A Firenze 400 insegnanti stanno con gli studenti. E fanno lezione in strada


Lezione col megafono dalla strada, mentre gli studenti sono dentro il liceo occupato

I ragazzi che stanno occupando il liceo Machiavelli-Capponi alle finestre, gli insegnanti in strada con il megafono, a leggere brani di libri contro la guerra, sul pacifismo, oppure sull’educazione sessuale e affettiva. E ancora, un cestino pieno di biglietti da far pescare ai passanti con le frasi di intellettuali e letterati. “Non possiamo entrare, quindi gli facciamo lezioni a mo’ di serenata“, scherza Elisabetta, che al Machiavelli insegna storia e filosofia, prima dell’avvio dell’iniziativa promossa dagli insegnanti fiorentini (circa 400 i firmatari del documento rilanciato anche dalla Cgil) a sostegno delle ragioni della protesta studentesca “in questo momento storico drammatico da tutti i punti di vista”, dicono.

“Ci sono delle ragioni importanti per le quali la scuola si è fermata: il no alla guerra e agli investimenti bellici, un sì al futuro dei ragazzi, alla loro formazione”, osserva Francesca, professoressa di italiano, latino e storia. Lo dice soffermandosi sulla scelta dei giovani che, nel loro comunicato unitario con cui hanno dato avvio alle occupazioni, hanno messo anche la figura dell’insegnante al centro delle rivendicazioni: “Da questo loro chiamarci in causa siamo stati molto colpiti. La scuola è stata colpita e non funziona. Penso al precariato, all’avvicendamento dei docenti. I ragazzi sono i primi a rendersene conto“. Per questo, osserva rispondendo alle domande dei cronisti, criminalizzare la mobilitazione “credo sia un modo per spostare il focus della questione dalle ragioni della protesta alle modalità che, per carità, sono sbagliate laddove violano la legalità, la sicurezza delle persone. Però bisogna anche dare ascolto a certe motivazioni. Non si possono allargare le carceri per rispondere ai problemi del lavoro e dell’istruzione dei ragazzi”, aggiunge.

Il comunicato degli studenti, si inserisce Elena, docente di scienze umane, “ci ha chiamato in causa. Tutte le scuole si sono coordinate e noi abbiamo sentito l’esigenza di non essere da meno“. In questo senso “noi non aderiamo all’occupazione, ma aderiamo ai motivi che li hanno spinti a occupare“. In queste ore a Firenze, soprattutto attraverso comunicati rimbalzati sui social, c’è stata una sorta di saldatura tra studenti, insegnanti e genitori. “Cosa sta succedendo? Qualcosa che non si era mai visto perché, forse, questo momento richiede l’impegno di tutti. Voglio dire, non possiamo non essere contro la guerra, non possiamo essere che a favore di un’educazione libera e pubblica. È la comunità educante che si è riunita: genitori, studenti e professori“, conclude Elena.
Un passaggio in cui si ritrova Ernesto, studente: “L’appoggio di insegnanti e genitori è fondamentale per far sentire ancora di più la nostra voce, per far capire che quello per cui stiamo lottando è molto importante”.

FONTE: AGENZIA DI STAMPA DIRE (WWW.DIRE.IT)