Francia, ex funzionario pubblico ha drogato 250 donne per farle urinare addosso davanti a lui


Christian Nègre è ora in attesa di processo, dopo una lunga indagine. Deve rispondere di somministrazione di droghe, violazione della privacy e violenza sessuale

Un colloquio di lavoro, un caffè dal sapore strano, un bisogno impellente e inspiegabile di urinare per strada. È il 2011 quando Anais de Vos, allora 27enne, vive quella che oggi riconosce come un’aggressione chimica durante un incontro con Christian Nègre, alto funzionario del Ministero della Cultura francese. “Ero davvero debole. Non sentivo quasi più le gambe”, racconta. “Ero spaventata. Non capivo cosa stesse succedendo.” Anais è oggi una delle quasi 250 donne che accusano Nègre di averle drogate tra il 2009 e il 2018, in quella che viene definita “sottomissione chimica”, un fenomeno diventato tristemente noto in Francia dopo il caso Pelicot del 2024.

Il racconto di Anaïs segue uno schema che si ripete quasi identico in decine di testimonianze: passeggiate suggerite da Nègre subito dopo il colloquio, un bisogno urgente e crescente di urinare, la ricerca disperata di un bagno, l’umiliazione finale. Anaïs finì per bagnarsi vicino al Louvre, dopo tre ore trascorse con l’uomo. Non ottenne il lavoro, e per anni pensò semplicemente di essersi sentita a disagio senza sapere perché.

La svolta arriva nel 2019, quando la polizia la contatta: sul computer di Nègre era stato trovato un foglio elettronico intitolato “Esperimenti P”, con nomi, orari, tempi di reazione al diuretico e persino il tipo di biancheria intima indossata dalle presunte vittime.

Marie-Hélène Brice, intervistata da Nègre a Strasburgo nel 2016, racconta una dinamica quasi identica: una passeggiata lungo un canale, il bisogno impellente, l’umiliazione di urinare in pubblico sotto lo sguardo dell’uomo. “Sono stata aggredita, sono stata ubriaca, sono stata avvelenata, ma per me si tratta indubbiamente di violenza sessuale”, dice.

L’indagine su Nègre, oggi sessantenne, è partita nel 2018 dopo che un collega lo sorprese a fotografare una donna da sotto un tavolo. Licenziato dal ministero nel 2019, l’uomo è ora sotto indagine formale per somministrazione di droghe, violazione della privacy e violenza sessuale, in attesa di processo.

La deputata Sandrine Josso, lei stessa vittima di un caso simile, ha promosso un programma pilota che consente analisi tossicologiche senza denuncia formale. Ma i limiti restano evidenti: i diuretici, se non cercati subito, scompaiono rapidamente da sangue e urina. Il professor Jean-Claude Alvarez, che coordina il progetto, parla di un caso “molto insolito” in 26 anni di carriera.

 

FONTE: AGENZIA DI STAMPA DIRE (WWW.DIRE.IT)