La bozza del rapporto sulla solidità finanziaria dell’IFR è impietosa: 109 club sui 116 club delle cinque divisioni sono perennemente in perdita
Dall’Italia lo vediamo risplendere, il calcio inglese. Come di sponda su uno specchio deformato. Ricco, ricchissimo, glamour. Eppure è una quinta di scena, una facciata di cartapesta. Dietro c’è un buco nero finanziario, che rischia di risucchiare tutto via. Lo svela il rapporto sulla solidità finanziaria del calcio inglese, di cui l’Independent Football Regulator (esatto: proprio lo stesso IFR che ha sentenziato sulle irregolarità del Manchester City innescando un putiferio politico) ha pubblicato una prima bozza di 244 pagine. Nella quale scrive testuale di “un settore sempre più diseguale, dipendente dai debiti e dai contributi aggiuntivi dei proprietari, in perdita e incapace di controllare i costi”.
Secondo il rapporto, il 94% dei club sotto la giurisdizione dell’IFR ha registrato perdite la scorsa stagione, il che significa che la bellezza di 109 club sui 116 che partecipano alle prime cinque divisioni maschili del calcio inglese sono in costante perdita. Ma ancora peggio: quasi due terzi dei club della English Football League e della National League sono tecnicamente insolventi, Più di un quarto di tutti i club delle prime cinque divisioni esaurirebbe la liquidità entro 30 giorni, se non intervenissero i proprietari a rifinanziare costantemente il buco.
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Il paradosso è che questa curva negativa coincide con un trend estremamente positivo fatto di ricavi record: i 116 club generano complessivamente oltre 9 miliardi di sterline all’anno, che evidentemente non bastano a placare la fame del debito. Ovviamente la principale voce di costo – un macigno che sta trascinando tutto a fondo – sono gli stipendi dei calciatori.
Il New York Times per contestualizzare i numeri fa un raffronto con il 1992, anno di creazione della Premier: “Oggi i ricavi medi dei club della Premier League sono 33 volte superiori a quelli del 1992. Per fare un paragone, il prodotto interno lordo del Regno Unito è solo tre volte superiore a quello del 1992. I ricavi derivanti da trasmissioni televisive, pubblicità e partite sono aumentati vertiginosamente nel periodo considerato, ma lo stesso è accaduto per il divario tra le diverse divisioni. Nella stagione 1992-93, il club medio della Premier League guadagnava quasi tre volte di più rispetto al club medio della divisione inferiore. Nel 2024-25, questo divario era aumentato a quasi nove volte. Il club con i maggiori introiti in Premier League guadagnava 70 volte di più rispetto al club con i minori introiti nella EFL, ma ora il rapporto è di 173”.
Ma in Premier League i costi salariali sono aumentati di 50 volte. E la scorsa stagione, 20 dei 116 club hanno speso più dell’80% dei loro ricavi per gli stipendi dei giocatori, sei addirittura che hanno superato il 100%.

Il debito complessivo è passato dai circa 2,8 miliardi di sterline nel 2020-21 ai 4,1 miliardi di sterline cinque stagioni dopo, l’anno prossimo raggiungerà i 5,1 miliardi di sterline. Un debito pericoloso, segnala il Nyt, fatto per lo più con terzi, prestiti onerosi da fondi di credito privati e operazioni di factoring basate su rate di trasferimento.
Per ulteriore paradosso, il calcio inglese è ancora attraente. Negli ultimi cinque anni sono entrati 7,2 miliardi di sterline di investimenti. Ma gli investitori hanno poi perso oltre il 40% del loro investimento.
FONTE: AGENZIA DI STAMPA DIRE (WWW.DIRE.IT)