Salvini rieletto segretario della Lega: “Ora chiederò in Consiglio dei ministri di non mandare più soldi e armi all’Ucraina”. Ecco il simbolo senza di lui: “Lega Italia Federale”
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Matteo Salvini è stato rieletto segretario federale della Lega con 465 voti. Lo sfidante Massimo Garavaglia ne ha raccolti 146.
“Alcuni dirigenti mandavano WhatsApp invitando a non venire”, a disertare Pontida e la manifestazione in piazza Duomo a Milan, dice Salvini nel discorso che segue la sua riconferma a segretario federale, dal palco del congresso straordinario al MiCo di Milano. Riferisce di messaggi rivolti a segretari di sezione e consiglieri comunali: “Noi non andiamo a Pontida. Noi non andiamo a Milano. Noi boicottiamo. Noi dobbiamo dare un segnale”. Per Salvini, “questo non è un segnale a Salvini. Questo è il tradimento dell’essere leghisti”. Il segretario non fa nomi, ma precisa di non parlare “per sentito dire” e definisce l’episodio qualcosa che non gli era “mai capitato in 35 anni di Lega”. A chi, dalle cariche più alte a quelle territoriali, ha trattato in questi mesi “i propri fratelli militanti come nemici”, dice: “Con oggi io dico basta”. Quindi richiama entrambi gli schieramenti congressuali: “Io ringrazio chi ha scelto Salvini, rispetto chi ha scelto Massimo. Però sia dagli uni che dagli altri mi porto a casa un mandato: essere assolutamente inflessibile per il bene del movimento da tutti i punti di vista”.
“Non tollererò più che la Lega sia considerata un alleato di serie B in nessuna regione dove governa il centrodestra. Noi non siamo secondi a nessuno”, scandisce, rivendicando i compromessi accettati dal partito: “Non abbiamo fatto dei passi, abbiamo fatto dei chilometri in alcuni casi verso gli altri”. Il vicepremier si rivolge anche a chi, nella coalizione, potrebbe aver giudicato “un po’ forti” alcune delle posizioni espresse al congresso: “Se è così, ne parliamo”, ma “è quattro anni che noi siamo leali. Leali su tutto”. Salvini ricorda che il centrodestra è una coalizione “di amici, ma di diversi” e che governare comporta anche approvare provvedimenti che non convincono pienamente. Aggiunge però che “su altri fronti saranno altri a dover ragionare”, citando il conflitto in Ucraina.
“Non possiamo continuare a mandare soldi e armi all’Ucraina”, aveva detto chiedendo al congresso il mandato per portare questa posizione in Consiglio dei ministri: “In questi quasi cinque anni abbiamo sostenuto il popolo ucraino in ogni maniera possibile”.
“La sera delle elezioni politiche Giorgia Meloni tornerà a essere presidente del Consiglio e la Lega Italia federale sarà il secondo partito della coalizione, per il momento. Noi possiamo vincere le prossime elezioni, sì. Come minimo, come secondo partito della coalizione”, afferma.
Il vicepremier chiede poi di mostrare nuovamente il simbolo: “Dobbiamo cominciare ad abituarci a capire come vinceremo le elezioni”. Nel suo intervento Salvini sostiene anche la necessità che il governo prosegua il lavoro “fino all’ultimo giorno”.
Poi torna sull’Ucraina, concetto già espresso nel discorso pre-voto: “Pensare per altri anni di mandare altre armi, altri soldi e approvare altre sanzioni è la via migliore per tornare alla pace? Ci si può porre questo quesito”, rivendica definendo la Lega una “forza di governo responsabile e leale”, ma “mai silente o paurosa”. Il vicepremier ricorda il sostegno dato “giustamente” a “un popolo aggredito e bombardato”, quindi insiste sulla necessità di concentrare gli sforzi sul negoziato: “Poniamo fortemente sul tavolo la necessità di investire tutto quello che si può in diplomazia”. Per Salvini, “questa maledetta guerra finirà al tavolo diplomatico” e “prima si riporta il conflitto sul tavolo della diplomazia, meglio è per tutti”.
IL SIMBOLO SALVINI-FREE
“Lega Italia Federale”. Ecco il simbolo presentato da Matteo Salvini nel suo intervento al congresso della Lega. Via la scritta “Salvini premier” dal simbolo, dunque. Salvini annuncia dal palco del congresso straordinario della Lega, a Milano, il cambiamento che intende sottoporre al Consiglio federale in caso di rielezione. “Mi faccio un po’ da parte io”, dice, indicando l’obiettivo di tenere insieme la dimensione nazionale del partito e la sua identità federalista. “Nazionale e non nazionalista”, precisa.
Il segretario richiama un simbolo presentato da Umberto Bossi nel 1994 e rivendica la scelta di estendere la presenza della Lega in tutta Italia: “Sono convinto che il federalismo sia il passato, il presente e il futuro del nostro Paese, per il Nord, per il Centro e per il Sud”. Nel contrassegno resta centrale Alberto da Giussano: “Uno in cabina elettorale o sui manifesti sceglie la Lega perché c’è Alberto da Giussano e perché c’è la Lega. Poi c’è Salvini, non Salvini, quello è di più”.

IL NEMICO NON SONO I RUSSI
“Mi pento amaramente dell’errore fatto e me ne assumo tutta la responsabilità entrando nel governo Draghi con il Partito democratico. Mai più”. Torna così sulla partecipazione della Lega all’esecutivo guidato da Mario Draghi e la boccia. Il segretario ricorda che la scelta fu condivisa, ma ne rivendica la responsabilità. Quindi si rivolge agli imprenditori del Nord che, sostiene, avevano sollecitato quell’ingresso e alle politiche hanno poi votato chi era rimasto fuori dal governo. “Oltre ai complimenti a Giorgetti che faccio anch’io, se ci votassero anche non ci farebbe assolutamente schifo”, dice rivolto a Massimo Garavaglia.
“La pacca sulla spalla alla Lega, il voto per qualcun altro non ci fa salvare le fabbriche dal Green Deal dei burocrati europei”.
“Il problema per i nostri figli non sono e non saranno gli hacker o i carri armati o gli influencer russi. Il nemico mortale da cui dobbiamo difendere le nostre comunità è l’islam politico, che è il cancro dell’Occidente”, afferma. Il segretario lega il passaggio al richiamo alle radici cristiane del Paese e rivendica per la Lega il compito di denunciare il pericolo. A chi invita alla moderazione dei toni risponde che le stesse posizioni possono essere sostenute senza alzare la voce: “Si possono dire sottovoce”.
VANNACCI CHIACCHIERA
“La differenza fra la Lega e Vannacci è che qualcuno chiacchiera. Noi le cose le facciamo e i problemi li risolviamo”. Matteo Salvini attacca Roberto Vannacci dal palco del congresso straordinario della Lega, a Milano. Il segretario rivendica di aver anticipato il dibattito sull’immigrazione, quando al partito venivano rivolte accuse di razzismo ed egoismo: “Adesso se ne sono accorti tutti”. È su questo terreno che marca la distanza da Vannacci: “È un’enorme differenza tra quelli che chiacchierano e quelli che risolvono”.
CON LA LEGA MAI IUS SOLI E IUS SCHOLAE
“Ius soli e ius scholae non saranno mai approvati da una maggioranza con la Lega al governo”. Matteo Salvini ribadisce il veto alle due proposte di riforma della cittadinanza dal palco del congresso straordinario del partito, a Milano. “Fuori discussione”, aggiunge. Il segretario chiede anche ai sindaci leghisti di distinguersi nelle scelte amministrative e indica come esempio la verifica personale di ogni cittadinanza conferita a un cittadino extracomunitario, “guardando in faccia chi entra in ufficio e spendendoci due parole”. Essere bravi amministratori, sostiene, non basta a rendere riconoscibile la Lega: “Ci può essere un bravo sindaco del Pd”.
SEZIONI CHIUSE AI NUOVI ISCRITTI
Se una sezione ha trenta militanti e nessun sostenitore, “c’è qualcosa che non funziona”. Matteo Salvini porta al congresso straordinario della Lega, a Milano, il problema del tesseramento e delle sezioni che non si aprono a nuovi iscritti. Anche in Lombardia, osserva, ci sono differenze marcate tra province e tra sezioni vicine: una raccoglie cinquanta tessere, un’altra nessuna. Il rischio, sostiene, è che rimangano sempre gli stessi militanti, “che non fanno entrare nessuno per poi fare le liste del consiglio comunale”. Salvini rivendica quindi di aver chiesto l’istituzione della segreteria politica per condividere il lavoro “settimana per settimana” e della Consulta dei sindaci per portare a Roma e in Regione le richieste raccolte dagli amministratori. Annuncia inoltre un giro nelle province italiane: “Da lunedì ci mettiamo al lavoro al telefono o di persona”.
Parlamentari uscenti, consiglieri regionali, sindaci e segretari provinciali: Matteo Salvini indica al congresso straordinario della Lega, a Milano, da dove intende attingere per le candidature. “Candideremo tutte le persone che meritano di essere candidate”, afferma, legando il ragionamento al mantenimento dell’attuale legge elettorale. “Candideremo i parlamentari uscenti, attingeremo dal meglio dei consigli regionali, dei sindaci, dei territori e dei segretari provinciali”. Il criterio che richiama è il consenso: “Verranno eletti coloro che hanno più consenso dei militanti, degli elettori e dei cittadini”.
IL SEGRETARIO È IL PRIMO SCUDO PER CHI VIENE INDAGATO
“Se colpiscono un leghista, colpiscono tutti”. Matteo Salvini rivendica il ruolo del segretario federale nella difesa degli esponenti del partito coinvolti in indagini. Al congresso straordinario della Lega, a Milano, parla di una “magistratura marcia e politicizzata” e afferma che il leader deve essere “il primo scudo a difesa di quell’uomo, di quella donna indagati”. Una condotta che sostiene di aver seguito senza distinzioni: “L’ho fatto con Garavaglia, l’ho fatto con Fontana, l’ho fatto con Romeo, l’ho fatto a prescindere con chiunque”.
L’obiettivo, aggiunge, è mostrare una forza politica unita: “Devono capire che trovano una compagine compatta”.
“Un capo quando deve decidere spesso si trova da solo e quando deve rischiare la galera la rischia da solo”. Matteo Salvini risponde ai richiami al lavoro di squadra dal palco del congresso straordinario della Lega, a Milano. Il passaggio arriva dopo la rivendicazione dei risultati sul contrasto agli sbarchi e il riferimento al processo affrontato.
“È giusto invocare la squadra”, premette, prima di sottolineare il peso personale delle decisioni. Quindi precisa: “Io sono per la squadra la più ampia possibile”.
GIONALISTI FUORI
“Ho chiesto io agli organizzatori di lasciarli al piano di sotto“. Matteo Salvini rivendica dal palco del congresso straordinario della Lega, a Milano, la decisione di tenere i giornalisti separati dalla platea e attacca quelli che definisce “giornalisti servi che anche oggi stanno scrivendo c…”. Una scelta presa, sostiene, per tutelare delegati e militanti, “che non meritano di essere circondati da certa gente che non è qui per raccontare la Lega”. Il segretario, che ricorda di essere iscritto all’Ordine dei giornalisti, insiste: “La stampa non ci ha mai aiutato e non lo farà adesso”. E aggiunge: “È da 40 anni che cercano di stroncare la Lega e chiunque gli dia spazio non aiuta la Lega”.
L’attacco arriva mentre Salvini spiega di aver voluto affidare alla propria comunità la scelta sul suo futuro: “Ho deciso di chiederlo alla mia comunità se altri anni di sacrificio meritano di essere fatti, lo chiedo a voi oggi qua, non sui giornali”. Poi il richiamo interno: “Non si aiuta la Lega con le interviste, con i libri, con la polemica o un post su Facebook. Qui si aiuta la Lega”.
FONTE: AGENZIA DI STAMPA DIRE (WWW.DIRE.IT)