Addio a Paolo Villaggio: stavolta “Fantozzi” è davvero in Paradiso


L’attore è morto a 84 anni in una clinica privata a Roma dove era ricoverato

paolo villaggio morto oggi
L’attore nei panni del ragioniere Ugo Fantozzi nel primo film della saga del 1975

ROMA – Stavolta non è solo il titolo di un film: il ragionier Fantozzi è davvero in Paradiso. Il mondo del cinema piange infatti la scomparsa di Paolo Villaggio. L’attore genovese è morto oggi a Roma all’età di 84 anni. Era ricoverato da giorni in una clinica privata, nella Capitale, per curare il suo diabete.

“Ciao papà, ora sei libero di volare” ha scritto su Facebook la figlia, Elisabetta Villaggio.

Ciao papà ora sei di nuovo libero di volare ❤️

تم نشره بواسطة ‏‎Elisabetta Villaggio‎‏ في 2 يوليو، 2017

“Ricordo Paolo Villaggio. Talento comico straordinario ha insegnato a generazioni di italiani a riconoscere i propri tic” ha scritto invece su Twitter il Presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni.

Nato a Genova il 30 Dicembre 1932, Paolo Villaggio, però, era molto più di Fantozzi, il ragioniere dell’Ufficio Sinistri della “Super-mega-ditta” pasticcione, sfortunato e quotidianamente alla prese con le angherie di superiori e colleghi di lavoro.

La saga del tragicomico impiegato, che lo ha reso immortale nella comicità italiana, conta dieci episodi dal primo “Fantozzi” del 1975 per la regia di Luciano Salce. Un film uscito dopo la pubblicazione di due libri (Fantozzi e Il secondo tragico libro di Fantozzi) ma arrivato quando l’amico di Fabrizio De Andrè era già un volto noto.

Partito dalla Compagnia goliardica Mario Baistrocchi, antica compagnia teatrale del capoluogo genovese, negli anni Sessanta fa il suo esordio nella trasmissione radiofonica Il sabato del Villaggio.

Sul finire del decennio, è il 1968, è il momento di Quelli della domenica dove porta in tv i personaggi del Professor Franz e di Giandomenico Fracchia.

All’impegno sul piccolo schermo (È domenica, ma senza impegno e Canzonissima) continua ad affiancare quello in radio (Formula uno, Gran varietà).

Nello stesso periodo, sempre alla fine degli anni ’60, Paolo Villaggio fa anche il suo esordio al cinema in Eat it! seguito da Il terribile ispettore, del 1969.

Fantozzi, il primo libro, esce nel 1971 e vende oltre un milione di copie: un testo che in occasione dei 150 anni dell’Unità d’Italia, è stato scelto dal comitato scientifico del Centro per il libro e la lettura, tra le centocinquanta opere che hanno segnato la storia italiana.

Sul grande schermo, nei primi anni ’70, lavora con Vittorio Gassman (Senza famiglia, nullatenenti cercano affetto e Che c’entriamo noi con la rivoluzione?, di Sergio Corbucci) senza dimenticare le pellicole con Nanni Loy, Pupi Avati e Luigi Comencini.

Poi la definitiva svolta comica nel 1975 con il primo capitolo della saga fantozziana. A inizio anni ’80 Paolo Villaggio porta al cinema anche il personaggio di Fracchia, nel film Fracchia la belva umana, e partecipa a numerosi film comici di Neri Parenti (I Pompieri, Scuola di Ladri, Grandi Magazzini, Rimini Rimini, Com’è dura l’avventura, Roba da ricchi etc.).

Risale agli anni ’90, invece, l’incontro con Federico Fellini (La voce della Luna) e l’avvicinamento al cinema d’autore (seguiranno Io speriamo che me la cavo, Il segreto del bosco vecchio di Ermanno Olmi o Cari fottutissimi amici di Mario Mnicelli) senza però tralasciare l’impegno in campo comico. In coppia con Renato Pozzetto arriva infatti la saga de Le comiche. Nel 1999 esce l’ultimo capitolo delle avventure del ragionier Fantozzi (Fantozzi 2000-La clonazione) che però non ottiene il successo sperato.

Tre anni dopo, nel 2002, esce l’autobiografia di Paolo Villaggio (Vita, morte e miracoli di un pezzo di merda): sarà un nuovo inizio fatto di numerose pubblicazioni e di un ritorno all’attività teatrale.

Nella sua lunga carriera ha ricevuto due volte il David di Donatello (nel 1990 e nel 2009 alla carriera), il Leone d’Oro (1992) e il Nastro d’Argento (1994).