Gori lancia le primarie aperte e avvisa il M5S: “Sostegno a Kiev non trattabile”. L’eurodeputato dem a Prato avverte gli alleati: “Abbiamo il doppio dei voti degli altri, il Pd eserciti la sua forza”
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Un richiamo alla cifra identitaria del Partito Democratico, che non deve avere timore dei gazebo e del confronto aperto, unito a una linea ferma in politica estera che confermi il supporto militare all’Ucraina senza cedere ai diktat degli alleati. È questo il cuore degli interventi di Giorgio Gori, eurodeputato del Pd, a margine dell’assemblea nazionale dei riformisti dem ‘Cambiare!’, svoltasi alla Casa del popolo di Coaiano a Prato.
LE PRIMARIE CON DOPPIO TURNO: “I GAZEBO SONO LA NOSTRA CIFRA COSTITUTIVA”
Interpellato su una sua possibile discesa in campo per le primarie del centrosinistra, l’ex sindaco di Bergamo sceglie di non sbilanciarsi, ma rivendica il peso e la necessità dell’area riformista: “Non sarà l’argomento di oggi, non è il momento di parlarne. Se una voce riformista ci sarà alle primarie, sarà una cosa buona”.
Sullo strumento della consultazione popolare, Gori sgombra il campo da ogni esitazione: “Pensiamo che non sia l’unico strumento, ma non si deve avere paura in alcun modo delle primarie perché il Pd è nato con le primarie: è la nostra cifra costitutiva. Vanno affrontate con tranquillità, usandole come occasione per allargare il più possibile la platea. Ed è per questo che per noi le primarie si fanno a doppio turno, come nel 2012”. La scelta della doppia chiamata alle urne rappresenta un elemento dirimente: “Diversamente diventa una corsa troppo chiusa”.
L’eurodeputato mette in guardia dal rischio di regole restrittive o tatticismi il di partito: “Guai a chiudersi, guai a stringere le dimensioni del campo. Ho letto che secondo qualcuno sarebbe sciagurato se il Pd proponesse più candidature alle primarie, da un’altra parte ho letto che si preparano norme ad personam. Non sappiamo neppure se si faranno le primarie, ma il senso di questa chiusura?”.
Per motivare la necessità di un perimetro largo, Gori richiama i precedenti storici del partito: “Nel 2012 Pierluigi Bersani aprì per consentire la partecipazione alle primarie di coalizione di Renzi e di Puppato, oltre che di Vendola e Tabacci. Nel 2022 Enrico Letta cambiò le regole del partito per consentire la partecipazione di Elly Schlein al congresso, che vinse. Nulla di strano perché nel nostro Dna c’è apertura e non chiusura. E questo paga, perché alle primarie del 2012 parteciparono 3,1 milioni al primo turno e 2,8 milioni al secondo turno. Sarebbe una gran cosa se riuscissimo a fare il bis”.
UCRAINA ED ALLEANZE: “SOSTEGNO MILITARE NON TRATTABILE, IL PD ESERCITI LA SUA FORZA”
L’altro pilastro dell’analisi di Gori riguarda l’asse strategico della coalizione e la collocazione internazionale del partito, in risposta ai paletti posti dal Movimento 5 Stelle sull’invio di armi alla resistenza ucraina.
“Il Pd deve fare il Pd, esercitare la sua forza, la sua differenza rispetto agli alleati: poi fatalmente la coalizione sarà composita, perché questo richiede la legge elettorale, però è fondamentale che il Pd non rinunci alla sua specificità”, spiega Gori, evidenziando la funzione chiave dell’ala moderata: “I riformisti possono essere molto utili, sono quelli che servono per allargare la proposta a pezzi di società che diversamente non ci seguirebbero: sono necessari per poter vincere”.
Sul fronte della politica estera, il sostegno a Kyiv resta un punto fermo ed essenziale: “Un punto che ricorrerà molto stamani sarà quello del sostegno pieno, anche militare, all’Ucraina come condizione per la pace”. L’eurodeputato ricorda in merito la posizione ufficiale adottata dal Partito del Socialismo Europeo (Pse) lo scorso marzo, un testo che richiede il rafforzamento dell’aiuto militare contro la minaccia russa e “che porta in calce anche la firma della segretaria nazionale del Partito democratico, Elly Schlein. È la posizione a cui il Pd si è sempre attenuto e che noi riteniamo assolutamente non trattabile”.
Infine, un chiaro messaggio per la gestione dei rapporti con il M5S: “C’è un partito che ha il doppio dei voti degli altri, il Pd eserciti la forza che gli deriva dal mandato dei cittadini. Sappiamo che una parte rilevante dei nostri elettori, dei nostri potenziali elettori, guarda con perplessità all’alleanza col M5S in ragione della sua storia e delle sue posizioni. Nessuno però tifa per la rottura: c’è consapevolezza di come funziona la legge elettorale e che l’unità della coalizione va perseguita col massimo impegno, e di questo impegno va dato atto alla nostra segreteria, però non a qualunque costo. L’unità va bene, ma se il prezzo non è la rinuncia ai valori e all’identità del Partito democratico”.
FONTE: AGENZIA DI STAMPA DIRE (WWW.DIRE.IT)