La Blue Ring Nebula è il residuo di due stelle fuse


Scoperto che la Blue Ring Nebula, un anello di idrogeno gassoso con una stella al centro, è il residuo di due stelle che si sono fuse

Blue Ring Nebula: il residuo di due stelle fuse

Nel 2004, gli scienziati del Galaxy Evolution Explorer della Nasa hanno individuato un oggetto diverso da qualsiasi altro nella Via Lattea: una grande e debole bolla di gas che sembrava avere una stella al centro. Alle lunghezze d’onda ultraviolette utilizzate dal satellite, la bolla appariva blu – anche se in realtà non emette luce visibile all’occhio umano – e attente osservazioni hanno identificato due spessi anelli al suo interno. Il team ha quindi soprannominato l’oggetto Blue Ring Nebula.

Nei successivi 16 anni, l’hanno studiato con diversi telescopi spaziali e terrestri, ma più cose hanno appreso di lui, più è sembrato misterioso.

Un team di scienziati, tra cui Guðmundur Stefánsson dell’Università di Princeton, ha combinato osservazioni terrestri con dettagliati modelli teorici per studiare le proprietà dell’oggetto, e il 18 novembre ha pubblicato ciò che ha scoperto su Nature.

La maggior parte delle stelle nella Via Lattea si trova in sistemi binari: coppie di stelle in orbita l’una attorno all’altra. Se sono abbastanza vicine tra loro, mentre si evolvono e si espandono, una delle stelle può inghiottire la sua compagna, portandola a spiraleggiare finché non si scontrano, fondendosi. Quando la compagna perde la sua energia orbitale, può espellere materiale ad alta velocità. Questa sembra essere l’origine della misteriosa Blue Ring Nebula.

Ulteriori prove a sostegno di questa ipotesi sono venute dalle osservazioni con due diversi spettrografi montati su grandi telescopi terrestri: lo spettrografo ottico Hires sul telescopio Keck da 10 metri, in cima a Maunakea alle Hawaii, e lo Habitable-zone Planet Finder nel vicino infrarosso, al telescopio Hobby-Eberly da 10 metri, presso il McDonald Observatory in Texas, un nuovo spettrografo nel vicino infrarosso che Stefánsson ha aiutato a progettare, costruire e mettere in funzione per rilevare i pianeti attorno alle stelle vicine. «Le osservazioni spettroscopiche sono state fondamentali per permetterci di comprendere ulteriormente l’oggetto, dove vediamo che la stella centrale appare come gonfiata, oltre che segni di accrescimento probabilmente derivante da un disco di detriti circostante», spiega Stefánsson.

«I dati spettroscopici accoppiati con i modelli teorici mostrano che la Blue Ring Nebula è coerente con l’immagine di un sistema stellare binario che si fonde, suggerendo che la compagna che ha spiraleggiato verso l’interno era probabilmente una stella di piccola massa», conclude Keri Hoadley, del Caltech, prima autrice dell’articolo.

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