Guerra in Ucraina: civili ancora a Mariupol, ucciso negoziatore ucraino


Guerra in Ucraina, salta l’accordo per i corridoi umanitari a Mariupol: “I russi non fermano i bombardamenti”. I servizi segreti ucraini uccidono uno dei negoziatori con Mosca: era una spia

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Decimo giorno di guerra in Ucraina e i civili sono ancora sotto assedio. Salta infatti il cessate il fuoco per garantire l’evacuazione dei civili dalle città di Mariupol e Volnovakha. Secondo quanto riporta il ‘Kyiv Independent’, giornale vicino al governo ucraino, l’accordo raggiunto in mattinata per permettere ad oltre 200 mila civili di lasciare la città, da giorni sotto assedio, sarebbe saltato perchè le truppe russe non avrebbero interrotto i bombardamenti. La notizia, spiega la Dire (www.dire.it), è stata confermata anche dal sindaco di Mariupol.

ORE 8.30: ACCORDO PER CORRIDOI UMANITARI E CESSATE IL FUOCO

“Mariupol non è le sue strade e le sue case; è i suoi abitanti”: lo ha detto oggi Vadym Boichenko, il sindaco della città dell’Ucraina sud-orientale in riva al mar d’Azov, dove da questa mattina alle nove ora locale è in vigore un cessate il fuoco temporaneo per permettere il trasferimento in sicurezza di civili.

Di un accordo per garantire “corridoi umanitari” lungo percorsi specifici aveva riferito il ministero della Difesa russo. Il cessate il fuoco è entrato in vigore non solo a Mariupol ma anche a Volnovakha, una cittadina piu’ a nord, situata sempre nella regione di Donetsk.

Secondo Boichenko, “visto il costante e spietato bombardamento da parte degli occupanti non c’è altra scelta che dare l’opportunità ai residenti di lasciare Mariupol in sicurezza”.

UCCISO NEGOZIATORE DI KIEV

Intanto i servizi segreti ucraini (Sbu) hanno ucciso un componente della squadra negoziale ucraina, che nei giorni scorsi ha partecipato ai due incontri con la delegazione russa, con l’accusa di tradimento.

Secondo fonti del media di Kiev, l’Ukrainska Pravda, l’uomo è stato ucciso durante un tentativo di arresto. La stessa fonte rivela che ci sarebbero state “forti prove” che il negoziatore stava divulgando informazioni alla Russia.