Governo taglia la scuola: riduzione di 7mila unità. I presidi: “Riconsiderate la manovra”


I nuovi tagli si aggiungono ai 5.660 posti in meno per gli insegnanti dal 2025/2026 e ai 2.174 per il personale ATA dal 2026/2027

La legge di bilancio 2027 prevede, dal prossimo anno scolastico, una riduzione di 4.925 posti per i docenti e di altri 2.049 per il personale amministrativo, tecnico e ausiliario (ATA), per un totale di 6.974 unità.

I nuovi tagli si aggiungono ai 5.660 posti in meno per gli insegnanti dal 2025/2026 e ai 2.174 per il personale ATA dal 2026/2027. Se confermate, le riduzioni porteranno a 14.808 il numero complessivo dei posti tagliati nell’arco di tre anni scolastici. La misura, motivata anche dal calo demografico e dalla conseguente diminuzione degli studenti, consentirà un risparmio di 83,9 milioni di euro nel 2027 e di 251,7 milioni annui dal 2028.

“L’Anp non condivide questa scelta. Siamo ben consapevoli degli effetti del calo demografico, ma questo dovrebbe rappresentare un’opportunità per migliorare il servizio scolastico e non soltanto per ridurne i costi. La diminuzione degli alunni, infatti, non comporta necessariamente una corrispondente riduzione delle esigenze educative e organizzative”, ha detto Antonello Giannelli, presidente dell’Associazione nazionale dirigenti pubblici e alte professionalità della scuola.

“Chiediamo pertanto al governo e al parlamento di riconsiderare, durante l’iter parlamentare della legge di bilancio, le previste riduzioni degli organici e di rivedere i criteri di assegnazione del personale in base alle effettive esigenze educative, amministrative e organizzative delle istituzioni scolastiche. Se vogliamo rafforzare l’autonomia scolastica e migliorare gli apprendimenti, dobbiamo garantire alle scuole le risorse professionali necessarie. Continuare a ridurle significa andare nella direzione opposta e, di fatto, rinnegare l’autonomia”, prosegue Giannelli.