Nel 2027 si andrà in pensione un mese dopo, mentre gli assegni saranno più bassi


Da gennaio partirà la modifica biennale dei coefficienti di trasformazione del montante contributivo

Dal 2027 l’età pensionabile in Italia aumenterà di un mese, mentre gli assegni calcolati con il sistema contributivo saranno più bassi a parità di contributi ed età di uscita, per effetto della revisione biennale dei coefficienti di trasformazione.

A 67 anni il coefficiente scenderà dal 5,575% al 5,514%, mentre a 68 anni passerà dal 5,753% al 5,707%. Più si ritarda il pensionamento, più alto è il coefficiente, sebbene i nuovi valori siano inferiori a quelli attuali.

COME FUNZIONA IL MECCANISMO

Nel sistema contributivo, ogni lavoratore accumula nel tempo un capitale (il montante contributivo) dato dalla somma dei versamenti effettuati e rivalutati. Al momento del pensionamento, questo montante viene moltiplicato per un determinato coefficiente percentuale, che trasforma il capitale in un assegno annuo lordo. Poiché la speranza di vita stimata cresce, la percentuale del coefficiente diminuisce: lo stesso capitale deve infatti coprire un numero maggiore di anni di pensione.

I REQUISITI PER ACCEDERE ALLA PENSIONE

Stando alle tabelle del report della Ragioneria generale dello Stato, dal 2027 cambieranno anche i requisiti per andare in pensione: fatta eccezione per le categorie impegnate in attività usuranti, nel 2027 si andrà in pensione di vecchiaia a 67 anni e un mese di età, nel 2028 con 67 anni e tre mesi. Poi nel 2029 la pensione si raggiungerà a 67 anni e sei mesi, mentre nel 2031 si dovranno aspettare i 67 anni e 8 mesi.