Orticaria cronica: barzolvolimab efficace anche in fase 3


Orticaria cronica spontanea, barzolvolimab centra gli obiettivi di fase III anche nei pazienti refrattari

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Una riduzione significativa dell’attività dell’orticaria e risposte complete che aumentano tra la settimana 12 e la settimana 24, anche in pazienti con precedenti insuccessi terapeutici. Sono i risultati preliminari degli studi di fase III EMBARQ-CSU1 ed EMBARQ-CSU2 su barzolvolimab, anticorpo monoclonale sperimentale diretto contro il recettore tirosin-chinasico KIT, coinvolto nella sopravvivenza e nell’attività dei mastociti, cellule centrali nella patogenesi dell’orticaria.

Secondo quanto annunciato da Celldex Therapeutics, entrambi gli studi hanno raggiunto l’endpoint primario e tutti i principali endpoint secondari, documentando miglioramenti clinicamente rilevanti negli adulti con orticaria cronica spontanea non adeguatamente controllata dagli antistaminici H1. Il profilo di sicurezza nelle 24 settimane di confronto con placebo è risultato coerente con la precedente esperienza di fase II.

Due studi su quasi duemila pazienti
EMBARQ-CSU1 ed EMBARQ-CSU2 sono studi internazionali, randomizzati, in doppio cieco, controllati con placebo e a gruppi paralleli. Hanno coinvolto complessivamente 1.939 adulti, di cui 963 nel primo studio e 976 nel secondo, includendo pazienti già trattati con terapie avanzate e pazienti refrattari a omalizumab.

I partecipanti sono stati assegnati in proporzioni uguali a barzolvolimab 150 mg ogni quattro settimane, dopo una dose di carico di 300 mg, a barzolvolimab 300 mg ogni otto settimane, dopo una dose di carico di 450 mg, oppure a placebo.
Il trattamento con barzolvolimab prosegue per 52 settimane. Alla settimana 24, i partecipanti inizialmente assegnati al placebo sono stati nuovamente randomizzati a uno dei due regimi attivi.

L’endpoint primario era la variazione rispetto al basale del punteggio settimanale di attività dell’orticaria (UAS7) alla settimana 12. L’analisi è stata effettuata dopo il completamento della fase controllata con placebo di 24 settimane da parte di tutti i pazienti, con aggiornamento dei dati al 9 settembre 2026.

Riduzione significativa dell’attività della malattia
In EMBARQ-CSU1, a fronte di punteggi UAS7 iniziali di circa 30, la riduzione media aggiustata alla settimana 12 è stata di 20,2 punti con 150 mg ogni quattro settimane e di 20,5 punti con 300 mg ogni otto settimane, rispetto a 10,7 punti con placebo (p<0,00001 per entrambi i confronti).

Risultati analoghi sono stati osservati in EMBARQ-CSU2, nel quale i punteggi iniziali erano di circa 29–30. La riduzione è stata di 20,2 punti con il regime da 150 mg e di 19,7 punti con quello da 300 mg, contro 11,4 punti con placebo (p<0,00001 per entrambi). I due studi hanno quindi mostrato risultati concordanti per entrambi gli schemi di somministrazione.

Risposta completa fino al 54% a 24 settimane
Tra i principali endpoint secondari figurava la risposta completa, definita da un punteggio UAS7 pari a zero, corrispondente alla completa assenza di prurito e pomfi.
Alla settimana 12, in EMBARQ-CSU1 l’obiettivo è stato raggiunto dal 42,4% dei pazienti trattati con 150 mg e dal 42,1% di quelli trattati con 300 mg, rispetto al 9,3% con placebo. In EMBARQ-CSU2 le percentuali erano rispettivamente del 45,7% e del 44,0%, contro il 12,6% con placebo (p<0,00001 per tutti i confronti).

Le risposte sono aumentate alla settimana 24. Nel primo studio, il 49,0% dei pazienti nel gruppo da 150 mg e il 45,1% in quello da 300 mg presentavano UAS7 pari a zero, contro il 15,4% con placebo. Nel secondo studio, le percentuali hanno raggiunto il 54,0% e il 48,4%, rispetto al 17,6% con placebo (p<0,00001 per tutti i confronti).

Benefici anche nei refrattari a omalizumab
Il programma ha valutato anche una popolazione con un bisogno terapeutico particolarmente elevato, ovvero i pazienti con orticaria cronica spontanea refrattaria a omalizumab.

Alla settimana 12, in EMBARQ-CSU1 il 55,3% dei pazienti trattati con 150 mg e il 44,3% di quelli trattati con 300 mg hanno ottenuto una risposta completa, contro il 9,3% con placebo (rispettivamente p<0,00001 e p=0,00017).
In EMBARQ-CSU2 la risposta completa è stata raggiunta dal 41,7% dei pazienti nel gruppo da 150 mg e dal 46,4% in quello da 300 mg, contro il 15,1% con placebo (rispettivamente p=0,0089 e p=0,0036).

Risoluzione dell’angioedema fino al 74,3%
Nei partecipanti con attività dell’angioedema al basale, barzolvolimab ha aumentato significativamente la probabilità di raggiungere un punteggio settimanale di attività dell’angioedema, AAS7, pari a zero alla settimana 12.

In EMBARQ-CSU1, questo risultato è stato ottenuto dal 62,7% dei pazienti trattati con 150 mg e dal 66,3% di quelli trattati con 300 mg, rispetto al 33,8% con placebo. In EMBARQ-CSU2, le percentuali erano del 74,3% e del 66,2%, contro il 33,7% con placebo. Tutti i confronti con placebo sono risultati statisticamente significativi (p<0,00001).

Sicurezza e prossimi passi
Barzolvolimab è risultato ben tollerato durante le 24 settimane della fase controllata con placebo, con un profilo di sicurezza descritto come favorevole e coerente con la precedente esperienza di fase II.

Gli studi proseguono fino alla settimana 52 ed è già in corso un’estensione globale di fase IIIb per valutare il trattamento a lungo termine. Celldex intende presentare i dati a un prossimo congresso medico e prevede di inoltrare alla FDA la domanda di autorizzazione nel 2027.

Nel complesso, i risultati sostengono il potenziale di barzolvolimab come ulteriore opzione per l’orticaria cronica spontanea non controllata dagli antistaminici. La presentazione completa dei dati e il follow-up più lungo permetteranno di valutare meglio la persistenza delle risposte e il profilo di sicurezza.