Tumore del polmone a piccole cellule, pumitamig più ADC anti-B7-H3 raggiunge il 70% di risposte secondo nuovi studi
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La combinazione sperimentale di pumitamig, anticorpo bispecifico diretto contro PD-L1 e VEGF-A, ed elfetabart drozuntecan, ADC diretto contro B7-H3, ha mostrato un tasso di risposta obiettiva del 70,4% nei pazienti con carcinoma polmonare a piccole cellule (SCLC). L’attività è stata osservata in diverse linee di trattamento, raggiungendo il 92,3% in prima linea. Sono i primi risultati dello studio di fase Ib/II BNT324-01, presentati al World Conference on Lung Cancer (WCLC) 2026 di Seoul.
Una combinazione completamente nuova
La strategia studiata in BNT324-01 combina due differenti modalità terapeutiche. Pumitamig (BNT327/BMS-986545) è un anticorpo bispecifico sperimentale progettato per colpire contemporaneamente PD-L1 e VEGF-A, con l’obiettivo di agire sia sull’immunosoppressione tumorale sia sull’angiogenesi.
Elfetabart drozuntecan (elfe-D; BNT324/DB-1311) è invece un anticorpo-farmaco coniugato diretto contro B7-H3, proteina espressa in numerosi tumori solidi. L’ADC è sviluppato da BioNTech in collaborazione con DualityBio.
Si tratta dei primi dati clinici nel tumore del polmone relativi alla combinazione di un immunomodulatore bispecifico PD-(L)1/VEGF con un ADC.
Risposta nel 70,4% dei pazienti con SCLC
Lo studio globale di fase Ib/II BNT324-01 sta valutando sicurezza ed efficacia della combinazione nei pazienti con SCLC o NSCLC avanzato o metastatico.
Al 2 giugno 2026 erano stati trattati complessivamente 193 pazienti. Per l’analisi di efficacia nello SCLC erano valutabili 71 pazienti: 1 ha ottenuto una risposta completa, 49 una risposta parziale e 16 una stabilizzazione della malattia.
Il tasso di risposta obiettiva (ORR) è risultato del 70,4%, mentre il disease control rate ha raggiunto il 93%.
Particolarmente interessante è l’attività osservata nelle diverse linee terapeutiche: l’ORR è stata del 92,3% in prima linea, del 77,3% in seconda linea e del 52,4% nei pazienti trattati in terza linea o successive.
Un altro segnale interessante riguarda i pazienti precedentemente esposti a farmaci diretti contro DLL3, nei quali la combinazione ha ottenuto un ORR del 70%.
Segnali precoci anche dal DNA tumorale circolante
I ricercatori hanno valutato anche le modificazioni del DNA tumorale circolante (ctDNA) come indicatore precoce dell’attività antitumorale.
Tra i pazienti valutabili, il 96% ha mostrato una riduzione confermata del ctDNA rispetto al basale al giorno 1 del terzo ciclo e nel 39% dei casi il ctDNA non era più rilevabile.
Sono dati esplorativi, ma coerenti con l’elevata attività radiologica osservata con la combinazione.
Profilo di sicurezza gestibile
Durante la fase di escalation della dose non sono state osservate tossicità dose-limitanti.
Gli eventi avversi correlati al trattamento sono stati riportati nel 75,6% dei pazienti, mentre quelli di grado 3 o superiore hanno interessato il 23,3%.
Gli eventi più frequenti sono stati principalmente di tipo gastrointestinale ed ematologico e, nella maggior parte dei casi, di grado 1 o 2. Nel complesso, gli sperimentatori hanno definito il profilo di sicurezza della combinazione gestibile.
«L’attività precoce osservata con pumitamig più elfetabart drozuntecan è incoraggiante, comprese le risposte ottenute nelle diverse linee di trattamento dello SCLC», ha spiegato Adam Schoenfeld, del Memorial Sloan Kettering Cancer Center di New York, presentando lo studio. I risultati, insieme al profilo di sicurezza, supportano secondo gli autori l’ulteriore sviluppo clinico della combinazione.
Una nuova strategia per lo SCLC
Il dato è particolarmente interessante perché lo SCLC resta una delle forme più aggressive di tumore polmonare, caratterizzata da una rapida progressione e dalla frequente comparsa di resistenza ai trattamenti.
La strategia BNT324-01 cerca di affrontare contemporaneamente tre differenti componenti della biologia tumorale: checkpoint immunitario PD-L1, angiogenesi mediata da VEGF-A e antigene tumorale B7-H3.
I risultati devono comunque essere considerati preliminari: si tratta di uno studio di fase Ib/II, con un numero ancora limitato di pazienti e senza al momento dati maturi sulla durata delle risposte, sulla sopravvivenza libera da progressione o sulla sopravvivenza globale.
Il 70,4% di risposte complessive e soprattutto il 92,3% osservato in prima linea, tuttavia, rappresentano segnali che rendono questa combinazione una delle strategie sperimentali da seguire nello sviluppo dello SCLC.