Per AstraZeneca l’acquisizione di Zegfrovy rappresenta un tassello strategico nell’espansione del proprio portafoglio dedicato ai tumori polmonari guidati da mutazioni di EGFR
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AstraZeneca continua a rafforzare la propria leadership nel carcinoma polmonare non a piccole cellule (NSCLC) con mutazione di EGFR, annunciando un accordo di licenza esclusiva globale con la biotech cinese Dizal Pharmaceutical per Zegfrovy (sunvozertinib), un inibitore orale irreversibile del recettore del fattore di crescita epidermico (EGFR).
L’intesa ha un valore potenziale complessivo di 1,5 miliardi di dollari, di cui 600 milioni saranno versati immediatamente, mentre altri 900 milioni sono legati al raggiungimento di traguardi clinici, regolatori e commerciali. Dizal riceverà inoltre royalty progressive sulle vendite mondiali del farmaco. L’operazione dovrebbe concludersi nella seconda metà del 2026, previa autorizzazione delle autorità competenti.
Zegfrovy (sunvozertinib) è un farmaco a bersaglio molecolare appartenente alla classe degli inibitori della tirosin-chinasi del recettore EGFR (EGFR-TKI). Si assume per via orale, una volta al giorno, ed è stato progettato specificamente per trattare il carcinoma polmonare non a piccole cellule (NSCLC) con mutazioni di inserzione dell’esone 20 del gene EGFR (EGFR exon 20 insertion).
Una nuova arma contro una mutazione difficile da trattare
Zegfrovy è già approvato negli Stati Uniti e in Cina per il trattamento di pazienti adulti con NSCLC localmente avanzato o metastatico caratterizzato da mutazioni di inserzione dell’esone 20 di EGFR, dopo progressione della malattia in seguito a chemioterapia a base di platino. Si tratta di una sottopopolazione di pazienti con importanti bisogni clinici ancora insoddisfatti, per i quali le opzioni terapeutiche mirate sono limitate.
Il gene EGFR (Epidermal Growth Factor Receptor) codifica per un recettore presente sulla superficie delle cellule che, quando viene attivato, stimola la proliferazione, la sopravvivenza e la migrazione cellulare.
In circa il 10-15% dei tumori del polmone non a piccole cellule nei pazienti occidentali (e fino al 40% in quelli asiatici), il gene EGFR è mutato. Le mutazioni più comuni (delezione dell’esone 19 e L858R) rispondono molto bene ai TKI di prima, seconda e terza generazione, come osimertinib.
Le mutazioni di inserzione dell’esone 20, invece, rappresentano circa il 2-4% di tutti i NSCLC (pari a circa il 10-12% delle mutazioni di EGFR) e sono particolarmente problematiche perché modificano la struttura del recettore rendendolo intrinsecamente resistente alla maggior parte degli EGFR-TKI tradizionali.
Come agisce sunvozertinib?
Sunvozertinib è stato progettato per superare proprio questa resistenza.
Il farmaco:
- si lega in modo irreversibile al dominio tirosin-chinasico di EGFR;
- blocca selettivamente le forme mutate del recettore, in particolare quelle con inserzione dell’esone 20;
- interrompe la cascata di segnali intracellulari (RAS/MAPK, PI3K/AKT e JAK/STAT) che stimolano la crescita e la sopravvivenza delle cellule tumorali;
- induce così l’arresto della proliferazione e la morte delle cellule neoplastiche.
Una caratteristica importante è che è stato progettato per avere una maggiore selettività verso EGFR mutato rispetto a EGFR normale. Questo significa che riesce a mantenere una buona attività antitumorale limitando, almeno in parte, gli effetti indesiderati tipici degli inibitori di EGFR, come rash cutaneo e diarrea, pur non eliminandoli completamente.
Perché è importante?
L’arrivo di sunvozertinib è rilevante perché fino a pochi anni fa i pazienti con mutazioni EGFR exon 20 insertion avevano pochissime opzioni terapeutiche efficaci.
Oggi sono disponibili approcci specifici, tra cui:
- sunvozertinib (Zegfrovy), terapia orale;
- amivantamab (Rybrevant), anticorpo bispecifico somministrato per infusione endovenosa.
La possibile approvazione di sunvozertinib in prima linea potrebbe ampliare ulteriormente le opzioni terapeutiche, offrendo un trattamento mirato completamente orale, un aspetto che può rappresentare un vantaggio sia per i pazienti sia per l’organizzazione dell’assistenza.
Obiettivo: conquistare anche la prima linea
L’accordo arriva in un momento particolarmente favorevole per il farmaco. Dizal ha infatti recentemente presentato alle autorità regolatorie statunitensi e cinesi la domanda di estensione dell’indicazione all’impiego in prima linea, sostenuta dai risultati positivi dello studio internazionale di fase III WU-KONG28.
Lo studio, presentato come Late Breaking Abstract al congresso ASCO 2026 e pubblicato contemporaneamente sul New England Journal of Medicine, ha dimostrato che sunvozertinib prolunga significativamente la sopravvivenza libera da progressione rispetto alla chemioterapia standard nei pazienti con NSCLC e mutazione EGFR exon 20 insertion non precedentemente trattati. In particolare, la progression-free survival mediana è risultata pari a 10,3 mesi contro 7,5 mesi con la chemioterapia, mentre i dati di sopravvivenza globale sono ancora immaturi.
Sulla base di questi risultati, sia la Fda sia l’autorità regolatoria cinese hanno già concesso al farmaco la Breakthrough Therapy Designation per questa indicazione.
Una sfida diretta ad amivantamab
Se l’approvazione in prima linea verrà concessa, Zegfrovy entrerà in competizione diretta con amivantamab di Johnson & Johnson, anticorpo bispecifico già autorizzato dalla FDA in associazione alla chemioterapia per il trattamento iniziale dei pazienti con NSCLC portatori della stessa mutazione. La disponibilità di una terapia completamente orale potrebbe rappresentare un elemento differenziante importante nella pratica clinica.
Rafforzata la leadership di AstraZeneca nel tumore del polmone
Per AstraZeneca l’acquisizione di Zegfrovy rappresenta un tassello strategico nell’espansione del proprio portafoglio dedicato ai tumori polmonari guidati da mutazioni di EGFR, che già comprende diverse terapie mirate.
«AstraZeneca è leader nel trattamento del tumore del polmone con mutazioni di EGFR e siamo entusiasti di aggiungere Zegfrovy al nostro portafoglio di farmaci innovativi», ha dichiarato Dave Fredrickson, Executive Vice President della divisione Oncology Haematology dell’azienda. «Con questo accordo porteremo una terapia orale differenziata a pazienti che oggi dispongono di opzioni terapeutiche limitate in tutto il mondo».
Soddisfazione anche da parte di Dizal. «Zegfrovy è l’unica terapia orale mirata approvata sia negli Stati Uniti sia in Cina per i pazienti con NSCLC e mutazione EGFR exon 20 insertion dopo precedente terapia sistemica», ha sottolineato Xiaolin Zhang, CEO della società. «Grazie alla presenza globale di AstraZeneca, questa innovazione scoperta e sviluppata in Cina potrà raggiungere un numero molto più ampio di pazienti».