Olografia e intelligenza artificiale rivoluzionano gli spettacoli dal vivo


Antonio Franzese di Media Engineering spiega il cambiamento degli scenari di fruizione dei concerti dal vivo dovuti all’integrazione tra olografia e intelligenza artificiale

olografia

Tupac Shakur, Ronnie James Dio, Frank Zappa, Michael Jackson, Whitney Houston, Amy Winehouse, John Lennon. Da un po’ di tempo gli artisti defunti “resuscitano” sui palcoscenici dei festival più importanti a livello mondiale grazie all’olografia, la tecnica di riproduzione fotografica in grado di mostrare le caratteristiche di un oggetto o di un soggetto in forma tridimensionale, mediante l’interferenza di onde luminose. In alternativa, riproduce la voce grazie all’intelligenza artificiale, come quella di John Lennon nel brano “Now and Then”, estrapolata da una vecchia audiocassetta. Dopo il positivo riscontro del loro utilizzo durante numerosi eventi formativi da remoto, quindi, l’olografia e l’intelligenza artificiale stanno trasformando anche il mercato discografico e quello dei concerti dal vivo.

L’ai consente l’elaborazione e la manipolazione dell’audio stesso – dichiara Antonio Franzese, co founder di Media Engineering, società italiana specializzata in olografia, software, realtà virtuale e aumentata – è sufficiente, infatti, partire anche da piccole tracce audio per ricostruire una voce di una persona defunta, famosa e non”.

Abbinata all’olografia, inoltre, l’ai consentirà agli spettatori di un concerto di vivere di nuovo, a distanza di anni, le performance di un artista defunto, non solo dal punto di vista audio, ma anche della sua fisiognomica, delle sue movenze sul palco e del suo look, per una full immersion a 360° nell’evento.

La soluzione di intelligenza artificiale “made in Media Engineering” permette di creare un avatar realistico e interattivo, capace di apprendere e adattarsi alle interazioni con le persone.

Il suo aspetto può variare a seconda delle preferenze dell’utente o delle finalità dell’applicazione. Le principali caratteristiche dell’avatar olografico con AI sono sette.

  1. realismo: l’avatar è progettato per essere il più realistico possibile, con dettagli accurati come espressioni facciali, movimenti corporei naturali e gesti interattivi.
  2. intelligenza artificiale: l’avatar è alimentato da un sofisticato sistema di intelligenza artificiale, che gli consente di comprendere e rispondere alle interazioni degli utenti in modo coerente e significativo.
  3. apprendimento automatico: l’avatar olografico è in grado di apprendere e migliorarsi nel tempo, adattandosi alle preferenze e ai comportamenti degli utenti.
  4. interazione naturale: gli utenti possono comunicare con l’avatar attraverso il linguaggio naturale o gesti interattivi, rendendo l’esperienza di interazione più coinvolgente.
  1. funzionalità specifiche: a seconda del contesto, l’avatar olografico può avere funzioni specifiche, come fornire assistenza virtuale, simulare un insegnante, svolgere compiti di intrattenimento o essere un’interfaccia per il controllo di sistemi intelligenti.
  1. personalizzazione: gli utenti possono personalizzare l’aspetto dell’avatar, scegliendo tra stili, caratteristiche e personalità. Si può ad esempio usufruire di avatar dall’aspetto umanoide oppure fantastico, in base al contesto d’uso.
  2. adattabilità: l’avatar è in grado di adattarsi a diversi ambienti o piattaforme, consentendo agli utenti di interagire con esso in modi diversi, come attraverso dispositivi mobili, visori VR o schermi interattivi.

Le soluzioni di avatar olografico con AI sono utilizzate in una vasta gamma di settori: oltre all’intrattenimento, la formazione, l’assistenza virtuale, la medicina e molti altri.

Oggi possiamo ri-costruire e ri-animare le persone grazie a diverse tecniche, come quelle di gioco – spiega Franzese – in questo caso ci affidiamo a telecamere particolari che, dopo aver osservato il movimento, consentono di creare lo scheletro di una persona, reale e non, e poi memorizzare le sue movenze. Grazie al machine learning, all’apprendimento da parte della macchina, lo scheletro impara le movenze e, successivamente, le abbina al parlato”.

L’obiettivo di far rivivere un artista scomparso non è solo il desiderio di tornare indietro nel tempo, la nostalgia degli anni della giovinezza da parte dei fan o una mancanza di rispetto nei confronti di un interprete le cui canzoni hanno segnato la loro esistenza e la storia della musica.

Il compito dell’olografia – aggiunge Antonio Franzese – è solo uno: quello di far rivivere gli interpreti, facendoli conoscere, assieme ai loro brani e alle loro performance, anche alle nuove generazioni, rendendoli eterni. È utile anche dal punto di vista formativo: un giovane, attraverso la visione di un ologramma durante un concerto, può conoscere la storia della musica italiana e internazionale, di tutti i generi, non focalizzandosi solo sul rap, sulla trap e sull’hip hop. Un’altra caratteristica importante dell’olografia è l’ubiquità: l’ologramma di un artista che si esibisce può essere contemporaneamente in due o più palcoscenici di città diverse, magari in occasione di festival musicali programmati nello stesso periodo”.

Naturalmente, nel prossimo futuro sarà fondamentale la formazione di nuovi professionisti specializzati nell’analisi dei dati e nel governo dell’intelligenza artificiale per insegnare alle macchine ad apprendere, in quanto i dispositivi imparano a fare cose solo se hanno a disposizione dati, ma anche emozioni.

Ricreare la sfera emozionale umana implica la necessità di una regolamentazione – conclude Franzese – dopo il blocco di OpenAI in Italia da parte del Garante della Privacy, adesso la Comunità Europea sta lavorando ad AI ACT che regolamenterà l’uso della intelligenza artificiale, un documento fondamentale considerando che esistono, ad esempio, dei tool gratuiti che, tramite machine learning, consentono di passare dal testo ai segmenti vocali riproducendo frasi mai dette dalle persone oppure frasi divulgate senza il loro consenso”.