Tonfo alle regionali: il M5S è come il Titanic


Il M5S crolla alle regionali, in Veneto conquista appena il 3%. De Vito: “Movimento come il Titanic, convocare gli Stati generali prima dell’iceberg”

Il M5S crolla alle regionali, in Veneto conquista appena il 3%. De Vito: "Movimento come il Titanic, convocare gli Stati generali prima dell’iceberg"

Il M5S ha rappresentato dal 2009 al 2018 l’unica vera forza politica antisistema, capace di generare un sogno di cambiamento per milioni di cittadini pronti ad essere parte attiva nei procedimenti politici di questo paese. Un impegno sociale e civile, finalizzato ad un cambiamento del ‘sistema Italia’ senza precedenti e proprio per questo piu’ esposto a criticita’ organizzative e funzionali, tali da favorire scelte in contrasto con il Dna originale del Movimento e generare quindi una curva elettorale discendente di oltre il 50% in questi ultimi due anni”. E’ quanto si legge in un post su Facebook del presidente dell’assemblea capitolina Marcello De Vito.

Infatti spiega, “una delle prime scelte in contrapposizione con i valori del Movimento 5 Stelle e’ stata quella fatta dopo le elezioni politiche del 2018 quando, invece di andare a nuove elezioni per coerenza e rispetto verso il principio statutario di un M5S posizionato oltre gli schieramenti politici tradizionali, si e’ deciso prima per un governo di coalizione con una parte del centrodestra e poi, dopo un anno, di reiterare la medesima scelta con una parte del centrosinistra (appena un mese dopo a quando l’allora capo politico sentenziava: Mai con quelli… del PD). Evidentemente, i timori per la fine anticipata della legislatura e la simultanea conclusione -per molti parlamentari- del secondo mandato hanno fatto la differenza ed indotto ad una scelta piu’ responsabile ma al tempo stesso ostica e di difficile comprensione per la base elettorale del M5S, come detto, invero, progressivamente e fortemente scemata da allora”.

E ancora, riferisce la Dire (www.dire.it): “Due anni piu’ tardi, ad agosto 2020, i due richiamati principi di base, ossia il divieto di alleanze ed il limite dei due mandati (per i soli consiglieri comunali nella votazione de qua), sono stati ‘azzerati’ con una ‘votazione-blitz agostana‘, indetta su Rousseau con 24 ore di anticipo, con partecipazione ridottissima. Al netto del fatto che non si e’ raggiunta la percentuale di ? prevista dallo statuto come soglia minima ai fini delle relative modifiche, dal momento che hanno votato da 48.975 aventi diritto su un totale di 175.534 iscritti, ovvero 5 punti percentuali in meno rispetto alla soglia, va soprattutto rimarcato il fatto che questa scarsa partecipazione e’ anche e soprattutto il sintomo di un malessere di fondo della base degli iscritti: la base non si identifica piu’ con le scelte imposte in maniera verticistica e non partecipa piu’. Per una forza che fa della partecipazione un vanto, lo stesso DNA, questo e’ il fallimento politico. Non si vuole certamente dire che dei principi non possano essere ridiscussi. Ma si vuole affermare che questo dovrebbe avvenire nell’ambito di una vera discussione generale per ridefinire l’intera struttura del M5S, da evolversi in funzione di un quadro mutato rispetto a quello di qualche anno fa. Non si deve fare con scelte calate dall’alto in 24 sotto ferragosto, ne’ con interventi spot imposti alla bisogna. Le elezioni regionali di ieri, nel loro esito devastante, sono state la logica conseguenza di tutti questi errori: 7% in Toscana e Liguria, 3% in Veneto (!), 11% in Puglia, 10 % in Campania, 8% nelle Marche”.

“Non e’ accettabile- conclude De Vito- il maldestro tentativo di ieri, di Di Maio e Crimi in primis, di coprire e soprattutto coprirsi dalla disfatta festeggiando uno scontato ‘si” referendario, in quanto appoggiato in forme diverse da tutte le principali forze politiche, nessuna esclusa. Non so se mi ha ricordato di piu’ il ballo sul Titanic prima dell’impatto con l’iceberg o il comportamento di quei bambini che debbono comunque trovare motivo di esultare -all’insegna del ‘chi fa l’ultimo gol vince tutto eh!’ – dopo che di gol ne hanno subiti 7. Questa fase involutiva dovrebbe indurre ad una profonda riflessione. Il luogo della riflessione deve essere quello degli Stati Generali che il reggente Vito Crimi avrebbe dovuto convocare in base allo Statuto gia’ entro fine febbraio 2020 (entro 30 giorni dalle dimissioni di Di Maio). Il fine della riflessione deve essere quello di rilanciare un nuovo progetto politico ed una nuova organizzazione complessiva del M5S, strutturale e non fatta di interventi spot a seconda dell’esigenza del momento, capace di rigenerare entusiasmo e desiderio di partecipazione e di passare. Dalla involuzione alla evoluzione, per capovolgere la piramide del Movimento 5 Stelle La proposta ruota intorno a 4 punti. A breve pubblicheremo la proposta gia’ inviata da portavoce ed attivisti al M5S“.