e diabete di tipo 2

–        La supplementazione con ferro endovena è raccomandata nei pazienti con carenza marziale e sintomatici per scompenso cardiaco a frazione di eiezione ridotta o scompenso cardiaco a frazione di eiezione moderatamente ridotta per alleviare i sintomi dello scompenso e migliorare la qualità della vita

–        La supplementazione per via endovenosa con carbossimaltosio ferrico o derisomaltosio ferrico deve essere presa in considerazione nei pazienti sintomatici con carenza di ferro e scompenso cardiaco a frazione di eiezione ridotta o scompenso cardiaco a frazione di eiezione moderatamente ridotta per ridurre il rischio di ospedalizzazione da scompenso

–        Per ridurre il rischio di riospedalizzazione per scompenso cardiaco o di morte, si raccomanda una strategia intensiva di inizio e rapida titolazione di un trattamento basato sulle evidenze scientifiche prima della dimissione e durante frequenti e accurate visite di follow-up nelle prime 6 settimane successive all’ospedalizzazione per scompenso cardiaco