Il Canada “entra” in Europa, Carney: “Un’alleanza creerebbe un faro per le altre democrazie”


L’atteso discorso al Parlamento Ue del premier canadese

Il primo ministro canadese Mark Carney vuole “una foresta transatlantica”, perché Canada ed Europa “non sono alleati opportunisti”. È scoppiato definitivamente l’amore diplomatico, con l’atteso discorso al Parlamento europeo a Strasburgo che segue la proposta della presidente della Commissione Ursula von der Leyen di rendere il Canada il primo “membro associato” del blocco. Trump non l’ha presa bene.

Carney ha aperto l’intervento richiamando i legami storici tra Europa e Canada, citando una frase di Goethe secondo cui “la libertà e la vita vanno guadagnate ogni singolo giorno”. Ha precisato: “Non una sola volta nel 1945, né nel 1956, né nel 1989. Ogni giorno, compreso questo”.

 

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Ha poi raccontato la storia del tenente canadese Leslie Miller che, durante la prima guerra mondiale, nel 1917 raccolse “una manciata di ghiande dal paesaggio europeo devastato”, le portò con sé in Ontario dove germogliarono in una foresta, alcuni esemplari della quale furono in seguito rimpatriati in Francia e ripiantati nel luogo d’origine. “Semi, valori, idee, scambi commerciali, persone e progresso sono stati trasportati avanti e indietro attraverso l’Atlantico per secoli”.

Ha quindi definito la natura del rapporto tra le due parti: “Non siamo alleati opportunisti. Non cerchiamo accordi a somma zero. Il nostro impegno per lo stato di diritto e la nostra incrollabile difesa della dignità umana, della libertà individuale e della democrazia condividono le stesse radici profonde, la stessa incrollabile dedizione”. Ha aggiunto che Canada ed Europa “non sono vincolati dalla geografia”, pur riconoscendo che “i nostri amici danesi sanno che condividiamo un confine di 3000 chilometri nell’Artico”, sottolineando che il legame tra i due è “un’affinità elettiva, scelta, rinnovata e proprio per questo più forte”.

Passando alle minacce attuali, Carney ha affermato che “le nostre società sono flagellate da nuove tempeste”, elencando “le perturbazioni causate dai cambiamenti climatici, l’erosione delle norme democratiche, la strumentalizzazione del commercio, l’indebolimento delle organizzazioni multilaterali su cui un tempo contavamo”. Ha osservato che “oggi è difficile conciliare sovranità e apertura“, segnalando che “l’integrazione economica viene ora strumentalizzata”, che “i dazi doganali vengono utilizzati per esercitare pressioni” e che “i meccanismi finanziari sono stati impiegati per la coercizione“. Insomma Trump, Trump e ancora Trump.

Ha inoltre criticato le piattaforme tecnologiche, affermando che esse “aspirano alla sovranità”, che “vogliono stabilire le regole di accesso” e “dettare le regole di regolamentazione e persino aggirarle”, oltre a voler “controllare i nostri dati, diffondere disinformazione e rubare l’infanzia ai nostri figli”.

“Questa combinazione è una tempesta furiosa. Un singolo albero cadrà. Una foresta no. E questo perché, sotto il suolo della foresta, le radici di una quercia si intrecciano con quelle delle piante vicine, scambiandosi sostanze nutritive, rafforzandosi a vicenda e creando un ecosistema resiliente e autosufficiente”.

Carney ha affermato che “il Canada e l’Unione Europea possono consolidare la nostra posizione per difendere i nostri valori, creando al contempo un quadro protettivo sotto il quale i nostri cittadini possano prosperare”, specificando che “si tratta di sovranità, della nostra capacità di vivere come desideriamo” e che “la sovranità richiede resilienza, la capacità di resistere agli shock”. Ha osservato che oggi la sovranità “va oltre la capacità di nutrirci, rifornirci di carburante e difenderci”, richiedendo “ora un accesso sicuro all’intelligenza artificiale, ai semiconduttori, ai minerali critici, ai sistemi di pagamento, alle tecnologie per l’energia pulita, ai vaccini, alle comunicazioni spaziali”, ambiti in cui, ha detto, “tutti noi abbiamo importanti lacune in queste capacità strategiche, e ognuno di noi deve fare affidamento su singole nazioni o singole aziende per colmarle”. Ha concluso il punto affermando che “colmare queste lacune non è possibile da soli, ma è assolutamente realizzabile”, e che “nel complesso, il Canada e l’Europa sono entrambi forti. Insieme, l’Europa e il Canada sono più forti”.

Il primo ministro canadese ha poi invitato i Paesi a essere “audaci e ponderati” nella formazione delle proprie alleanze e a “non lasciarsi intimorire dalla presunta entità del compito”, aggiungendo che “così come il dominio è l’arroganza dell’egemone, la perfezione è nemica del bene” e che “il potere dei potenti e un rapporto di sfruttamento crollano ben prima che si raggiunga la completa indipendenza”, perché “la diversità conferisce un vantaggio” e “l’obiettivo non è l’autosufficienza, ma la resilienza collettiva”.

Descrivendo i rispettivi contributi delle due parti, Carney ha detto che l’Europa “apporta così tante cose: potere di mercato, profondità di ricerca, produzione avanzata, capacità e volontà di stabilire standard che il mondo adotta frequentemente, una base industriale della difesa che viene ricostruita a ritmo serrato”, mentre “il Canada apporta energia su vasta scala e in ogni forma necessaria alla transizione”. Ha aggiunto che il Paese dispone “di una delle più grandi riserve mondiali di minerali critici, di profonde competenze nel settore spaziale, dell’intelligenza artificiale e della tecnologia quantistica”, oltre a “uno dei sistemi bancari più solidi e uno dei capitali pensionistici più qualificati”, e a “una geografia artica unica” con “accesso privilegiato alle reti sia atlantiche che pacifiche”. Ha osservato che “laddove i nostri punti di forza differiscono, si completano laddove si sovrappongono. Creano una dimensione maggiore. Dovremmo costruire sui reciproci punti di forza in modo deliberato, sistematico e rapido”.

Sul piano climatico, ha ammesso che “l’ecosistema che abbiamo costruito non è ancora all’altezza della ferocia dei cambiamenti climatici, né si sta evolvendo abbastanza velocemente da eguagliare la velocità degli sconvolgimenti”. Ha poi accolto la proposta di von der Leyen sull’associazione del Canada all’UE, citando sondaggi secondo cui “la stragrande maggioranza dei canadesi è favorevole a legami molto più stretti con l’Europa”.

Entrando nel dettaglio delle proposte, Carney ha affermato che Canada ed Europa “dovrebbero garantire la propria autonomia strategica attraverso una profonda cooperazione in tutta la gamma delle capacità strategiche, tra cui minerali critici, difesa, capacità industriale, intelligenza artificiale e calcolo, energia, sicurezza, spazio e pagamenti”. Ha auspicato che le due parti “si muovano verso un commercio digitale senza soluzione di continuità di beni non agricoli e di una vasta gamma di servizi”, oltre a legami più profondi tra le persone, “consentendo ai nostri giovani di lavorare, studiare e vivere dove desiderano”, suggerendo in particolare l’adesione del Canada al programma di scambio Erasmus+ e al programma di ricerca Horizon.

Sui materiali critici, ha sostenuto che il Canada potrebbe contribuire all’accesso alle risorse, essendo “tra i principali produttori dei dieci materiali più essenziali per la transizione energetica”. Ha inoltre indicato la possibilità di sostenere la sicurezza energetica europea attraverso GNL e idrogeno “su larga scala per sostenere la sicurezza energetica dell’Europa, anche sviluppando e sfruttando nuove infrastrutture portuali nel nostro Alto Nord e sulla nostra costa orientale”, oltre a una “condivisione della sovranità” su capacità di calcolo, intelligenza artificiale e trasparenza, e a una maggiore integrazione dei servizi finanziari.

Carney ha comunque voluto delimitare la portata della proposta: “Voglio essere preciso su ciò che non sto proponendo. Non sto proponendo un terzo blocco per diventare un grande rivale in termini di potere, ma solo con modi migliori”. Ha aggiunto: “Non cerchiamo il potere per dominare gli altri. Al contrario, perseguiamo la resilienza. Pertanto nessuno, nessuno può controllare i nostri mercati aperti, compromettere la nostra sovranità, minacciare la nostra integrità territoriale o minare le nostre libertà, le nostre democrazie, il nostro stato di diritto”.

Nel passaggio conclusivo, ha affermato che “un’alleanza tra Canada e UE creerebbe un faro per le altre democrazie, un’alleanza non definita da ciò a cui ci opponiamo, ma da ciò che sosteniamo: libertà, solidarietà, prosperità e sostenibilità”, descrivendola come “un’alleanza che rafforzi la nostra capacità di agire in base a ciò che ci permette di fare; un’alleanza che consenta ai nostri cittadini di agire in autonomia; un’alleanza sufficientemente forte da impedire a chiunque di dettare le nostre scelte, e sufficientemente aperta da permettere ad altri di aderire; un’alleanza fondata su principi solidi, la cui forza rafforzi il diritto internazionale anziché cercare di sostituirlo”.

Carney ha chiuso il discorso con un appello a “rafforzare queste radici, ampliare questa chioma e far crescere una foresta transatlantica sotto la quale i nostri cittadini possano prosperare come persone libere su un suolo libero, ogni singolo giorno”.