L’Europa dichiara guerra all’uso di antibiotici negli allevamenti


Il Parlamento europeo approva relazione che riduce l’utilizzo degli antibiotici nell’allevamento per evitare la diffusione di batteri resistenti

Il Parlamento europeo approva relazione che riduce l’utilizzo degli antibiotici nell’allevamento per evitare la diffusione di batteri resistenti

I membri della Commissione Ambiente, sanità pubblica e sicurezza alimentare del Parlamento europeo hanno portato in Aula due relazioni che trattano il problema della resistenza agli antibiotici. La prima, che fa tornare in mente lo scandalo delle uova al Fipronil che l’estate scorsa ha allarmato l’Europa, contiene delle proposte per ridurre l’utilizzo degli antibiotici nell’allevamento per evitare la diffusione di batteri resistenti. La seconda relazione, anch’essa approvata dal Parlamento europeo, delinea misure di più ampia portata per contrastare la resistenza ai farmaci.

“Occorre ora estendere coerentemente il divieto dell’uso preventivo di antibiotici nei mangimi medicati anche agli allevamenti da cui provengono le carni importate nell’Unione Europea” afferma la Coldiretti nel commentare positivamente l’esplicito divieto a livello Ue dell’uso preventivo di antibiotici nei mangimi medicati frutto di un accordo tra Europarlamento, Consiglio Ue e Commissione europea per frenare il fenomeno dell’antibiotico-resistenza.

“Con queste norme l’Unione Europea – sottolinea la Coldiretti – si pone all’avanguardia nel mondo per garantire i migliori standard di qualità e sicurezza alimentare che vanno difesi con un adeguato sostegno finanziario alla Politica Agricola Comune in corso di riforma ma anche con norme di trasparenza che consentano ai consumatori di riconoscere dall’etichetta l’origine dei prodotti acquistati per fare scelte di acquisto consapevoli”.

“Un impegno importante – conclude la Coldiretti – soprattutto per un Paese come l’Italia che ha avviato da tempo questo percorso di riduzione dell’uso di antibiotici ma che importa quasi il 40% della carne consumata, anche da Paesi extracomunitari che non rispettano gli stessi standard”.