Sono alcuni dei risultati più allarmanti dell’indagine realizzata da Ipsos Doxa per Medici del Mondo su un campione nazionale di mille giovani
Parlano di sesso senza imbarazzo, ma quando si tratta di proteggersi le certezze vacillano. Il 72% dei giovani tra i 16 e i 25 anni non sa che l’Hiv può essere trasmesso attraverso rapporti sessuali non protetti dal preservativo. Uno su due ritiene erroneamente che il contagio possa avvenire attraverso le punture delle zanzare o l’utilizzo di bagni pubblici. È uno dei risultati più allarmanti dell’indagine realizzata da Ipsos Doxa per Medici del Mondo su un campione nazionale di mille giovani.
A preoccupare sono anche i comportamenti. Più di sei intervistati su dieci sono sessualmente attivi e, tra questi, una quota analoga ha avuto i primi rapporti prima dei 18 anni. Eppure soltanto uno su tre utilizza il preservativo in tutti i rapporti sessuali, mentre il 21% dichiara di non usarlo mai o di farlo raramente.
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Per un giovane su dieci pesa anche il costo. “Il 72% non sa che l’Hiv si trasmette con rapporti sessuali non protetti da preservativo. È il dato che a me ha fatto più paura di tutti”, ha osservato Elisa Visconti, direttrice di Medici del Mondo Italia. Una lacuna che, secondo Visconti, diventa ancora più grave di fronte alla crescita delle infezioni sessualmente trasmesse. “Fare educazione sessuale e affettiva è uguale a fare prevenzione”, ha sottolineato, contestando un dibattito pubblico che continua a trattare la materia come una questione ideologica anziché sanitaria.
EDUCAZIONE SESSUALE DA IA E PORNOGRAFIA INVECE CHE A SCUOLA
La scuola resta il luogo nel quale vorrebbero imparare a conoscere il proprio corpo, la sessualità e le relazioni. Ma, in mancanza di risposte, i giovani cercano altrove: sui social, tra amici, attraverso l’intelligenza artificiale e persino nella pornografia. Otto ragazzi su dieci ritengono che l’educazione sessuale debba essere accessibile a tutti, circa la metà la vorrebbe obbligatoria.
Quattro intervistati su dieci dichiarano di aver ricevuto un’educazione sessuale principalmente a scuola, ma internet, social network e passaparola rappresentano fonti altrettanto presenti nella loro quotidianità. Meno di due su dieci si sono rivolti spontaneamente a un professionista sanitario. E uno su tre indica la pornografia come unica fonte dalla quale ha appreso informazioni sul sesso, pur riconoscendone i limiti: sette giovani su dieci sanno che quanto viene rappresentato nei video pornografici non corrisponde alla realtà.
“I giovani parlano di sesso, per loro non è assolutamente un tabù”, ha spiegato Barbara Toci, senior researcher Public Affairs di Ipsos Doxa. Il problema è la qualità delle informazioni ricevute. “Se deleghiamo questo ruolo alla famiglia, continueremo a perpetrare e a riprodurre quegli stereotipi e quelle scarse conoscenze che ci si porta dietro”, ha osservato la ricercatrice.
La richiesta che emerge dall’indagine è quella di un’educazione affidata a figure competenti e riconoscibili, in un ambiente nel quale gli studenti possano confrontarsi senza timore di essere giudicati. Un terzo degli intervistati ritiene che la partecipazione ai corsi, qualora non fossero obbligatori, debba essere una scelta dello studente e non dei genitori. Il bisogno di informazioni è confermato da un altro dato: appena otto giovani su cento si considerano adeguatamente informati sui propri diritti sessuali e riproduttivi.
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GONORREA QUADRUPLICATA DAL 2010 AL 2024
Le infezioni da gonorrea quadruplicate in quattordici anni, quelle sessualmente trasmesse in aumento del 12% nel solo 2024. Mentre i contagi crescono, l’Italia continua a lasciare l’educazione sessuale fuori dai programmi scolastici obbligatori. A denunciare il divario tra l’andamento delle infezioni e le politiche di prevenzione è Elisa Visconti, direttrice di Medici del Mondo Italia.
“Non siamo in un contesto idilliaco. Dal punto di vista epidemiologico, quello italiano non è un contesto in cui le infezioni sessualmente trasmesse siano diminuite né tantomeno scomparse. La curva non va in giù, va in su e di tantissimo”, ha avvertito Visconti. Secondo i dati richiamati dalla direttrice, nel 2024 le infezioni sessualmente trasmesse registrate sono state circa 8mila, il 12% in più rispetto all’anno precedente.
Una situazione che, per Medici del Mondo, rende ancora più difficile comprendere la scelta di limitare l’educazione sessuale nelle scuole. “In questa situazione così importante, noi stiamo dicendo come Paese: no, la prevenzione non la facciamo ai piccoli e alle piccole”, ha osservato Visconti, contestando anche le restrizioni previste dal provvedimento del ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara.
La direttrice ha ricordato che 19 Paesi dell’Unione europea su 27 hanno introdotto percorsi obbligatori di educazione sessuale e affettiva, attraverso materie dedicate o programmi distribuiti tra diversi insegnamenti. “Non è tutta colpa, non è solo colpa di questo governo”, ha precisato Visconti, sottolineando come nessuna delle precedenti riforme scolastiche italiane abbia mai introdotto un insegnamento obbligatorio e continuativo. “Qual è il ruolo di uno Stato democratico se non, tra gli altri, quello di tutelare i diritti di salute delle persone?“, ha domandato. Per l’organizzazione, continuare ad affidare la prevenzione a iniziative occasionali significa lasciare i giovani esposti a rischi sanitari che potrebbero essere ridotti attraverso un’informazione scientifica adeguata.
Bambini di quinta elementare che chiedono se ciò che hanno visto in un video pornografico corrisponda a un rapporto sessuale. Altri che cercano rassicurazioni sul proprio corpo, senza sapere a chi rivolgersi. È l’esperienza raccontata da Marta Galli, educatrice e consulente sessuale di Italy Needs Sex Education, intervenuta oggi a Palazzo Pirelli, a Milano, durante la conferenza promossa da Medici del Mondo sull’educazione sessuale e affettiva. “Alle elementari già tanti bambini parlano di pornografia, ti fanno domande sulla pornografia: ‘Io ho visto questo video, ma questo vuol dire far l’amore? Cosa significa? Come funziona?’ E siamo in quinta elementare“, ha raccontato Galli, spiegando che si tratta di interrogativi ricevuti frequentemente durante le attività scolastiche.
L’educatrice ha ricordato anche il caso di una bambina preoccupata per una differenza anatomica del proprio corpo, che le aveva chiesto se fosse normale. “Perché io non so a chi chiederlo e mi sembra di essere strana”, le aveva confidato.
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Con le nuove restrizioni sull’educazione sessuale nella scuola primaria, secondo Galli, situazioni di questo genere rischiano di diventare ancora più difficili da gestire. “Togliere l’educazione alle elementari è stato proprio un colpo per noi molto sentito“, ha affermato, denunciando le limitazioni imposte agli interventi dei professionisti esterni.
L’associazione chiede percorsi continuativi e adeguati alle diverse età, dalla prima infanzia alle scuole superiori. In assenza di questa possibilità, ha spiegato Galli, gli attivisti stanno organizzando incontri pubblici, festival e serate informative rivolte anche ai genitori. “L’educazione sesso-affettiva manca”, ha osservato, sottolineando che spesso sono gli stessi adulti a chiedere gli strumenti per affrontare questi argomenti con i figli.
RAGAZZE USANO LA PILLOLA DEL GIORNO DOPO COME CONTRACCETTIVO
Ragazze che ricorrono alla pillola del giorno dopo senza conoscerne il funzionamento e che la considerano un’alternativa abituale agli altri metodi contraccettivi. È una delle situazioni riscontrate nelle scuole da Marta Galli, educatrice e consulente sessuale di Italy Needs Sex Education, intervenuta oggi a Palazzo Pirelli, a Milano, durante la conferenza promossa da Medici del Mondo. Galli ha raccontato l’esperienza maturata negli incontri con gli studenti delle scuole medie e superiori, svolti anche in collaborazione con i consultori. “Tantissime ragazze non prendono anticoncezionali e non usano il preservativo perché tanto c’è la pillola del giorno dopo“, ha riferito, denunciando la scarsa conoscenza del funzionamento biologico della contraccezione d’emergenza.
GIÀ IN QUINTA ELEMENTARE SI PARLA DI PORNOGRAFIA