Australia nuovo paradiso della droga mondiale: ne consumano di più e la pagano il doppio


L’Australia è il nuovo paradiso della droga mondiale. E’ di gran lunga il mercato più redditizio: ne consumano di più e la pagano il doppio. E i cartelli sudamericani l’hanno capito

Cocaina droghe

Una sparatoria a Ho Chi Minh City, due sospettati arrestati vicino al confine cambogiano, una vittima che barcolla sul marciapiede di un ristorante affollato. Lorenzo Lemalu, 24 anni, membro di spicco del Cartello del Cocco australiano, è morto così, a migliaia di chilometri da Sydney, in una città che con la sua guerra non aveva niente a che fare. Un episodio lontano geograficamente, ma perfettamente coerente con la logica di un conflitto che si combatte ormai su scala globale. Lo racconta la Cnn.

Il Cartello del Cocco è uno dei protagonisti della faida che da oltre un anno e mezzo insanguina i sobborghi occidentali di Sydney. Sparatorie contro le abitazioni dei rivali, auto e negozi incendiati, rapimenti, omicidi, famiglie terrorizzate. Il gruppo – il cui nome rovescia ironicamente un’offesa storica subita dalle comunità delle Isole del Pacifico – ha acceso la miccia della guerra con la famiglia criminale di Alameddine nei primi mesi del 2024, in una disputa nata da questioni di pagamento con i precedenti datori di lavoro. Da allora, l’escalation non si è mai fermata.

Il motore economico di tutta questa violenza è il mercato della droga australiano e neozelandese, il più redditizio al mondo per cocaina e metanfetamine. Il prezzo al grammo sul mercato nero è lì più alto che in qualsiasi altra parte del pianeta, e la domanda non accenna a diminuire: secondo l’UNODC, nel 2024 oltre il 4% della popolazione in età adulta dei due paesi ha consumato cocaina, un tasso più che doppio rispetto agli Stati Uniti e all’Europa. Una condizione che ha trasformato l’Oceania in un obiettivo privilegiato per i grandi cartelli del Sud America, che riforniscono il mercato percorrendo quella che viene ormai chiamata l’”autostrada della droga del Pacifico”, una rotta che attraverso Fiji, Isole Salomone e altri arcipelaghi dispersi nell’oceano porta i carichi fino alle coste australiane, spesso a bordo di imbarcazioni semisommergibili difficili da individuare.

I segnali di un’intensificazione del traffico sono inequivocabili. Dall’inizio del 2026, nella regione del Pacifico sono state sequestrate 17 tonnellate di stupefacenti, un quantitativo tre volte superiore a quello dell’intero anno precedente. Il sequestro più grande nella storia australiana, 2,7 tonnellate di cocaina, abbastanza per tre milioni di vendite al dettaglio, è avvenuto proprio questa settimana, trovate interrate in secchi sotto container in una proprietà alla periferia di Sydney. La pista investigativa aveva preso avvio in Queensland, dove un incendio a un camion aveva portato al ritrovamento casuale di quaranta chili di droga in mare, e si era poi estesa fino alle Isole Salomone, dove una nave mercantile battente bandiera del Belize è stata intercettata con il suo carico.

Il fenomeno che preoccupa di più le autorità, tuttavia, non è la quantità di droga che circola, ma la struttura sempre più giovane e diffusa del reclutamento criminale. La polizia del Nuovo Galles del Sud segnala un numero crescente di adolescenti – anche ragazze di diciassette e diciotto anni – coinvolti in omicidi, sorveglianza di obiettivi armati, trasporto di armi. I giovani vengono attratti nelle reti criminali attraverso i social media e le reti di coetanei, con la promessa di denaro facile o anche solo di un senso di appartenenza. Spesso non sanno nemmeno per chi lavorano né chi siano le loro vittime designate.

FONTE: AGENZIA DI STAMPA DIRE (WWW.DIRE.IT)