Prurigo nodularis: dupilumab funziona, arrivano nuove conferme


Nei pazienti con prurigo nodularis il trattamento con dupilumab ogni 2 settimane per 24 settimane ha comportato miglioramenti significativi nel prurito e nelle lesioni cutanee

Prurigo nodularis: serlopitant in monosomministrazione orale non ha raggiunto l'endopoint primario in due studi di fase III: stop alla sperimentazione

Nei pazienti con prurigo nodularis il trattamento con dupilumab ogni 2 settimane per 24 settimane ha comportato miglioramenti significativi nel prurito e nelle lesioni cutanee rispetto al placebo. I risultati di due studi di fase III, pubblicati sulla rivista Nature Medicine, hanno costituito la base per l’approvazione da parte della Fda di dupilumab per il trattamento della patologia negli adulti.

«Il prurito estremo fa sì che questa condizione cutanea abbia uno degli impatti più elevati sulla qualità della vita di un paziente tra tutte le malattie infiammatorie della pelle, e questi dati mostrano che dupilumab può migliorare i sintomi e la salute dei pazienti» hanno affermato il ricercatore principale Gil Yosipovitch, professore di dermatologia all’Università di Miami, in Florida. «Gli esiti positivi di questi studi supportano il coinvolgimento delle citochine di tipo 2 nella guida della patogenesi della prurigo nodularis e il targeting dell’asse interleuchina-4/13 come nuovo paradigma terapeutico».

Nei trial di fase III LIBERTY-PN PRIME e LIBERTY-PN PRIME2 i pazienti adulti arruolati, con prurigo nodularis e almeno 20 noduli e prurito grave non controllato con le terapie topiche, sono stati randomizzati in rapporto 1:1 a ricevere dupilumab alla dose di 300 mg o placebo per via sottocutanea ogni 2 settimane per 24 settimane.

L’endpoint primario era il miglioramento del prurito, misurato in funzione della percentuale di pazienti che otteneva una riduzione di almeno 4 punti nella Worst Itch Numeric Rating Scale (WI-NRS) rispetto al basale alla settimana 24 (PRIME) o alla settimana 12 (PRIME2). Gli endpoint secondari chiave includevano una riduzione del numero di noduli fino a 5 o meno alla settimana 24, corrispondenti a un punteggio di 0/1 (pelle libera o quasi libera da lesioni) nell’Investigator Global Assessment for PN-Stage (IGA PN-S).

Risoluzione di segni e sintomi significativamente superiore al placebo
I due studi hanno coinvolto rispettivamente 151 e 160 pazienti. In PRIME, alla settimana 24 ha ottenuto una riduzione di almeno 4 punti nella WI-NRS il 60% dei pazienti nel braccio dupilumab rispetto al 18,4% del braccio placebo (P<0,001). In PRIME2 le percentuali alla settimana 12 sono state rispettivamente del 37,2% e del 22% (P=0,022).

Inoltre, da un numero di noduli al basale da 20 a oltre 100, il 32,0% dei pazienti in trattamento attivo in PRIME e il 25,6% in PRIME2 ne ha ridotto la conta fino a un massimo di 5, soddisfacendo l’endpoint IGA PN-S (vs 11,8% e 12,2% con il placebo). L’effetto del trattamento sulle lesioni cutanee ha continuato a migliorare nelle settimane successive, con il 48% del gruppo dupilumab in PRIME e il 44,9% in PRIME2 con massimo 5 noduli alla settimana 24, rispetto al 18,4% e al 15,9% con il placebo (P<0,001 per entrambi).

I pazienti trattati con dupilumab hanno mostrato miglioramenti significativi nella qualità di vita rispetto a quelli sottoposti a placebo, come misurato dalla variazione della media dei minimi quadrati nel punteggio DLQI rispetto al basale alla settimana 24, ovvero PRIME -12,0 vs -5,8 e PRIME2 -13,2 vs -6,8 (P<0,001 per entrambi).

Sono anche stati osservati miglioramenti significativi nel dolore cutaneo, come misurato dalla variazione della media dei minimi quadrati nella Skin Pain NRS alla settimana 24: PRIME -4,3 vs -2,2 e PRIME2 -4,4 vs -2,7 (P<0,001 per entrambi). Lo stesso è stato rilevato rispetto al basale per ansia e depressione misurate tramite la Hospital Anxiety and Depression Scale (HADS) e per il sonno valutato con la scala Sleep NRS.

Il profilo di sicurezza è stato giudicato coerente con quanto già noto sul farmaco. A eccezione di un paziente trattato con placebo in PRIME che ha manifestato due eventi di mesenterite e sepsi, nessun evento avverso è stato considerato correlato al trattamento.

«La conferma dei risultati terapeutici è il primo successo di questo documento» ha commentato Adam Friedman, professore e presidente di dermatologia presso la George Washington University. «Anche se tanto la sicurezza quanto l’efficacia di dupilumab in questi due studi di fase III sono il nocciolo della questione, vanno sottolineati anche altri aspetti, come la rigidità dei criteri di esclusione per garantire una popolazione realmente affetta dalla malattia e non da una prurigo nodularis secondaria associata a un’altra condizione medica sottostante».

Referenze

Yosipovitch G et al. Dupilumab in patients with prurigo nodularis: two randomized, double-blind, placebo-controlled phase 3 trials. Nat Med (2023).

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