L’osteoporosi potrebbe favorire la calcificazione vascolare


Osteoporosi e malattia aterosclerotica cardiovascolare coesistono frequentemente, ma questa associazione potrebbe non dipendere soltanto dall’età e dai fattori di rischio condivisi

Gli adulti con diabete di tipo 1 da almeno 25 anni hanno una densità minerale ossea (BMD) areale inferiore rispetto a quelli senza diabete

Osteoporosi e malattia aterosclerotica cardiovascolare coesistono frequentemente, ma questa associazione potrebbe non dipendere soltanto dall’età e dai fattori di rischio condivisi. Una scoping review pubblicata su Bone propone un modello biologico che collega, soprattutto nella donna in post-menopausa, deficit estrogenico, alterazioni del metabolismo lipidico, infiammazione, aumento del riassorbimento osseo e rilascio di calcio e fosfato fino alla calcificazione vascolare. (NdR: la scoping review è una revisione esplorativa della letteratura che mira a mappare in modo ampio le evidenze disponibili su un tema, identificando meccanismi, concetti ricorrenti e lacune di conoscenza, più che fornire una stima quantitativa unica dell’effetto).

Gli autori di questa review, tuttavia, hanno tenuto a sottolineare che si tratta di un modello concettuale, costruito integrando dati clinici, animali e in vitro: non dimostra che l’osteoporosi causi direttamente l’aterosclerosi, ma identifica meccanismi plausibili che meritano conferma. 

Razionale e obiettivi della review
La malattia cardiovascolare aterosclerotica è una comorbidità ben documentata dell’osteoporosi. In una precedente casistica citata dagli autori, la malattia vascolare aterosclerotica era presente nel 60% delle donne con osteoporosi, nel 35% di quelle con osteopenia e nel 22% di quelle senza entrambe le condizioni. Tuttavia, la semplice coesistenza non implica causalità.

La review, sviluppata nell’ambito della Bone Health and Aging Initiative dell’OMS, ha quindi cercato evidenze di meccanismi fisiopatologici capaci di collegare direttamente osteoporosi e aterosclerosi, in entrambe le direzioni, concentrandosi soprattutto sull’osteoporosi post-menopausale.

Metodo
La ricerca ha interessato cinque database e la letteratura dal 1990 al 2025. Dopo la rimozione dei duplicati, sono stati sottoposti a screening 6.285 citazioni bibliografiche; 742 articoli sono stati valutati per eleggibilità e 64 inizialmente inclusi perché contenevano evidenze su specifici pathway biologici tra osteoporosi e aterosclerosi. Altri 13 lavori sono stati successivamente identificati mediante ricerca delle citazioni, portando a 77 gli studi inclusi nel diagramma PRISMA (NdR: uno schema standardizzato che mostra in modo trasparente come gli studi sono stati identificati, selezionati ed eventualmente esclusi nelle diverse fasi della revisione).

Sono stati integrati studi sull’uomo, modelli animali e ricerche in vitro. Il modello è stato sviluppato soprattutto per l’osteoporosi post-menopausale, mentre il quadro negli uomini e nelle forme secondarie è considerato più complesso.

Il modello proposto
Dal deficit estrogenico all’iperlipidemia e alla perdita ossea
Con la menopausa, la riduzione degli estrogeni può diminuire il catabolismo epatico del colesterolo, favorendo l’aumento del colesterolo totale e LDL. A sua volta, un maggiore afflusso di colesterolo agli osteoclasti può promuoverne differenziazione e attività, mentre concentrazioni elevate di colesterolo possono interferire con la funzione osteoblastica. Studi clinici citati nella review hanno associato l’ipercolesterolemia a maggiore riassorbimento osseo e minore densità minerale.

Calcio e fosfato liberati dall’osso
L’aumento del riassorbimento libera calcio e fosfato nella circolazione. Gli autori ipotizzano che, nell’adulto anziano, questi minerali possano essere eliminati meno efficientemente. Un ruolo potrebbe essere svolto dall’alterata risposta del calcium-sensing receptor paratiroideo, con mancata soppressione appropriata del PTH, e dalla riduzione di Klotho (NdR: una proteina renale necessaria all’azione di FGF23 sull’escrezione del fosfato) legata a età e infiammazione, che può favorire la ritenzione di fosfato.

Dalla circolazione alla parete vascolare
Calcio e fosfato in eccesso potrebbero quindi favorire la calcificazione vascolare. Il fosfato può promuovere la trasformazione delle cellule muscolari lisce vascolari verso un fenotipo simile agli osteoblasti; la matrice così prodotta può incorporare calcio e fosfato formando idrossiapatite, il principale minerale dell’osso.

Infiammazione come elemento di amplificazione
Cristalli di colesterolo e calcio extracellulare possono inoltre agire come segnali di pericolo per l’immunità innata e attivare l’inflammasoma NLRP3, alimentando la produzione di mediatori infiammatori. Si configura così un possibile circuito in cui dislipidemia, infiammazione e riassorbimento osseo si rinforzano reciprocamente.

Il modello riassunto dagli autori propone, pertanto, la seguente sequenza di eventi: 1) deficit estrogenico; 2) iperlipidemia e infiammazione; 3) aumento del riassorbimento osseo; 4) rilascio e possibile ritenzione di calcio e fosfato; 5) differenziazione osteogenica della parete arteriosa;  6) calcificazione vascolare. 
L’eccesso di calcio, inoltre, potrebbe inoltre ridurre ulteriormente il catabolismo del colesterolo, chiudendo il circuito.

Un rapporto potenzialmente bidirezionale
Il legame potrebbe funzionare anche in senso opposto. Dati animali suggeriscono che la calcificazione vascolare possa contribuire alla perdita ossea, per esempio riducendo il flusso ematico e l’apporto di ossigeno e fattori angiocrini all’osso. Gli autori propongono, quindi, un’interazione potenzialmente bidirezionale fra scheletro e sistema cardiovascolare.

Implicazioni cliniche e limiti
Nel complesso, il modello proposto dalla review suggerisce che l’osteoporosi possa essere considerata non esclusivamente una patologia scheletrica. Gli autori ipotizzano che nei pazienti con osteoporosi possano essere utili una maggiore attenzione al rischio cardiovascolare, il controllo periodico del profilo lipidico e, in alcuni contesti, la valutazione della calcificazione aortica mediante DXA laterale. Analogamente, nei pazienti con aterosclerosi potrebbe essere opportuno considerare la presenza di osteoporosi subclinica.

Queste indicazioni non equivalgono, però, a nuove raccomandazioni terapeutiche. Gli stessi autori hanno ricordato che grandi trial randomizzati con farmaci anti-riassorbitivi non hanno dimostrato una prevenzione significativa della calcificazione vascolare e che non è ancora definita l’importanza relativa dei diversi pathway.

Le evidenze disponibili sostengono l’esistenza di pathway condivisi, ma non dimostrano ancora un unico meccanismo causale: serviranno studi specificamente disegnati per verificare quali componenti del modello abbiano reale rilevanza clinica.

Bibliografia
Klein GL et al. A conceptual model of a pathway from osteoporosis to atherosclerosis: A scoping review. Bone. 2026 Sep 16;214:118097. doi: 10.1016/j.bone.2026.118097. Epub ahead of print. PMID: 42749103.
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