BEYOND THE STARS – The Art Side, a cura di Paola Martino e Alessandra Pierelli, mette dieci artisti, differenti per formazione, sensibilità e linguaggio, a misurarsi con l’universo creato da Lucas
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Nel 1977 George Lucas non immaginava soltanto una galassia lontana lontana. Stava dando forma a una mitologia contemporanea destinata a superare i confini del cinema e a entrare nel linguaggio dell’arte, della cultura e dell’immaginario collettivo. Quasi cinquant’anni dopo, Star Wars continua a esercitare un fascino che prescinde dalle generazioni, dalle mode e persino dalla conoscenza dei film. Darth Vader, Yoda, la principessa Leia, gli Stormtrooper sono diventati figure universalmente riconoscibili, icone che hanno acquisito un’esistenza autonoma rispetto alla narrazione cinematografica.
Ma cosa accade quando questi personaggi incontrano lo sguardo di un artista contemporaneo? Quando la spada laser lascia il posto al pennello, alla materia, alla luce o alla sperimentazione tecnologica?
BEYOND THE STARS – The Art Side, a cura di Paola Martino e Alessandra Pierelli, nasce proprio da questa possibilità di confronto. Dieci artisti, differenti per formazione, sensibilità e linguaggio, si misurano con l’universo creato da Lucas, scegliendo di interpretarlo anziché riprodurlo. Ne deriva un percorso nel quale la cultura pop dialoga con la storia dell’arte, la tradizione artigianale incontra le nuove tecnologie e l’ironia diventa, in alcuni casi, uno strumento di critica sociale.
La riflessione di Alessandra Pierelli, artista e co-curatrice della mostra, individua nel conflitto tra Bene e Male il nucleo più profondo della saga. Una contrapposizione che attraversa l’intera narrazione, ma che trova nella figura di Darth Vader la sua espressione più complessa. Anakin Skywalker, il giovane Jedi destinato a diventare uno dei personaggi più temuti della galassia, incarna la fragilità dell’essere umano davanti al potere, alla paura e alla perdita. La sua parabola non si esaurisce tuttavia nella caduta verso il lato oscuro: il ritorno finale alla luce introduce il tema della redenzione e della possibilità di scegliere diversamente, anche quando ogni strada sembra ormai compromessa.
Il pensiero di Pierelli apre così una prospettiva che supera la distinzione convenzionale tra eroi e antagonisti. Bene e Male non appaiono come condizioni immutabili, ma come possibilità che convivono nell’individuo, sottoposte continuamente al peso delle decisioni. Darth Vader diventa allora qualcosa di più di un personaggio cinematografico: rappresenta le contraddizioni della natura umana, la seduzione del potere e la difficile conquista della libertà interiore.
Del resto, la grande forza narrativa di Star Wars risiede proprio nella sua capacità di recuperare strutture mitologiche antichissime e trasferirle in un futuro immaginario. Il viaggio dell’eroe, la figura del maestro, il rapporto tra padri e figli, il sacrificio e la ricerca della propria identità appartengono a una tradizione che attraversa secoli di letteratura, filosofia e rappresentazione artistica. Lucas ha saputo tradurre questi archetipi in un linguaggio visivo immediato, costruendo un universo nel quale la tecnologia più avanzata convive con interrogativi profondamente umani.
Gli artisti presenti in mostra intervengono su questo patrimonio simbolico con approcci molto differenti.
Stefano Banfi affida alla luce e alla tecnologia la costruzione di immagini che conservano un rapporto diretto con la natura spettacolare del cinema. Felipe Cardeña trasporta Yoda nel proprio universo floreale, esuberante e psichedelico, sottraendo il maestro Jedi alla sua consueta austerità. Davide Bacter guarda invece alla grande tradizione pittorica, reinterpretando L’origine della Via Lattea di Tintoretto attraverso la figura della principessa Leia: un incontro tra mitologia classica e fantascienza che dimostra quanto possano essere vicini, almeno nell’immaginazione, gli dèi dell’Olimpo e gli eroi galattici.
Fabrizio Ceccarelli utilizza i codici della Pop Art e della Street Art per trasformare i personaggi della saga in immagini capaci di veicolare messaggi universali, mentre Giulia Maglionico sceglie la strada della satira, convertendo le guerre stellari in Tax Wars. La galassia immaginaria diventa così uno specchio delle contraddizioni terrestri, dove il nemico da combattere può assumere le sembianze assai meno epiche del caro vita e della pressione fiscale.
Con Domenico Pellegrino, Darth Vader incontra la tradizione delle luminarie siciliane. La figura oscura per eccellenza viene restituita attraverso un linguaggio legato alla festa, alla memoria popolare e alla luce. Un cortocircuito visivo che modifica radicalmente la percezione del personaggio, trasformando un simbolo di minaccia in un’immagine seducente e quasi celebrativa.
Nelle sculture di Alessandra Pierelli, invece, le icone della saga acquistano una consistenza materiale inattesa. Le puntine da disegno, elemento ricorrente della sua ricerca, costruiscono superfici brillanti e apparentemente preziose, ma conservano una natura potenzialmente aggressiva. È proprio questa ambivalenza a rendere interessante il suo lavoro: l’attrazione visiva convive con il pericolo, la leggerezza del soggetto pop con una materia che suggerisce una tensione nascosta.
Andrea Poggipollini introduce un riferimento alla storia della performance, stabilendo un rapporto tra immaginario contemporaneo e ricerca artistica del Novecento. Bruno Volpez, in arte ZEP, trasforma la principessa Leia in una figura ribelle vicina all’estetica musicale e urbana, mentre Tom Porta affronta i personaggi della saga attraverso una pittura che ne incrina la perfezione cinematografica, restituendo loro una dimensione più inquieta e legata alla memoria.
Dieci interpretazioni che dimostrano come un’icona possa essere continuamente riscritta senza perdere la propria riconoscibilità. La distanza tra l’originale e la sua rielaborazione diventa anzi il terreno sul quale si misura la libertà dell’artista.
L’operazione assume un significato particolare se considerata nel rapporto tra arte contemporanea e cultura di massa. A partire dalla Pop Art, le immagini provenienti dalla pubblicità, dal cinema e dai consumi quotidiani hanno progressivamente conquistato uno spazio nella ricerca artistica, mettendo in discussione la tradizionale separazione tra cultura alta e cultura popolare. Star Wars rappresenta, sotto questo profilo, un repertorio iconografico straordinario: un insieme di figure, oggetti e simboli che possono essere riconosciuti immediatamente e, proprio per questo, sottoposti a infinite trasformazioni.
L’allestimento contribuisce a rafforzare tale relazione. La presenza di costumi, droidi e spade laser accanto alle opere introduce un confronto diretto tra la dimensione cinematografica e quella artistica. Il visitatore riconosce personaggi familiari, ma li ritrova modificati, spostati in contesti inattesi, talvolta privati della loro funzione originaria. Il gioco del riconoscimento lascia progressivamente spazio all’interpretazione.
La mostra non pretende dunque di illustrare la saga né di celebrarne semplicemente la fortuna. Il suo interesse risiede nella possibilità di osservare come un mito contemporaneo possa generare nuove immagini e nuovi significati, diventando materia di ricerca per artisti che appartengono a esperienze espressive molto diverse.
Darth Vader può trasformarsi in una luminaria, Leia in una figura rock, Yoda in un’esplosione floreale. Eppure, dietro queste metamorfosi, continuano ad affiorare le questioni che hanno reso Star Wars una narrazione universale: il desiderio di libertà, la responsabilità individuale, la seduzione del potere e la possibilità di redenzione.
È proprio questa la ragione della sua straordinaria longevità. La galassia di George Lucas non appartiene più soltanto al suo creatore. È diventata un territorio dell’immaginazione collettiva, nel quale ogni generazione può riconoscere qualcosa di sé e ogni artista può trovare una nuova storia da raccontare.
E se la Forza fosse, in fondo, anche quella capacità tutta umana di trasformare ciò che conosciamo in qualcosa che ancora non avevamo immaginato?