Il tribunale di Firenze omologa il piano di salvataggio per l’artista toscano Massimo Ceccherini, sommerso dai debiti da gioco
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La fine di un incubo finanziario e personale si consuma nelle aule del tribunale di Firenze. Massimo Ceccherini, storico attore e sceneggiatore toscano, ha siglato una pace definitiva con l’erario e con le banche, chiudendo un contenzioso che lo vedeva esposto per un buco colossale da quasi un milione e 400 mila euro. Una voragine accumulata negli anni a causa della dipendenza dal gioco d’azzardo, che aveva progressivamente consumato i guadagni della sua attività artistica portandolo al mancato pagamento delle imposte dovute.
IL GIALLO DELLA DONAZIONE DI GARRONE E IL MECCANISMO DEL CONCORDATO
A permettere all’artista di voltare pagina è stata l’omologazione di un istituto giuridico specifico: il “concordato minore con assuntore”. Questa procedura, prevista per le situazioni di grave sovra-indebitamento, consente di ripianare i debiti grazie all’intervento economico di un soggetto terzo. Nel decreto del giudice, l’architettura del piano poggia su una provvidenziale donazione di 300 mila euro. Sebbene le carte dei magistrati fiorentini contengano riferimenti che portano in modo diretto a Matteo Garrone — con cui Ceccherini ha firmato la sceneggiatura del film Io Capitano —, il regista, contattato da Repubblica, ha seccamente smentito ogni coinvolgimento nella vicenda.
Grazie a questo apporto finanziario esterno, la restante parte del debito è stata drasticamente rimodulata: l’attore dovrà ora versare 500 euro al mese per un periodo complessivo di 4 anni, estinguendo così definitivamente ogni pendenza con i creditori.
LA DIAGNOSI AL SERD: ESCLUSA LA “COLPA GRAVE”
Nel ricostruire il cammino del comico toscano, il giudice si è soffermato sulla sofferta vicenda clinica dell’artista. Un percorso di recupero intrapreso grazie al decisivo sostegno della compagna, che ha spinto Ceccherini a rivolgersi al Serd (Servizio per le Dipendenze), dove i medici gli hanno formalmente diagnosticato il disturbo del gioco d’azzardo.
Proprio la natura medica e documentata della patologia ha spinto il tribunale a escludere la “colpa grave” nel dissesto finanziario. Per i magistrati, la crisi economica ha avuto origine esclusivamente da una condizione clinica che ha gravemente compromesso la capacità di autodeterminazione dell’attore nelle sue scelte economico-finanziarie, escludendo così dolo o negligenza grave.
FONTE: AGENZIA DI STAMPA DIRE (WWW.DIRE.IT)