Allergia al grano, la desensibilizzazione orale aiuta


Allergia al grano, la desensibilizzazione orale alle proteine del frumento potrebbe essere di aiuto secondo uno studio statunitense

Allergia al grano, la desensibilizzazione orale alle proteine del frumento potrebbe essere di aiuto secondo uno studio statunitense

La desensibilizzazione orale alle proteine del grano, o frumento, ovvero l’assunzione di piccole quantità dell’alimento da parte dei soggetti allergici, sembra essere efficace nel ridurre i rischi associati a questa comune forma di allergia alimentare. E’ quanto emerso da uno studio condotto dai ricercatori del Mount Sinai Health System di New York City.

Come spiegano gli autori, la desensibilizzazione orale agli alimenti consiste nella lenta e graduale somministrazione di quantità progressivamente crescenti dell’alimento in causa in quei soggetti con storia di reazioni immediate di tipo allergico confermate da una attenta valutazione allergologica.

“Le proteine del grano si trovano in moltissimi alimenti, spiegano gli esperti. Questa strategia, anche se non cura definitivamente l’allergia, potrebbe portare a una significativa protezione, con grandi benefici per i pazienti”.

Il grano ha un contenuto proteico superiore alla maggior parte degli altri cereali o al riso. Nelle persone con questo tipo di allergia, anche piccole tracce di proteine del grano possono scatenare una reazione anafilattica. Fino ad ora, solamente due piccoli studi avevano valutato l’efficacia dell’immunoterapia nel migliorare la sensibilità a questi alimenti.

Nel loro studio, gli esperti hanno deciso di analizzare l’efficacia della desensibilizzazione orale in persone con allergia al grano, attraverso la somministrazione di piccole quantità di farina contenente glutine vitale di frumento sottoposta a radiazioni gamma per migliorarne la sterilità.
I ricercatori hanno deciso di utilizzare il glutine vitale di frumento perché è un composto ad alto contenuto proteico, velocemente assorbibile e quindi riduce il rischio di una reazione ritardata.

La farina di frumento è stata fornita dapprima in capsule predosate e successivamente è stata fornita ai partecipanti che avevano la possibilità di dosarla a casa.

Tutti i 48 partecipanti allo studio avevano un’allergia al grano confermata dai risultati dello skin test o dai livelli di immunoglobuline E e tutti reagivano a una dose inferiore a 1.443 mg di proteine del grano. L’età media dei partecipanti era pari a 8,6 anni.

I pazienti con un rischio molto elevato di anafilassi sono stati esclusi dallo studio.

A un anno, il 52,2% dei partecipanti sottoposti a desensibilizzazione orale era in grado di consumare 4.443 mg di proteine del grano senza reazioni, rispetto allo 0,0% dei pazienti trattati con placebo (p<0,0001).

Per le successive 52 settimane, i pazienti assegnati al placebo sono passati al gruppo di trattamento attivo e sottoposti a desensibilizzazione orale, ricevendo dosi scalari di frina di frumento fino a una dose massima giornaliera di 3.870 mg. I pazienti assegnati al primo gruppo fina dall’inizio dello studio hanno continuato il trattamento con una dose inferiore di farina di frumento.

A due anni, il 66,7% dei pazienti assegnati alla dose elevata era in grado di consumare 4.443 mg di proteine del grano senza presentare reazioni allergiche.

Anche se le differenze tra la dose maggiore e quella inferiore non era significativa, i risultati suggeriscono che la dose più elevata potrebbe essere più efficace.

Nel gruppo assegnato alla dose inferiore, il 39,9% dei pazienti trattati per un periodo di due anni era in grado di consumare 7.442 mg di proteine del grano, all’incirca la dose contenuta in un piatto di pasta.

Dopo i due anni di trattamento, il gruppo assegnato alla dose inferiore ha interrotto la desensibilizzazione orale. Due mesi dopo, il 13% dei partecipanti era ancora in grado di consumare 7.443 mg di proteine del grano senza presentare reazioni allergiche.

Dopo un anno di trattamento, i livelli di immunoglobuline G4 specifiche per il grano, considerati un marker per la tolleranza agli alimenti, erano più elevati nel gruppo assegnato alla dose ridotta, rispetto al gruppo placebo. Questi livelli correlavano con la capacità dei partecipanti a consumare il grano.

Nelle 21.044 dosi di farina di frumento consumate durante lo studio, l’11,2% è stato seguito d areazioni avverse, come prurito alla gola, mal di stomaco e nausea. Di queste reazioni allergiche, lo 0,02% era di grado severo e lo 0,05% è stato trattato con epinefrina. Non sono state osservate differenze tra la dose elevata e quella ridotta di farina di frumento per quanto riguarda le reazioni avverse.

Delle 7.922 dosi di placebo somministrate, il 6,0% è stato associato a reazioni avverse, ma di grado non severo e senza la necessità di ricorso all’epinefrina.

Come spiegano gli autori, le persone che soffrono di allergia al frumento non possono applicare autonomamente questa strategia perché possono andare in contro a reazioni allergiche anche severe
Come spiegano gli autori, i risultati di questo studio condotto su un numero ridotto di pazienti necessitano di essere confermati in studi più ampi.

Allergia al grano e celiachia non sono la stessa cosa
L’allergia al grano (o frumento) è una reazione allergica ad alimenti contenenti il cereale; come nel caso di altre forme allergiche si tratta di un’attivazione del sistema immunitario, che si sensibilizza verso alcune sostanze scambiate erroneamente per una minaccia.

La reazione è in genere innescata dal consumo dell’alimento, ma in alcuni casi è sufficiente l’inalazione della farina per scatenare la manifestazione dei sintomi (allergia da contatto); evitare il grano è la principale strategia di prevenzione e trattamento, anche se purtroppo non è sempre semplice in quanto è spesso contenuto in alimenti insospettabili come birra e ketchup.

L’allergia al frumento a volte viene confusa con la celiachia, ma la realtà è che queste condizioni differiscono in modo sostanziale dal punto del vista del sistema immunitario; il morbo celiaco è una malattia genetica, autoimmune, caratterizzata dalla sensibilità verso una specifica proteina (glutine). Il sistema immunitario di un paziente celiaco individua erroneamente il glutine come una molecola pericolosa ed a seguito di una cascata di reazioni danneggia anche i tessuti intestinali in presenza della sostanza. Questo tipo di risposta non avviene in caso di allergia, che presenterà quindi sintomi e conseguenze del tutto diverse.

Questo tipo di allergia assume varie forme: reazione allergica alimentare, asma o rinite, legati allo svolgimento di un lavoro a stretta vicinanza con il frumento, e orticaria da contatto. Nel primo caso i sintomi più caratteristici sono rappresentati dalle eruzioni cutanee, dai problemi gastrointestinali o che interessano l’apparato respiratorio.