Per la Cassazione chi accudisce una colonia felina non risponde dei comportamenti dei gatti. OIPA: “Sentenza che tutela migliaia di volontari”
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Chi gestisce una colonia felina non diventa automaticamente il detentore e custode degli animali, quindi non è tenuto a rispondere del disagio provocato dalle loro deiezioni: a sancirlo è stata una recente sentenza della Corte di Cassazione Penale.
La Corte ha infatti annullato la condanna inflitta nel 2025 dal Tribunale penale di Locri a una donna, accusata di essere responsabile dell’accumulo delle deiezioni dei gatti di una colonia nel giardino di una casa vicina: nello specifico, era stata condannata per il reato di “getto di cose pericolose”. La Cassazione, però, ha stabilito che – pur occupandosi volontariamente degli animali – la donna non può in alcun modo essere considerata loro “detentrice” né assumere una cosiddetta “posizione di garanzia” essendo i gatti di colonia, per definizione, animali che vivono in libertà. Al referente della colonia non può quindi essere attribuita la responsabilità per comportamenti dei gatti, che non può concretamente controllare.
“Accogliamo con favore questa sentenza, che chiarisce un aspetto molto importante: assistere i gatti liberi, provvedendo alla loro alimentazione e al loro benessere, non equivale a esserne i detentori e quindi non significa avere la custodia degli animali, né dover rispondere dei loro comportamenti naturali. Chi se ne prende cura svolge un’attività di grande valore sociale, ma ciò non significa poter imputare automaticamente delle responsabilità per eventuali danni provocati dagli animali. Una sentenza che fa chiarezza e di grande importanza per i tanti volontari che, ogni giorno, assistono migliaia di gatti sul territorio nazionale”.
Avv. Claudia Taccani, responsabile Ufficio Legale OIPA Italia
L’OIPA ovviamente invita tutti coloro che si occupano della tutela degli animali randagi, tra cui chiaramente i gatti liberi, ad adottare sempre condotte rispettose dell’igiene e del decoro pubblico, ma anche a garantire il benessere animale segnalando agli enti pubblici di competenza – ossia il Comune e i Servizi veterinari – eventuali problematiche, perché si possa intervenire a norma di legge.