Nepal, oltre 700 i morti dell’alluvione. Individuata l’ultima posizione di Marco Ratto


Nepal, si aggrava il bilancio: oltre 700 i morti. Individuata l’ultima posizione di Marco Ratto. Le autorità hanno iniziato sepolture di massa di centinaia di vittime non identificate i cui corpi avevano iniziato a decomporsi per la permanenza in acqua

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Continua a crescere inesorabile il bilancio delle vittime della violenta alluvione che mercoledì scorso ha colpito il distretto di Rasuwa, tra Nepal e Tibet. L’ultimo bollettino – in continuo aggiornamento – parla di 752 corpi recuperati. A questi si aggiungono altre 16 persone che hanno perso la vita Tibet, per un totale di 768. Sono più di 3mila, invece, i dispersi: in Nepal sono quasi 2.500 le persone di cui non si hanno notizie, altre 546 in Tibet. Sono 239 i feriti e 8730 i cittadini salvati. Tra questi una bimba di 6 anni sopravvissuta tre giorni sotto le macerie della sua abitazione.

INDIVIDUATA L’ULTIMA POSIZIONE DI MARCO RATTO

Come riferisce SkyTg24, è stata individuata l’ultima posizione di Marco Ratto, il gioielliere di Rapallo disperso dopo la devastante alluvione: si trovava a Timuré, nel distretto di Rasuwa, la sera del 25 agosto, alla vigilia della piena che ha travolto l’area al confine con il Tibet. “La ricostruzione emerge dall’incrocio delle informazioni diffuse dalla Leaf Holidays Treks & Expeditions, l’agenzia nepalese che organizzava il viaggio di Ratto, e dalla Trekking Agencies’ Association of Nepal, l’associazione di categoria delle agenzie di trekking nepalesi, di cui Leaf Holidays fa parte. Leaf Holidays ha pubblicato un appello per i 55 membri del gruppo dispersi, accompagnato dalle fotografie e dai nomi delle persone di cui non si avevano più notizie”, scrive il sito di news. Nel materiale diffuso compare anche Marco Ratto, indicato come l’unico italiano della comitiva.

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MOLTI CORPI IN DECOMPOSIZIONE: “PIÙ DELLA METÀ SONO IRRICONOSCIBILI”

Come riferisce Reuters, le autorità nepalesi hanno dato inizio alle sepolture di massa di centinaia di vittime non identificate i cui corpi avevano iniziato a decomporsi a causa della permanenza in acqua. Stanno fotografando i corpi, raccogliendo campioni di DNA e registrando i dettagli identificativi nella speranza che le famiglie possano ancora identificare i parenti dopo la sepoltura.

“Tra i corpi che abbiamo recuperato finora, più della metà sono irriconoscibili”, ha dichiarato a Reuters l’agente di polizia Anil Thapa. “Molti non hanno il volto visibile. In alcuni casi, rimangono solo mani o gambe; in altri, sono presenti solo parti del corpo. In molti casi, manca più della metà della testa”, ha spiegato.

L’ESPERTO LANCIA L’ALLARME PER L’ACQUA CONTAMINATA: “REALE IL PERICOLO DI UN’EPIDEMIA”

Sudarshan Neupane, direttore di WaterAid Nepal, ha espresso alla Cnn forte preoccupazione per la possibilità che l’acqua contaminata dai corpi in decomposizione possa diffondere epidemie, aggravando la situazione già tragica. “La preoccupazione principale è che l’acqua sporca possa diffondere malattie, quindi le persone hanno bisogno di acqua pulita per bere e lavarsi il prima possibile, insieme a un aiuto urgente per coloro che sono ancora bloccati”, ha detto Neupane. “È inoltre reale il pericolo di un’epidemia a causa dei corpi in decomposizione e degli animali, come abbiamo visto in altre catastrofi”, ha aggiunto.

UNA NUOVA FRANA

Nelle ultime ore, le operazioni di soccorso sono state ostacolate da una nuova frana individuata a valle della diga naturale formatasi dopo la devastante alluvione al confine tra Nepal e Cina: sta provocando un ulteriore accumulo di acqua. Le autorità hanno ordinato il trasferimento in una zona sicura delle squadre di soccorso impegnate nei pressi del valico di Gyirong.

FONTE: AGENZIA DI STAMPA DIRE (WWW.DIRE.IT)