Israele: incarico a Eisenkot per formare il governo, rabbia di Netanyahu


Israele, oggi l’incarico a Eisenkot. Svolta di Ra’am: “Fiducia anche senza accordo di coalizione”. Netanyahu: “L’alleanza con gli islamisti ci disintegrerà”

eisenkot

Una domenica decisiva che ridisegna gli equilibri politici di Israele e imprime una brusca accelerazione alla formazione del nuovo governo. Oggi alle 17 il presidente dello Stato, Isaac Herzog, affiderà formalmente a Gadi Eisenkot, leader della coalizione centrista Yashar e figura di riferimento dell’opposizione, l’incarico di comporre il nuovo esecutivo per superare la guida del primo ministro uscente Benjamin Netanyahu.

A spianare la strada al premier incaricato, riducendo i tempi di manovra della destra uscente, è un retroscena svelato all’alba dal quotidiano Haaretz: il partito arabo tradizionalista Ra’am sarebbe pronto a votare la fiducia a Eisenkot anche in assenza di un accordo di coalizione formale preventivo, consentendogli di blindare i numeri ed estromettere Netanyahu nel più breve tempo possibile.

L’INCARICO ALLA RESIDENZA PRESIDENZIALE E LA REAZIONE DI EISENKOT

L’avvio formale dell’iter istituzionale è stato comunicato dalla presidenza israeliana al termine delle consultazioni con i partiti eletti alla 26ª Knesset: “Domenica 8 novembre il presidente di Israele Isaac Herzog incaricherà ufficialmente Gadi Eisenkot, leader della coalizione opposta al primo ministro uscente Benjamin Netanyahu, di formare il prossimo governo israeliano. Il presidente Herzog ha invitato Gadi Eisenkot alla residenza presidenziale, dove alle 17 gli affiderà l’incarico di formare il governo”.

Immediata la presa di posizione dell’ex capo di stato maggiore, che dal proprio profilo X ha confermato la volontà di imprimere una svolta di pacificazione: “È giunto il momento di formare un governo di emergenza nazionale. Farò tutto il possibile per dimostrare di esserne degno”.

IL RETROSCENA DI HAARETZ: IL VIA LIBERA DI RA’AM PER ARCHIVIARE L’ERA NETANYAHU

A modificare il quadro delle trattative è l’apertura tattica decisa dal partito islamista moderato guidato da Mansour Abbas. Come rivela Haaretz, citando un autorevole parlamentare della formazione (titolare di 8 seggi alla Knesset), Ra’am intende votare a favore dell’insediamento di un esecutivo a guida Eisenkot non appena verrà presentato in aula, senza porre come precondizione la chiusura di un accordo formale di governo.

La strategia della componente araba mira a sbloccare il fronte dei 48 seggi fedeli a Eisenkot, sottraendolo ai condizionamenti e ai veti incrociati del partito ultraortodosso Giudaismo Unito della Torah (Utj). L’intento dichiarato è favorire il passaggio di consegne a Palazzo Chigi il prima possibile, pur consapevoli di un quadro che non garantisce nell’immediato una prolungata stabilità politica.

Parallelamente, l’altra forza araba, la Lista Unita (11 deputati), ha fatto sapere che non voterà la fiducia ma assicurerà una linea di non belligeranza, astenendosi da iniziative volte a far cadere il gabinetto. I due partiti a maggioranza araba hanno concordato un’azione comune con il blocco di Eisenkot per eleggere rapidamente un nuovo presidente della Knesset e istituire le commissioni di garanzia. La manovra, tuttavia, registra già forti tensioni interne: diversi parlamentari chiave dello schieramento di Eisenkot si oppongono apertamente all’idea di far nascere l’esecutivo facendo leva sul sostegno delle formazioni arabe.

L’AFFONDO DI NETANYAHU: “SARÀ UN GOVERNO DIPENDENTE DAGLI ISLAMISTI, DOBBIAMO FERMARLO”

La prospettiva di una transizione retta dai voti arabi ha innescato la violenta reazione di Benjamin Netanyahu. In un duro videomessaggio diffuso sui social network alla vigilia della convocazione di Herzog, il premier uscente ha paventato il rischio di una dissoluzione istituzionale: “Un governo che dipende dai sostenitori di Hamas non combatterà Hamas. Un governo che dipende da chi odia l’ebraismo non preserverà Israele come Stato ebraico. Un governo che dipende dall’estremismo islamico non combatterà l’islam. Già nella prossima settimana c’è chi intende far giurare precipitosamente un governo con sostenitori del terrorismo; istituire un governo con coloro che puntano a distruggere lo Stato di Israele per fondare sulle sue rovine lo Stato di Palestina”.

Netanyahu ha evocato scenari di rivolta urbana nelle principali città israeliane: “Un tale governo dipendente dagli islamisti disintegrerà lo Stato di Israele dall’interno, come accade nei paesi d’Europa e persino molto peggio. Il fuoco e le fiamme che vediamo nelle strade di Parigi e Bruxelles impallidiranno rispetto al fuoco e alle fiamme che vedremo nelle strade di Gerusalemme, Tel Aviv, Haifa e delle altre città di Israele. Queste non sono fantasie, non sono allarmismi: per questo dobbiamo fermarlo perché ne va della nostra stessa vita. La scelta non è il suicidio nazionale, ma l’unità nazionale”.

LA REPLICA DI YASHAR: “IL LIKUD MOLLI GLI ESTREMISTI SE VUOLE L’UNITÀ”

L’appello di Netanyahu per un patto di larghe intese a sua guida è stato respinto con fermezza dai vertici di Yashar. Con una nota ufficiale diramata via social, la formazione di Eisenkot ha replicato punto su punto alle dichiarazioni del primo ministro uscente:

“Se il Likud e i suoi alleati si mostrano improvvisamente interessati all’unità e a un governo di ampia coalizione, sono i benvenuti, a patto che annuncino pubblicamente lo scioglimento della loro alleanza con gli estremisti e la loro volontà di entrare a far parte di un governo guidato da Eisenkot”. La palla passa ora alle consultazioni operative, che scatteranno formalmente subito dopo la cerimonia di conferimento dell’incarico alla presidenza dello Stato.

FONTE: AGENZIA DI STAMPA DIRE (WWW.DIRE.IT)