“Confide” di Vandy: un’occasione per non essere estranei


“Confide”: un’occasione per non essere estranei. La nuova intuizione rock di Vandy ha il coraggio necessario per accorciare le distanze

vandy cover

Confide, il nuovo singolo di Vandy, affonda le radici in un rock autentico e passionale, mescolando la vibrante energia della sua chitarra a suggestioni elettroniche. Un brano nato istintivamente che ricerca motivi validi per fidarsi di qualcuno.

Ci sono canzoni che albergano da sempre dentro i loro autori: Confide è una di queste. Sviluppata a partire da un riff di chitarra scoperto casualmente, il singolo si sviluppa con una naturalezza sorprendente. L’anima del brano è definita dalla sua spontaneità, la quale conserva il fascino delle composizioni nate senza filtri e sovrastrutture, come se tutto fosse già stato scritto nell’inconscio di Vandy.

La melodia che accompagna strofe e ritornello fuoriesce dalle corde di una Gibson SG con humbucker in grado di darle un timbro caldo e sostanzioso. A completare la tensione atmosferica intervengono degli arpeggi e dei synth ispirati alle produzioni dei Muse, i quali influenzano in parte anche il cantato dell’artista, in cui le parole si trascinano come sabbia nel deserto. Il finale della canzone è un’intuizione condivisa in studio con Stefano Bedini e Omar Calia: il brano si chiude su un accordo abbassato di un semitono amplificando la sensazione di irresolutezza del brano.

Al centro del testo c’è una riflessione sulla fiducia e sulle connessioni fugaci che attraversano la nostra quotidianità. Ogni giorno entriamo in contatto con persone con cui non condividiamo realmente nulla e che potenzialmente non rivedremo mai più: sconosciuti seduti accanto a noi in un treno, dietro una cassa o all’altro capo del telefono. Eppure, per instaurare anche il più piccolo contatto umano, serve sempre qualcosa che rompa la distanza, quel fragile ponte che permette di abbassare le difese e concedere fiducia. Il ritornello, racchiuso nella richiesta “Give me a reason to confide“, diventa così l’emblema di una ricerca costante e universale: trovare un motivo per credere negli altri, anche quando tutto si esaurisce così in fretta.