“Non abbiamo nemmeno iniziato”: l’Iran riaccende la guerra nello Stretto
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Pete Hegseth, capo del Pentagono, ha chiarito che il cessate il fuoco con l’Iran è ancora in vigore e ha spiegato che Project Freedom è diverso da Epic Fury (l’operazione militare degli Stati Uniti iniziata il 28 febbraio): “Questo piano è di natura difensiva, di durata limitata e con l’unico obiettivo di proteggere le navi commerciali neutrali dall’aggressione iraniana (guidandole fuori dallo stretto di Hormuz, ndr). Non stiamo cercando lo scontro”.
Secondo Hegseth, gli Stati Uniti non avranno bisogno di entrare nello spazio aereo o nelle acque territoriali iraniane nell’ambito della riapertura dello Stretto di Hormuz. E minaccia: l’Iran “si troverà ad affrontare una potenza di fuoco schiacciante”.
Missili sugli Emirati Arabi Uniti
Teheran ha lanciato missili e droni contro gli Emirati Arabi Uniti. Uno dei droni ha provocato un incendio nel porto di Fujairah, causando il ferimento di tre persone. Le autorità emiratine hanno dichiarato di aver intercettato parte degli attacchi. La risposta statunitense si è concentrata in mare: colpite alcune imbarcazioni militari iraniane di piccole dimensioni e intercettati droni e missili diretti contro navi commerciali nello stretto di Hormuz. Trump ha ridimensionato l’accaduto, mentre gli Emirati Arabi Uniti hanno condannato gli attacchi iraniani, rivendicando il diritto a una risposta. Ma di fatto s’è riaccesa una guerra che pareva ormai finita.