Neuromielite ottica, con divozilimab nove pazienti su dieci senza ricadute


Neuromielite ottica: il 90,5% dei pazienti senza ricadute confermate a un anno, un basso tasso annualizzato di recidive e nessun caso di peggioramento della disabilità confermato a tre mesi con divozilimab

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Il 90,5% dei pazienti senza ricadute confermate a un anno, un basso tasso annualizzato di recidive e nessun caso di peggioramento della disabilità confermato a tre mesi. Sono i principali risultati dell’analisi intermedia dello studio AQUARELLE, che valuta divozilimab, anticorpo monoclonale anti-CD20 sviluppato da Biocad, nel disturbo dello spettro della neuromielite ottica, o NMOSD.

I dati, presentati al MSToronto2026, il congresso congiunto ACTRIMS-ECTRIMS, descrivono un andamento favorevole durante il trattamento. La loro interpretazione deve però tenere conto del disegno dello studio: in aperto, a singolo braccio e senza un gruppo placebo interno.

Un anticorpo diretto contro le cellule B
Divozilimab è un anticorpo monoclonale umanizzato diretto contro CD20. La modificazione della glicosilazione della porzione Fc, attraverso l’afucosilazione, è progettata per potenziare la citotossicità cellulare anticorpo-dipendente e favorire la deplezione delle cellule B che esprimono il bersaglio.

Il programma AQUARELLE esplora questa strategia nella NMOSD, con l’obiettivo di prevenire nuove ricadute e il conseguente accumulo di disabilità.

AQUARELLE: 105 pazienti e trattamento prolungato
AQUARELLE, identificato dal codice NCT05730699, è uno studio multicentrico di fase III che prevede un trattamento prolungato con divozilimab endovenoso, somministrato alla dose di 500 mg ogni 24 settimane.

L’analisi a un anno ha incluso 105 pazienti. Gli esiti considerati comprendevano:

  • tasso annualizzato di ricadute confermate da un comitato indipendente;
  • percentuale di pazienti senza ricadute;
  • tempo alla prima ricaduta;
  • andamento della disabilità misurata con la scala EDSS;
  • peggioramento della disabilità confermato a tre mesi.

La pubblicazione dell’analisi annuale descrive una popolazione prevalentemente femminile, con età mediana di 46 anni. La grande maggioranza dei partecipanti era positiva agli anticorpi AQP4-IgG. L’inclusione di pazienti sieronegativi non consente quindi di attribuire automaticamente la stessa solidità dei risultati a entrambe le popolazioni.

Il 90,5% senza ricadute confermate
Dopo un anno, 95 pazienti su 105, pari al 90,5%, non avevano avuto ricadute confermate. Il tasso annualizzato di recidiva, o ARR, era 0,104, con IC 95% 0,056–0,193.

L’ARR esprime il numero di ricadute rapportato al tempo di osservazione: non coincide con la percentuale di persone che hanno avuto almeno un attacco.

Per contestualizzare il risultato, gli sperimentatori hanno utilizzato il gruppo placebo dello studio SAkuraStar, effettuando un confronto indiretto con aggiustamento mediante ponderazione delle caratteristiche delle popolazioni.

L’ hazard ratio pesato per la prima ricaduta era 0,108; IC 95% 0,036–0,324; P<0,001. Il rapporto tra i tassi annualizzati di recidiva era invece 0,237; IC 90% 0,084–0,672.

Le due misure descrivono aspetti differenti: il tempo alla prima ricaduta e la frequenza delle ricadute durante l’osservazione. Non devono essere utilizzate come se fossero intercambiabili.

Il limite del placebo storico
Il confronto è favorevole a divozilimab, ma non dimostra una superiorità con la stessa forza di un trial nel quale i pazienti siano assegnati casualmente al farmaco o al placebo nello stesso periodo.

La metodologia matching-adjusted cerca di rendere più comparabili le popolazioni rispetto alle caratteristiche disponibili. Non può però eliminare le differenze non misurate, né compensare completamente eventuali variazioni nei criteri diagnostici, nella definizione delle ricadute, nei trattamenti precedenti o nell’assistenza.

L’entità della riduzione relativa va quindi letta come una stima derivata da un confronto indiretto, non come una misura definitiva dell’effetto terapeutico.

Disabilità: stabilità complessiva e nessun peggioramento confermato
Nel primo anno non sono stati riportati casi di peggioramento della disabilità confermato a tre mesi.

La pubblicazione descrive inoltre una stabilità complessiva dell’EDSS, con variazione mediana pari a zero. Questo non equivale a dimostrare che ogni paziente abbia mantenuto lo stesso punteggio in ogni visita, né che il trattamento impedisca qualsiasi peggioramento nel lungo periodo.

Il risultato è favorevole, ma richiede conferma attraverso un’osservazione più prolungata.

Sicurezza: frequenti alterazioni delle conte cellulari
Eventi avversi sono stati riportati nel 76,2% dei pazienti, per la maggior parte lievi o moderati.

Tra gli eventi considerati correlati al trattamento figuravano:

EventoPazienti interessati
Linfopenia21,0%
Neutropenia12,4%
Leucopenia11,4%
Reazioni correlate all’infusione5,7%

Queste categorie possono sovrapporsi nello stesso paziente e le percentuali non vanno sommate.

Il profilo osservato appare compatibile con quello atteso per una terapia diretta contro le cellule B. La numerosità limitata e il follow-up annuale non consentono tuttavia di definire completamente la sicurezza a lungo termine o di escludere eventi rari.

I dati a sei mesi sono coerenti, ma il confronto era diverso
Nell’analisi precedente, pubblicata su Multiple Sclerosis and Related Disorders, il 94,3% dei pazienti era senza ricadute a sei mesi e l’ARR era 0,124; IC 95% 0,056–0,276.

In quel caso il controllo storico proveniva però dallo studio N-MOmentum, anziché da SAkuraStar. Non è quindi corretto confrontare direttamente le dimensioni dell’effetto delle due analisi per concludere che il beneficio sia aumentato o diminuito nel tempo.

A sei mesi non erano stati riportati eventi avversi gravi correlati al trattamento, mentre tre pazienti avevano presentato eventi correlati di intensità severa. “Severo” e “grave” indicano concetti differenti: il primo riguarda l’intensità, il secondo conseguenze quali ricovero, pericolo di vita o disabilità significativa.

Un segnale favorevole, da consolidare
L’analisi annuale di AQUARELLE documenta un’elevata proporzione di pazienti senza ricadute e una stabilità della disabilità durante il trattamento con divozilimab.

Il proseguimento dello studio potrà chiarire la durata della risposta e ampliare le informazioni sulla sicurezza. Restano importanti anche analisi più dettagliate per stato anticorpale e precedenti trattamenti.

I risultati sostengono l’interesse clinico per il farmaco, ma non permettono di stabilirne la superiorità rispetto alle altre terapie disponibili per la NMOSD.

Fonti
Boyko A, Boyko O, Zakharova M, et al. One-year efficacy and safety of divozilimab in patients with neuromyelitis optica spectrum disorders: results from the phase III AQUARELLE study. Abstract 1805. MSToronto2026; 21–23 ottobre 2026.

Boyko A, et al. Divozilimab in neuromyelitis optica spectrum disorders: one-year interim analysis of the AQUARELLE clinical trial. Annals of Clinical and Experimental Neurology

Boyko A, et al. Divozilimab in patients with neuromyelitis optica spectrum disorders: 6 months results of AQUARELLE study. Multiple Sclerosis and Related Disorders. doi: 10.1016/j.msard.2026.107608