Gli Usa inviano in Ucraina un milione di munizioni confiscate all’Iran


Gli Stati Uniti hanno deciso di inviare all’Ucraina oltre un milione di munizioni precedentemente confiscate all’Iran

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Gli Stati Uniti hanno deciso di inviare al governo di Kiev oltre un milione di munizioni precedentemente confiscate all’Iran. A confermare la decisione è lo Us Central Command (Centcom), responsabile delle operazioni in Medio Oriente, secondo cui i materiali d’arma a Teheran sono stati confiscati a dicembre insieme a una nave cargo diretta nello Yemen, dove dal 2015 c’è la guerra: da un lato, l’Iran sostiene la ribellione degli Houthi, dall’altro l’Arabia Saudita fornisce sostegno al governo di Sana’a.

NATO: STANNO FINENDO LE SCORTE DI ARMAMENTI

La mossa arriva dopo che martedì scorso i vertici della Nato hanno avvertito che i Paesi dell’Alleanza atlantica stanno finendo le scorte di armamenti e dovrebbero incoraggiare una nuova produzione, per “non lasciare l’Ucraina in balia dell’invasore russo”. Il giorno seguente, il presidente Volodymyr Zelensky è tornato a invocare la necessità di ottenere armamenti, assicurando che la controffensiva “procede” e che l’esercito ucraino sta spingendo quello russo fuori dai suoi territori “lentamente ma inesorabilmente”.
L’invio di nuovi aiuti all’Ucraina tuttavia incontra la ferma opposizione dei repubblicani, che nei giorni scorsi – con una mossa che ha creato forte eco nell’opinione pubblica americana – hanno deposto Kevin McCarthy dal ruolo di presidente della Camera proprio perché favorevole invece a sostenere Kiev a oltranza. Un fatto su cui ha espresso preoccupazione il presidente Joe Biden, che ora fatica a trovare nuove risorse per Kiev, soprattutto dopo che di recente deputati e senatori hanno preferito tagliare dalla legge di bilancio sei miliardi di dollari di aiuti militari.

DA WASHINGTON 200 MILIONI DI MUNIZIONI E GRANATE

Washington è il primo Paese per fondi e materiale d’arma inviati dal 24 febbraio 2022. Solo in termini di munizioni e granate la stampa locale ricorda che ha fornito 200 milioni di pezzi. Ma tra i principali oppositori a questa politica, figura l’ex presidente Donald Trump: sebbene il miliardario sia particolarmente impegnato con la giustizia – ad agosto ha dovuto difendersi per i fatti di Capitol Hill, mentre in queste ore sta rispondendo ad accuse di frode – non manca di fare già campagna elettorale per le presidenziali del prossimo anno. Oltre ad accusare di essere trattenuto in “processi politici” volti a “tenerlo lontano dagli elettori”, Trump ha lanciato una invettiva ai democratici, sostenendo che sarebbe in grado di porre fine alla guerra “in 24 ore”, che le armi per l’Ucraina sono una spesa che dovrebbero sostenere i Paesi europei e che, soprattutto, “Biden mette al primo posto l’Ucraina invece degli americani”.

LA LINEA DI TRUMP

Parole che arrivano ai suoi sostenitori, vecchi e nuovi. E così mentre l’ex presidente cresce nei sondaggi, aumentano anche i repubblicani che passano alla linea del disimpegno militare. Ieri, 93 repubblicani hanno votato un emendamento alla legge volto a sospendere l’assistenza bellica a Kiev, rispetto ai 70 che votarono una misura simile solo tre mesi fa. L’emendamento non è passato, ma il segnale sembra chiaro. E sebbene su TikTok stia spopolando il video in cui il giudice della Corte suprema di New York Arthur Engoron sorride a favore di telecamera, felice di avere alla sbarra il tycoon dall’aria tutt’altro che serena, secondo alcuni osservatori la possibilità che Trump torni alla Casa Bianca non è così remota.